Le Ong, “cavallo di troia islamista”

La collusione dell’umanitarismo con chi delle guerre è il responsabile. Rapporto-choc dello zar inglese Shawcross

Giulio Meotti

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Le Ong, “cavallo di troia islamista”

Roma. “La beneficenza è legata al terrorismo a livelli record”. E’ così che il Sunday Telegraph sintetizza il rapporto impietoso del capo della Charity Commission del Regno Unito, William Shawcross. Le ong umanitarie sono diventate il cavallo di troia dell’estremismo islamico. Si è passati dai 234 casi di tre anni fa agli attuali 630. “E’ l’abuso della beneficenza per scopi terroristici”.

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Ci sono molti modi con cui il terrorismo islamico si finanzia e vive grazie alla generosità del contribuente europeo. Uno è notoriamente il welfare, lo stato sociale. I terroristi che hanno colpito Parigi e Bruxelles hanno usato il generoso welfare inglese per finanziare il jihad. E’ quanto sta emergendo da un processo in corso a Kingston. Prima gli islamisti vivono del welfare di quegli stati occidentali che considerano il loro principale nemico. Poi usano quei sussidi per pianificare attentati terroristici contro i cittadini occidentali. Ma c’è un altro, più sinuoso canale di approvvigionamento ed è quello delle organizzazioni non governative, islamiche e occidentali.

 

Un fenomeno emerso fin dall’11 settembre, quando nomi come Rashid Trust (pachistana), Islamic Heritage Revival Society (Kuwait), Al Haramain (Arabia Saudita), Holy Land e World Islamic Charity emersero nelle inchieste sugli oboli raccolti nelle moschee e incanalati dalle ong verso i gruppi jihadisti, dietro al pretesto dell’aiuto agli affamati, ai poveri, ai senzatetto.

 

In Inghilterra, le ong sono un apparato maestoso e strategico: un quinto degli aiuti umanitari che ogni anno stanzia Downing Street va a finire nelle tasche delle charities. Sono loro a gestire la carità. E a dirottarla, spesso, verso la guerra santa islamista. La commissione inglese ad esempio ha impedito il flusso di denaro che due ong, il Joseph Rowntree Charitable Trust e l’Anita Roddick Foundation, avevano stanziato verso le associazioni islamiste. In particolare alla ong Cage dalle acclarate simpatie jihadiste, lautamente sostenuta da fondazioni come il Joseph Rowntree Trust, il fondo quacchero creato dal magnate del cioccolato, e appunto la charity di Anita Roddick, quella di Body Shop.

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C’è il caso dell’Aid Convoy, una ong accusata di incanalare denaro verso i combattenti dello Stato islamico, in particolare tramite i dolci preparati per i bambini siriani. La charity è finita sotto inchiesta nel dicembre del 2012, quando la polizia del Kent ha sequestrato più di 40 mila sterline a uno dei suoi membri a Dover in partenza per la Siria.

 

Lo chiamano “The great charity scandal”, il grande scandalo della carità, dal titolo del libro-inchiesta di David Craig, un giornalista del Daily Mail. La ong Fatiha-Global sulla carta si occupava di portare supporto e aiuti ai profughi siriani in fuga dalla guerra, ma in realtà dirottava i fondi per comprare armi per lo Stato islamico. La Charity Commission del Regno Unito ha anche fatto sapere che i “convogli di aiuti” in Siria sono spesso sfruttati dai jihadisti musulmani britannici. L’attentatore suicida Abdul Waheed Majeed ad esempio s’è aggregato all’Isis proprio con un “convoglio” organizzato dalla ong britannica, Children in Deen.

 

Lo stesso operatore umanitario britannico, Alan Henning, decollato da Jihadi John nel deserto di Raqqa, è stato portato in Siria con un convoglio di aiuti umanitari. Una trappola. La banca Hsbc ha interrotto i legami con una delle più grandi ong inglesi, Islamic Relief, sui presunti timori di finanziamento al terrore jihadista. Islamic Relief riceve milioni di sterline da parte del Dipartimento per lo sviluppo internazionale. In precedenza, il governo israeliano aveva vietato all’Islamic Relief di operare in Cisgiordania nel 2014, accusando l’organizzazione di riciclaggio del denaro per Hamas.

 

E’ sotto inchiesta anche la ong inglese Society for the Unwell and Needy, per i legami con un movimento islamista pachistano. Spesso ci finiscono di mezzo anche i politici inglesi. E’ successo a Diane Abbott, laburista e attuale ministro ombra, che ha ricevuto una donazione da un’altra ong sotto inchiesta per legami col terrore, il Muslim Charities Forum.

 

L’umanitarismo sembra aver definitivamente oltrepassato la linea rossa che separa la difesa dei diritti umani, la cura delle vittime innocenti delle guerre, dalla collusione con le idee di chi è responsabile, spesso, di quegli stessi bagni di sangue.

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  • Ross_

    03 Gennaio 2017 - 15:03

    In questo caso dico il peccato ma non il peccatore: una famosa ONG internazionale, molto attiva in comunicazione e con sede extra UE, riserva ai suoi quadri e funzionari (tutt' altro che apicali) stipendi che , seppur in linea con gli analoghi livelli di altre multinazionali, superano di slancio i 10.000 € mensili e rimborsi e note spese assai signorili. Non sono certamente un catto puperista ma mi son sempre chiesto se nella comunicazione, le ONG non debbano per legge indicare , fatto 100 i ricavi, la percentuale dei costi di struttura e del personale e , quanto quindi arriva effettivamente a destinazione...

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  • guido.valota

    03 Gennaio 2017 - 11:11

    Comunque bisogna concedere che umanitaristi, pacifisti, agenzie ONU e collaborazionisti vari non versano tutto per l'acquisto di armi ed esplosivi: trattengono sempre una parte per finanziare le proprie vacanze 365/365 nei migliori alberghi, normalmente riservati alle élite sanguinarie dei paesi che tanto umanamente aiutano. Andare per vedere con i propri occhi.

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