Nonostante gli accordi di pace, la Colombia resta un paese diviso

Rimangono forti le tensioni fra i membri delle Farc e la popolazione locale, tra polemiche sugli accampamenti e video "inappropriati" dell'Onu 

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Membri delle Farc in un accampamento (foto LaPresse)

In Colombia il processo di pace con le Farc procede tra polemiche e tensioni. Nonostante la volontà del governo di porre definitivamente fine alla lunga guerra civile, la maggior parte della popolazione locale non sembra disposta a perdonare con facilità i guerriglieri e ad accoglierli nella società. In base a un accordo siglato lo scorso 23 giugno tra il presidente Manuel Santos e il capo dei ribelli Rodrigo Londoño, i membri delle Forze armate rivoluzionarie dovranno reintegrarsi nella società civile seguendo un lungo processo mediato dalle Nazioni Unite. Si tratta di uomini e donne che durante gli anni della guerra civile hanno vissuto nascosti in accampamenti nella giungla, compiendo saccheggi, assalti e sparatorie, finanziandosi attraverso il traffico di cocaina, e che adesso dovranno ritornare alla civiltà e farsi accettare dai compatrioti. Il lungo processo di reintegrazione si snoderà attraverso una serie di fasi e prevede innanzitutto la consegna all’Onu di tutto l’armamentario, sia pesante che leggero, raccolto dalle Farc nel corso di oltre 50 anni. La fine delle operazioni di disarmo è prevista entro la fine dell’aprile 2017, ma si teme che diversi guerriglieri saranno restii a consegnare le armi.

 

I motivi di tensione riguardano principalmente la seconda fase del processo, che prevede la smobilitazione delle Farc. Dopo essere stati costretti, in base agli accordi, ad abbandonare i loro rifugi nella selva, i guerriglieri sono stati fatti traslocare in accampamenti temporanei, in attesa di essere reintegrati nelle comunità urbane. Il governo assiste i ribelli fornendo loro materiali da costruzione, cibo e medicine. Nel dipartimento di Antioquia sono dislocati 11 di questi punti di raccolta e il governatore Luis Pérez ne ha denunciato la mancanza di controllo da parte delle autorità: in base alle sue accuse, i guerriglieri si aggirerebbero armati al di fuori degli accampamenti, vendendo liquori nei centri abitati e stabilendo contatti con giovani e donne. “Non possiamo tenere quasi 1.500 guerriglieri sparsi per il territorio. Questo rende nervosa la comunità e rappresenta una minaccia psicologica per i sindaci locali, i quali però, comprensibilmente, non denunciano il pericolo per paura”. Le Farc hanno risposto con un comunicato definendo “assurde e infamanti” le dichiarazioni del governatore che “suggeriscono lo sfruttamento sessuale di minori e la promozione della prostituzione”.

 

A questa polemica se ne è recentemente aggiunta un’altra che ha suscitato l’indignazione della popolazione locale. Sui social network è stato diffuso un video che mostra alcuni osservatori dell’Onu ballare insieme ai membri delle Farc in uno degli accampamenti temporanei. Le Nazioni Unite sono presenti sul territorio colombiano con circa 400 osservatori di diverse nazionalità, incaricati di garantire il rispetto degli accordi di pace e di verificare il cessate il fuoco e la consegna delle armi. Il video ha scatenato forti critiche soprattutto da parte dei membri del partito Centro democratico: “E’ un comportamento inappropriato, che non riflette i valori di professionismo e imparzialità della missione”. A seguito delle polemiche, l’Onu ha sospeso i quattro osservatori coinvolti, ma questo incidente ha contribuito a inasprire gli animi e a minare una situazione già in precario equilibrio.

 

La Colombia rimane un paese diviso, in cui la maggioranza della popolazione non accetta le condizioni di pace proposte dal governo e le Farc. Il referendum del 2 ottobre ha visto la vittoria del “No” con il 50, 21 per cento perché i cittadini colombiani chiedevano sanzioni più severe per i ribelli e un divieto di partecipazione politica per i capi della guerriglia responsabili di crimini di guerra. Il leader dell’opposizione all’accordo Álvaro Uribe, predecessore di Santos come presidente della Colombia, ha spiegato che tutti i colombiani desiderano la pace, ma a condizioni diverse da quelle proposte. Uribe si è opposto anche all’amnistia approvata a fine dicembre dal Parlamento e accordata ai membri delle Farc, sebbene non beneficiassero della misura i responsabili di crimini contro l’umanità, massacri e stupri.

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