Quel sussulto liberale che ha gelato l’accordo M5s-Alde

Nello strano microcosmo del liberalismo europeo, è toccato a una deputata dell’Estonia risvegliare le anime liberali e ricordare a Verhofstadt perché l’ingresso dei deputati grillini nel gruppo non s’aveva da fare

Quel sussulto liberale che ha gelato l’accordo M5s-Alde

Guy Verhofstadt (foto LaPresse)

Bruxelles. E’ durata appena una notte la storia d’amore tra Beppe Grillo, leader antiestablishment e antieuropeo, e Guy Verhofstadt, ex premier belga dall’ambizione infinita, aspirante presidente dell’Europarlamento e attuale presidente del gruppo dell’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (Alde), che si presenta come il leader dell’europeismo e del liberalismo che dovrebbero fare da diga all’ondata populista pronta a travolgere l’Ue.

 

E’ durata il tempo necessario ai partiti liberali del continente di accorgersi del matrimonio contro natura che la coppia Verhofstadt-Grillo stava cercando di consumare con accordi tenuti segreti e manovre sottobanco.

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Nello strano microcosmo del liberalismo europeo, è toccato a una deputata dell’Estonia risvegliare le anime liberali e ricordare a Verhofstadt perché l’ingresso dei 17 deputati grillini nel gruppo Alde non s’aveva da fare. “Il partito della Riforma estone non può sostenere l’ingresso del M5s nel gruppo Alde per le seguenti ragioni: i 5 Stelle sostengono politiche antieuropee e nazionalistiche antiglobal, inclusa l’uscita dalla zona euro e il sostegno alla Brexit che indebolisce l’Ue; i 5 Stelle sostengono idee comuniste che sono l’esatto opposto di quelle liberali; l’Alde è sempre stato contro gli accordi tecnici (…) e non abbiamo granché in comune; considerando che saranno la più grande delegazione nel nostro gruppo, i 5 Stelle detteranno i toni dell’Alde. Non possiamo permetterci di cambiare i nostri valori in una notte”, ha scritto la trentanovenne Kaja Kallas in un’email ai suoi colleghi, che il Foglio ha potuto consultare.

 

Ma la rivolta anti Grillo è stata molto più ampia, facendo implodere i progetti del potente Verhofstadt, che  sperava di diventare il leader del terzo gruppo del Pe, conquistare qualche posto in più nelle commissioni, strappare un altro po’ di soldi e funzionari e – magari – rafforzare le proprie chance. Per quanto riottosi, divisi e litigiosi tra loro, i liberali dell’Alde hanno avuto una giornata di sussulto e orgoglio. E Verhofstadt è stato costretto alla resa: “Sono arrivato alla conclusione che non esistono sufficienti garanzie per concludere un programma comune (con Grillo) per riformare l’Ue”, ha detto Verhofstadt in un comunicato. “Non esistono sufficienti punti d’accordo per dare seguito alla domanda del M5s di entrare nell’Alde. Sussistono troppe divergenze su questioni europee essenziali”.

 

La francese Sylvie Goulard sin da domenica sera aveva allertato i liberali dei rischi di un’alleanza con Grillo. Il problema centrale “è l’Europa”, spiega Goulard al Foglio. Sta emergendo una nuova linea di demarcazione, capace di sostituire il vecchio clivage destra-sinistra. Da un lato c’è chi sostiene le frontiere aperte, il libero mercato, i valori liberali, la democrazia, in una parola “l’occidente”. Dall’altro, c’è quello che va di moda chiamare “populismo” o “antiestablishment”, ma che è il nuovo antisistema, pronto a distruggere l’ordine liberal-democratico del dopo guerra a colpi di post verità. Annunciando la consultazione online, “Grillo ha confermato sul suo blog tutte le sue posizioni” che sono opposte a quelle dei liberali e degli europeisti, dice Goulard. Da Israele alla Russia, dall’euro al mercato interno, dall’opposizione alla Germania alla disciplina di bilancio, dall’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti (Ttip) all’aumento delle quote di olio tunisino: a parte vaghi impegni di trasparenza e democrazia più o meno diretta, il M5s non ha nulla di liberale. E questo ha detto a Verhofstadt gran parte delle delegazioni nazionali dell’Alde: svedesi, danesi, finlandesi, tedeschi, catalani e perfino i belgi francofoni. Il premier belga Charles Michel ha detto ai suoi che un accordo con Grillo gli avrebbe creato un sacco di problemi con l’opposizione. “Per me nessun matrimonio in bianco con il M5s”, ha spiegato la belga Frédérique Ries: “Gli ideali liberali e i loro sono inconciliabili”. Così a forza di tatticismi, i due grandi sconfitti Verhofstadt e Grillo da oggi avranno un grave problema di credibilità.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    09 Gennaio 2017 - 22:10

    Mentana ha detto che Verhofstadt, a questo punto, si deve dimettere (e se l'ha detto Mentana...). L'importante è che non si dimetta Grillo: tutto questo è troppo divertente.

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