Trump vuole in squadra David Gelernter, il gran bastonatore del conformismo accademico

Lo scienziato e l’accusa di anti intellettualismo del Washington Post quando The Donald ha preso a considerarlo per il ruolo di consigliere scientifico, e la cosa non è andata giù all’indignata comunità accademica

Trump vuole in squadra David Gelernter, il gran bastonatore del conformismo accademico

Donald Trump (foto LaPresse)

New York. Per qualche ragione nemmeno troppo oscura il Washington Post definisce David Gelernter uno “scienziato fieramente anti intellettualista”, un’etichetta curiosa per un informatico di Yale che è stato pure bersaglio della follia luddista di Unabomber. Una delle sue lettere esplosive nel 1993 gli ha fatto perdere una mano e l’uso di un occhio. Gelernter è diventato all’improvviso un pericoloso anti-intellettualista quando Donald Trump ha preso a considerarlo per il ruolo di consigliere scientifico, e la cosa non è andata giù all’indignata comunità accademica.

 

Il professore è un’autorità in materia di calcolo computazionale e ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della computazione parallela negli anni Ottanta. Il suo sistema di programmazione è stato un passo fondamentale nel suo campo e lui, nerd dotato di ironia, lo ha chiamato Linda, in onore della pornostar di Gola Profonda, Linda Lovelace. Un altro gruppo di ricerca aveva chiamato Ada un precedente sistema computazionale, dedicandolo molto più seriosamente alla matematica inglese Ada Lovelace. Le credenziali, insomma, non gli mancano. Ciò che è intollerabile è che Gelernter è un critico del consenso liberal che domina i campus americani, bastona con voluttà i dettami del politicamente corretto, guasta la festa del mainstream che è rimasto intrappolato nella chiusura della mente americana e che pure s’atteggia ad avanguardia  intellettuale.

 

Il suo libro “America-Lite: How Imperial Academia Dismantled Our Culture” è un vademecum per orientarsi nel mondo delle élite intellettuali globalizzate che hanno eroso il carattere nazionale, nonché una guida per capire com’è avvenuta la metamorfosi dell’università americana da luogo del sapere a luogo dell’indottrinamento. Generazioni di professori dagli anni Quaranta hanno sistematicamente scelto i loro successori in base alla linea politica, garantendo un meccanismo di cooptazione ideologica più che scientifica, sostiene Gelernter con le argomentazioni solide di uno scienziato. Qualche recensore zelante ha furbescamente scambiato la critica agli intellettuali che dominano la scena da decenni con una critica all’uso dell’intelletto tout court, e analogamente le sue osservazioni sull’aumento dei professori ebrei – tendenza liberal e cosmopolita – sono state contrabbandate per l’antisemitismo di un self-hating jew. Se si aggiunge che ha avanzato dubbi sull’origine umana dei cambiamenti climatici, farne una parodia del trumpismo più becero non era difficile. Gelernter, tuttavia, ha dato un endorsement tutt’altro che entusiasta al presidente eletto, procedendo per logica del male minore. Hillary Clinton, ha scritto, è “falsa come una banconota da tre dollari”, l’unico modo per opporsi alla stessa ideologia che ha trasformato i templi della ricerca in fabbriche del conformismo è votare il suo avversario, turandosi il naso. E’ riuscito lo stesso a diventare uno spaventapasseri anti intellettualista.

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