Politici inglesi contro il ricatto preventivo dell'Europa

Boris Johnson accusa l'Ue di pensare a "pestaggi punitivi" in stile nazista contro la Gran Bretagna come vendetta per il divorzio dall’Unione. Juncker: "Vogliamo un accordo equo per entrambe le parti"

Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson

Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson (foto LaPresse)

All'indomani del discorso con il quale Theresa May ha indicato il suo piano per la Brexit e l’intenzione di uscire dal mercato unico europeo, i commenti politici si fanno più tesi. Boris Johnson accusa l'Ue di considerare la possibilità di "pestaggi punitivi" in stile nazista contro la Gran Bretagna come vendetta per il divorzio dall’Unione. E in un intervento sul Daily Telegraph, il capo del Foreign Office rimarca i vantaggi che a giudizio del governo deriveranno dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e dal mercato unico. Gli altri paesi, scrive Johnson, "stanno già facendo la fila" per siglare trattati commerciali con Londra dopo l'uscita dall'Unione. 


 
Il ministro degli Esteri britannico ha evocato il periodo più buio della storia recente della Francia per respingere l’ipotesi espressa da un consigliere di Hollande, Jacques Audibert, che la Gran Bretagna non debba aspettarsi migliori rapporti commerciali al di fuori dell'Europa di quelli di cui gode oggi. Durante una conferenza a Delhi, Johnson ha dichiarato: “Hollande vuole somministrare una punizione a chi cerca di sfuggire dall’Ue, come in un film sulla seconda guerra mondiale. Non credo che sia la via giusta da seguire. Non è nell'interesse dei nostri amici e partner”.

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Nessuna risposta è arrivata dai funzionari francesi, ma quella di Parigi non è una voce isolata in Europa. Mercoledì scorso il primo ministro di Malta Joseph Muscat ha dichiarato all’Europarlamento: "Vogliamo un accordo equo per il Regno Unito. Ma l’accordo deve necessariamente essere inferiore a quello di cui godeva come membro". Hollande in ottobre aveva affermato che Londra avrebbe dovuto pagare un prezzo pesante per lasciare Bruxelles: "Ci deve essere una minaccia, ci deve essere un rischio, ci deve essere un prezzo".

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La Commissione Europea non ha "un atteggiamento ostile" nei confronti della Gran Bretagna, per quanto riguarda i prossimi negoziati sulla Brexit, ma mira solamente a raggiungere con Londra un accordo "equo", attraverso trattative che saranno comunque "molto difficili". A smorzare i toni è intervenuto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in conferenza stampa a margine della sessione plenaria a Strasburgo. "Ho avuto una conversazione telefonica con Theresa May ieri sera - ha spiegato Juncker - ho ripetuto ancora una volta che noi come Commissione e il nostro capo negoziatore Michel Barnier non abbiamo una posizione ostile. Vogliamo un accordo equo per la Gran Bretagna, ma anche per l'Ue”.

"Le nostre posizioni di base - ha concluso Juncker - sono le medesime: i negoziati partiranno dopo la notifica dell’articolo 50. Sarà un negoziato molto, molto difficile, perché la Gran Bretagna deve essere considerata come un Paese terzo, cosa alla quale non sono abituato. Faremo del nostro meglio”.

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