I giudici "salvano" i neonazi tedeschi: non dovranno sciogliersi

Il tribunale costituzionale federale respinge la richiesta di messa al bando del partito nazionaldemocratico tedesco (NPD): "Nessuna minaccia per la democrazia"

I giudici "salvano" i neonazi tedeschi: non dovranno sciogliersi

Una manifestazione del NPD (Foto tetedelacourse via Flickr)

Per la seconda volta in quindici anni è fallito il tentativo di mettere al bando il partito nazionaldemocratico tedesco (NPD). Con una sentenza resa nota questa mattina di fronte a un’aula gremita, il Tribunale costituzionale federale di Karlsruhe ha stabilito che il partito non rappresenta una minaccia concreta per la sopravvivenza della democrazia tedesca e non può dunque essere vietato. Pur perseguendo obiettivi anticostituzionali, spiegano i giudici tedeschi, la NPD non sarebbe materialmente in grado di attuarli, non essendosi affermato come forza politica stabile né a livello locale, né tantomeno a livello federale.

 

Il partito, fondato nel 1964 e presente fino al 2016 nel solo Land del Meclemburgo, incarna gli ideali del revanscismo nazionalista e del nazionalismo etnico, tanto che i suoi esponenti non hanno mai fatto mistero di simpatie per il già disciolto partito nazionalsocialista.

 

Già nei primi anni successivi alla nascita della Repubblica federale, il Tribunale costituzionale federale era stato chiamato a giudicare sulla costituzionalità del partito socialista del Reich (SRP), nato nel 1949 con l’obiettivo di aggirare il divieto di ricostituire il partito nazista. In quel caso, risalente al 1952, il Tribunale giudicò il partito come associazione contraria all’art. 21 della Legge fondamentale, il quale stabilisce che l’ordinamento interno dei partiti deve corrispondere ai principi fondamentali della democrazia, mentre quei partiti che per le loro finalità o per il comportamento dei loro aderenti si prefiggono di danneggiare od eliminare l'ordinamento fondamentale democratico e liberale o di minacciare l'esistenza della Repubblica Federale Tedesca, sono incostituzionali. Per indicare tutti quegli ordinamenti che pongono dei limiti alla costituzione di partiti politici rispetto agli obiettivi perseguiti si è coniata l’espressione di “democrazie protette”. A differenza della Germania (ma anche di Grecia, Portogallo e in parte anche di Austria e Spagna), il nostro Paese non ha mai abbracciato un’idea di protezione della rappresentanza. Ora pare che anche in Germania questa esigenza si stia pian piano affievolendo. 

 

La messa al bando dell’NPD è questione annosa che si trascina ormai da più di un decennio. Il primo tentativo fallì nel 2003, quando il Tribunale costituzionale fu costretto a interrompere il procedimento avviato su richiesta del governo socialdemocratico di Gerhard Schröder e delle due Camere del Parlamento. In quel caso, il Tribunale non entrò nel merito, ma si limitò ad accertare che il partito era stato infiltrato dagli informatori dell’agenzia per la protezione della Costituzione (Verfassungschutz), le cui testimonianze in ordine all’incostituzionalità del partito non potevano quindi considerarsi credibili.

 

A distanza di quattordici anni, il Tribunale è finalmente entrato nel merito della questione, ritenendo che la NPD persegua obiettivi non conformi alla Costituzione, tra cui il superamento dell’ordinamento liberaldemocratico e la sua sostituzione con uno Stato nazionale autoritario fondato su una Volksgemeinschaft, una comunità di popolo basata sul sangue e sulla razza, ma non per questo può essere dichiarato incostituzionale, dovendosi invece verificare se tali obiettivi possano anche essere concretamente realizzati. Secondo i giudici non è questo il caso e dunque l’NPD non può essere vietato. Tutt'al più, spiega però Karlsruhe, al legislatore è consentito privare del rimborso elettorale un partito che persegua obiettivi accertati come anticostituzionali.

 

La messa al bando era stata sostenuta con convinzione dalla socialdemocrazia e in particolar modo dal Ministro della Giustizia, Heiko Maas. Dopo il verdetto, il mondo politico tedesco si è diviso. Mentre l’NPD esulta, visibilmente delusi sono apparsi gli esponenti socialdemocratici e dell’estrema sinistra, così come anche alcuni politici cristianosociali bavaresi. Beffardo il commento dell’ecologista Volker Beck: “Per l’NPD è un giorno di grave imbarazzo. E’ troppo debole e insignificante per poter minare la nostra democrazia e il nostro Stato di diritto”.

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