Il regolamento di conti di Obama

Duro con Israele, durissimo con la Russia. Bilancio finale, con conseguenze

Il regolamento di conti di Obama

Barack Obama (foto LaPresse)

Questo è “odio personale” ha fatto sapere Mosca anticipando l’annuncio di misure di ritorsione da parte dell’Amministrazione Obama contro le interferenze russe durante la campagna elettorale americana. “E’ la dimostrazione dell’agonia delle élite”, ha commentato il diplomatico russo Andrey Krutskikh, “l’odio personale del presidente americano ha superato lui stesso. Tutto questo (l’hackeraggio, ndr) non è dimostrabile ed è un tentativo di eliminare ogni possibile cooperazione”, tra Russia e Stati Uniti. Il presidente americano, in carica ancora per meno di un mese, ha deciso di punire l’hackeraggio russo prima del voto di novembre e che potrebbe aver alterato l’esito elettorale. Sanzioni a gruppi e persone, colpiti i servizi di intelligence e il direttorato, una trentina di diplomatici espulsi. Sembra di vedere una scena di “The Americans”, che però si svolge quando il muro di Berlino era ancora su. L’intelligence americana è certa del coinvolgimento russo nelle azioni di disturbo, e sostiene di aver avvisato il presidente quando ancora il voto non si era tenuto: dimostrare che queste interferenze siano state decisive nella sconfitta di Hillary Clinton però risulta pressoché impossibile – ritorsione o no. Ma Obama vuole dare un segnale last minute. E’ la stessa logica che ha applicato nell’ultima settimana con Israele, astenendosi al voto sulla risoluzione 2334 dell’Onu che condanna la politica degli insediamenti del governo Netanyahu.

 

Molti commentatori si interrogano sul perché di questa strategia. Il regolamento di conti ha davvero un che di personale: si sa che Obama ha avuto rapporti tesi sia con Netanyahu sia con Putin – tra le tante foto che raccontano la sua presidenza ci sono quelle con i musi lunghi e gli occhi distanti con questi due leader, a dimostrazione di una freddezza irrimediabile. Ma se con Israele l’alleanza è rimasta comunque solida – stiamo parlando di un caposaldo della politica internazionale del Dopoguerra – con la Russia i punti di contatto sono andati via via scemando, sia nell’Europa dell’est sia, ancor di più, in Siria; l’America ha introdotto sanzioni a Mosca per la Crimea e contestualmente ha ridotto gli ambiti di collaborazione in medio oriente. Le misure contro il cyberspionaggio consolidano un percorso già avviato.

 

Ma quel che conta, a questo punto, è l’effetto di tale strategia, nel momento in cui Obama sta lasciando la Casa Bianca a un leader che non potrebbe essere più diverso da lui. Al momento si possono constatare due elementi: in Siria, nell’ultima tregua siglata ieri, l’America non compare tra i garanti (nemmeno l’Europa). L’alleanza tra il presidente eletto, Donald Trump, Netanyahu e Putin appare già poco scalfibile.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    30 Dicembre 2016 - 10:10

    Che figura...di cioccolata fondente.

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  • giantrombetta

    30 Dicembre 2016 - 09:09

    Con centinaia di migliaia di morti, la Siria e' il teatro di guerra più ampio e tragico e dunque preoccupante del pianeta. Che America ed Europa siano , per scelta o ignavia poco importa, politicamente e strategicamente assenti da questo teatro la dice purtroppo lunga su quella che il fondatore del Foglio ebbe a definire la notte dell'Occidente.

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  • napoleon462000

    30 Dicembre 2016 - 03:03

    Obama sta facendo la figura del povero disperato che ha finalmente compreso che i suoi otto anni saranno ricordati come i più distruttivi nella storia americana dell'ultimo secolo. Prima se ne va e meglio e'.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Dicembre 2016 - 23:11

    Lo dirà la storia: un mediocre, sopravalutato per motivi esclusivamente geopolitici, non all'altezza del suo compito, che lascia con gesti che ribadiscono la sua stizzosa mediocrità. George W. Bush, ha sbagliato credendo che gli USA potessero essere gli alfieri dell'esportazione della democrazia. Ovunque, anche in luoghi dove il concetto di democrazia era non solo sconosciuto, ma addirittura avversato. Barak Obama ha fatto di peggio: ha preteso di applicare i concetti e i principi del Pol Cor, la creatura mostruosa del pensiero liberal, per ingraziarsi un mondo che del PolCor se la ride. Quello di Bush era idealismo camuffato? Aveva comunque un alto obiettivo. Quello di Obama è stato il calcolo gretto e meschino di un egocentrico voler piacere: costasse quello che costasse. Sordida mediocritas.

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    • Alessandra

      30 Dicembre 2016 - 08:08

      a Roma direbbero "un piacione" . Io aggiungo, come l'ometto che siede al Soglio che fu di grandi

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