Cercasi Slim e altri anti Trump

L'America latina si mobilita per rispondere al possibile contraccolpo della presidenza Usa, e il più efficace dei rimedi viene individuato in candidati per certi versi simili al tycoon newyorkese

Carlos Slim

Carlos Slim (foto LaPresse)

#AnímateSlim e #SlimparaPresidente: è questo il nome dei due hastag che sui Twitter e Facebook da venerdì hanno iniziato a chiedere adesioni per convincere il miliardario Carlos Slim Helú a candidarsi per la presidenza messicana. E quasi subito hanno raggiunto quota 40.000. In realtà non c’è ancora stata nessuna “discesa in campo” da parte dell’uomo più ricco del Messico: e fino a poco fa anche il più ricco del mondo, ma con la svalutazione del peso messicano e con le leggi anti-trust che hanno votato proprio contro di lui adesso è scivolato al quarto. Già all’inizio di dicembre, però, varie inchieste avevano rivelato che almeno il 9 per cento dei millennial messicani sarebbero stati disposti a votarlo come presidente: il terzo posto dopo la candidata della destra del Partito di Azione Nazionale (Pan) Margarita Zavala al 32 per cento e dopo il candidato della sinistra Andrés Manuel López Obrador al 25, ma al di sopra dell’8 per cento del Secretario de Gobernación (ministro dell’Interno) Miguel Ángel Osorio Chong, il meglio piazzato del governativo Partito Rivoluzionario Istituzionale. Alla domanda “chi sarebbe il miglior candidato per la Presidenza del Messico” Slim arrivava però al 50 per cento. “Non ho vocazione politica, preferisco lavorare nelle imprese e nelle fondazioni per formare un maggiore e migliore capitale umano e fisico”, fu l’immediato commento del magnate a Bloomberg. Ma il movimento è continuato, e si è formalizzato in contemporanea ai gravi moti popolari contro l’aumento del prezzo dei combustibili che hanno provocato già sei morti e almeno 1500 arresti. Per di più, prima ancora di insediarsi, Trump con le sue minacce di tariffe doganali proibitive sta inducendo una multinazionale automobilistica dopo l’altra ad abbandonare progetti di delocalizzazione in Messico. Per non parlare del progetto del Muro al confine.   

“Carlos Slim sarà eletto presidente nel 2018 e segnerà un prima e un dopo nella storia messicana”, è arrivato a predire un popolare indovino che si presenta come Chamán Paulino. “2017 Pinta de la chingada”, spiega un video su You Tube, con espressione spiccatamente vernacolare. Una libera traduzione potrebbe essere: “quadro del disastro che arriva”.



“Donald Trump dietro l’angolo”, presentato con un volto particolarmente minaccioso. “Il peso a terra. La benzina in orbita. Ci tocca decidere a chi ricorrere. Gli esperti già individuano un candidato ideale. L’ingegnere Carlos Slim. E queste sono le ragioni. Non ruberà: è uno degli uomini più ricchi del mondo. Non ha condizionamenti: non ha bisogno del denaro di nessuno per vincere. È l’antidoto a Donald Trump: è l’unico messicano che teme”. E qui va ricordato che essendo Slim il primo azionista del New York Times, con un pacchetto di controllo del 17 per certo, in campagna elettorale Trump lo ha duramente attaccato, accusandolo di essere il regista della battaglia che il giornale stava facendo contro di lui. Slim non ha risposto, ma dopo la vittoria di Trump ha sollecitato un incontro, e i due si sono così ritrovati a cenare assieme in Florida. “È un gran tipo”, ha commentato a quel punto Trump.

Carlos Slim (foto LaPresse)


Continua comunque il video: “Fa di più per il Messico dei politici, e lo fa con i propri soldi. Le sue Fondazioni appoggiano: salute, educazione, nutrizione, giustizia, cultura, sport, sviluppo umano, ambiente, e aiuta nei disastri internazionali. Ha prestigio internazionale: fondazioni di tutto il mondo lo premiano ogni anno. È un leader mondiale. I leader di tutto il mondo lo ammirano. Sa come creare sviluppo: ha creato l’impresa più grande del mondo. Si circonda di gente di valore. Conta con la miglior squadra di consiglieri del mondo. Non può essere comprato. Sarà un presidente con un’agenda propria. Non ha partito politico, né collegamenti con la classe politica. Nessuno ha potere su di lui. Né Televisa, né Tv Azteca, né i gruppi che controllano il Paese. Voteresti per lui? Animati Slim”.

Il profilo indica non solo che a sud del Rio Grande c’è apprensione per il possibile contraccolpo della presidenza Trump, e che il più efficace dei rimedi omeopatici al male viene individuato in un anti-Trump. Il neo-eletto presidente degli Stati Uniti, però, può essere descritto da due distinti aspetti, che non necessariamente devono coincidere nella stessa persona. Da una parte, infatti, c’è il fustigatore del politically correct, e a questo profilo corrispondono in particolare i tre emergenti “Trump brasiliani”: il deputato Jair Bolsonaro, ex-ufficiale dei paracadutisti nostalgico del regime militare e fautore di pena di morte e punizioni corporali che con l’8 percento è quarto nelle intenzioni di voto presidenziale; il nuovo  sindaco di San Paolo João Doria Júnior, un discendente dei Doria genovesi aggressivo magnate dei media, popolare anchor-man e anche presentatore proprio della versione brasiliana di “The Apprentice”; il nuovo sindaco di Rio de Janeiro Marcelo Crivella, anche lui aggressivo anchor-man e pezzo grosso dei media, nonché vescovo pentecostale e cantante di gospel.

Trump, però, è anche l’imprenditore di successo che di fronte alla crisi esibisce il prestigio del creatore di posti di lavoro. Ed è appunto questo versante che la campagna messicana pro-Slim sembra valorizzare. D’altra parte un imprenditore di successo è stato il presidente argentino Mauricio Macri, che malgrado varie difficoltà sembra confermare l’immagine di capo di Stato dinamico di una regione in crisi, attraverso il lancio di una colossale campagna di opere pubbliche. Una sfida particolarmente ambiziosa, nel momento in tutta l’America Latina le infrastrutture sono al palo per il contraccolpo delle inchieste giudiziarie che stanno colpendo i giganti brasiliani delle costruzioni. Ma anche in Cile i sondaggi indicano come probabile un ritorno alla Moneda del miliardario José Piñera.

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