Londra fuori dal mercato unico, dice la May

Per il premier inglese l'Europa non è un’opportunità per un paese che vuole diventare globale e vuole “controllare il numero di immigrati che entrano”

Londra fuori dal mercato unico, dice la May

Il discorso di Theresa May sulla Brexit alla Lancaster House (Foto LaPresse)

Milano. Ce ne andiamo, ma restiamo amici, ha detto il premier inglese, Theresa May, agli europei. La collaborazione resterà, sulla sicurezza, sul commercio principalmente, abbiamo molto in comune, non siamo e non saremo nemici, ma il Regno Unito uscirà dal mercato unico europeo, vuole volare da solo, senza lacci, senza regolamentazioni eccessive, senza tribunali di giustizia non sovrani, è la premessa necessaria per una “Global Britain”. La May ha parlato a un pubblico di diplomatici, in una delle sale più celebri della storia britannica diventata famosa con la serie tv di Netflix “The Crown” (questa Lancaster House era Buckingham Palace nella fiction), e ha confermato quel che si diceva negli ultimi giorni: il mercato unico europeo non è un’opportunità per un paese che vuole diventare globale, ma soprattutto vuole “controllare il numero di immigrati che entrano” nel Regno. Gli europei l’avevano ripetuto fino allo sfinimento: l’Unione europea è fatta di quattro pilastri, libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e non si può scegliere una libertà soltanto, o tutte o nessuna. La May ha scelto nessuna e ai parlamentari che si lamentavano rumorosamente del fatto che il premier non avesse voluto parlare in aula ha concesso invece una grande occasione: la Camera dei Comuni e dei Lord avrà la possibilità di votare l’accordo raggiunto sulla Brexit.

 

Scandendo la sua visione con parecchi colpi di tosse, su uno sfondo bianco e rarefatto – solitudine pura: non poteva che essere così – la May si è ispirata al paper pubblicato dal think tank Policy Exchange “Clean Brexit”, firmato da Lord Lawson, il cancelliere dello Scacchiere della Thatcher, gran sostenitore dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, nella versione più liberale – contraria, per intenderci, rispetto a quella sognata dagli indipendentisti dell’Ukip e di Nigel Farage. “Clean” è la parola trovata all’ultimo minuto per sintetizzare il dibattito logoro su “hard” e “soft” Brexit e rilanciare invece una proposta che vuole il paese proiettato verso l’esterno nel modo più flessibile – e sfrontato – possibile.

 

La concessione più grande fatta agli elettori della Brexit – che hanno votato “con gli occhi aperti”, ha sottolineato May, come per dire: non è vero che gli inglesi si sono pentiti, volevano il divorzio dall’Ue, e lo avranno – è stata fatta sull’immigrazione: per essere davvero libero, il Regno Unito deve poter controllare il flusso degli immigrati, il numero e le qualità dell’immigrazione, in modo da continuare a essere una calamita per il resto del mondo, ma alle proprie condizioni. Che l’immigrazione fosse determinante per la Brexit era chiaro fin dal voto, e su questo terreno s’è costruita la proposta del governo inglese, che include in sé però un’apertura, commerciale e politica, che non era condivisa da tutti prima del voto. Nell’eterno rincorrersi di alternative per la Brexit, questa versione “clean” assomiglia certamente a quella definita da Boris Johnson e Michael Gove, i “traditori” di David Cameron e del suo azzardo europeista.

Il manifesto per la Brexit liberale lo firma una vecchia conoscenza

"Dobbiamo riprendere in mano e nostre politiche commerciali” dice Michael Gove

Dopo giorni di incertezze, con la sterlina nervosissima nella sua altalena e i dati sull’inflazione all’1,6 per cento, mentre May parlava i dati economici sono rimasti più o meno stabili, anzi il valore della valuta britannica si è apprezzato rispetto al dollaro. Questo non significa che le incertezze si siano dissipate: quando la May parla di accordi commerciali “anche con l’Unione europea” apre un mondo di tecnicismi rilevanti, sull’applicazione delle tariffe previste per i paesi al di fuori dell’Unione e sulla fattibilità di questi accordi. Mentre i Brexitologi cercavano di dare un’etichetta alla Brexit della May, pareva chiaro che quest’approccio cosiddetto “canadese” ha appena mostrato i suoi limiti nel caos sul deal commerciale tra Ue e Canada e più in in generale per quel che riguarda il grande ritorno del protezionismo. Con una ispirazione globalizzatrice molto positiva May ha voluto superare l’impasse dell’adesione al mercato unico con un balzo solo, lasciando ancora alcune questioni aperte. Dalle domande dei giornalisti presenti – molte fatte da reporter francesi – si sono sentiti, come se fossero presenti in sala, i musi lunghi degli europei.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni

    18 Gennaio 2017 - 18:06

    I miei sentimenti sono contrastanti. E lo sono anche le mie considerazioni su un piano più razionale. Sono dispiaciuto per l'abbandono del Regno Unito. Il popolo britannico ha dato molto alla storia dell'Europa a cominciare dalla prima dichiarazione dei diritti civili sino alla ferma determinazione nell'opporsi al nazi-fascismo. Su un piano razionale non posso che deprecare la sua uscita dall'Unione per vari motivi. Il Regno Unito era determinante nell'opporsi al predominio tedesco che da ora avrà vita molto più facile essendo Francia e Italia assai poco determinanti nel ruolo di contrappeso. Perdiamo inoltre uno dei paesi manifatturieri più potenti del pianeta e come UE perdiamo altresì 60 milioni di consumatori "ricchi". Cosa che ne fa diminuire l'importanza commerciale e industriale Non c'è nulla di cui rallegrarsi dunque e c'è molto di cui rammaricarsi.

    Report

    Rispondi

  • gianni.rapetti

    17 Gennaio 2017 - 14:02

    10, 100, 1000 Brexit finche' abbiamo questa UE parodia di un super-stato.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni Attinà

    17 Gennaio 2017 - 14:02

    Ma le condizioni sull'uscita della Brexit dovrebbe dettarle la commissione Ue e non certo la May.La Gran Bretagna sinora ha vissuto di tanti privilegi che bisognerebbe ricordare ai politici britannici, conservatori e laburisti.

    Report

    Rispondi

    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      17 Gennaio 2017 - 21:09

      Grazie al popolo inglese! Per aver avuto il coraggio, l'orgoglio e la classe dirigente necessari per rifiutare di contribuire alla creazione di un patetico deprimente e illiberale impero burocratico privo di anima, anti-americano, anti cristiano e anche piuttosto antisemita. Noi Italiani abbiamo ideato e fondato l'Europa Unita, ma per commerciare e vivere liberi e in pace, non per farci la guerra (finanziaria, morti inclusi) o per foraggiare due burocrazie al posto di una. Adesso che l'America si risveglia dal torpore masochista, la Germania abbasserà la cresta, e SPERIAMO che l'Italia assuma il ruolo che le spetta (UNICO PROBLEMA: riformare la giustizia, ché non siamo una Repubblica fondata sui Giudici !! Altrimenti, tra i due destini, è persino preferibile fare i sudditi della Merkel, consegnandole le chiavi di casa nostra.)

      Report

      Rispondi

Servizi