Russia e Turchia hanno un piano di pace in Siria, dice Ankara

Secondo l'agenzia di stampa turca "Anadolu" la tregua varrebbe su tutto il territorio siriano. No comment di Mosca

Aleppo. Forze fedeli al presidente siriano Bashar el Assad davanti ai resti di un carroarmato

Aleppo. Forze fedeli al presidente siriano Bashar el Assad davanti ai resti di un carroarmato (foto LaPresse)

Secondo l'agenzia di stampa turca "Anadolu", che cita fonti confidenziali, Turchia e Russia avrebbero concordato una bozza di accordo per il cessate il fuoco su tutto il territorio della Siria da sottoporre all'approvazione del governo di Damasco. La tregua riguarderebbe tutte le aree di conflitto tra l'esercito fedele al presidente Bashar el Assad e i ribelli. Le organizzazioni che Ankara definisce terroristiche "saranno escluse dalla tregua”. La stessa fonte ha spiegato che se il cessate il fuoco avrà successo, la capitale kazaka Astana ospiterà a metà gennaio dei negoziati politici sotto la guida di Turchia e Russia. Il portavoce del Cremlino, Dimitrj Peskov, conferma che Mosca e Ankara continuano il dialogo sui temi che saranno affrontati nel vertice di Astana, ma non commenta la notizia del raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco. "Non posso rispondere a questa domanda. Non ho abbastanza informazioni", ha detto Peskov in conferenza stampa. "Certamente contatti regolari sono in corso con i colleghi turchi, con cui abbiamo discusso delle varie modalità di dialogo previste ad Astana”.

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Secondo i russi, altri attori regionali – tra cui l'Arabia Saudita – potrebbero contribuire agli sforzi di pace e anche gli Stati Uniti sono stati invitati a partecipare. I ministri degli Esteri di Turchia, Russia e Iran si sono incontrati il 20 dicembre scorso a Mosca per discutere dell'attuale situazione in Siria. Per Teheran, tuttavia, l'Arabia Saudita deve essere "esclusa" dal processo di pace per risolvere la crisi in Siria. Lo ha chiesto il ministro iraniano della Difesa, Hossein Dehqhan, secondo il quale l'insistenza con la quale le autorità saudite continuano a chiedere l'uscita di scena di Assad è il principale motivo per cui andrebbero lasciate fuori dal tavolo dei negoziati.

Mosca. I ministri degli Esteri russo Lavrov (al centro), turco Cavusoglu (destra) e iraniano Zarif (foto LaPresse)


Mentre l’operazione militare turca “Scudo dell’Eufrate” continua con l’assedio di al Bab, la città siriana ancora in mano allo Stato islamico nella zona conquistata dalle truppe di Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dichiara, in conferenza stampa nella capitale, di avere le prove del supporto dato dalla coalizione a guida americana a gruppi terroristi in Siria, compreso lo Stato islamico oltre alle milizie curde dell’Ypg, “Unità di protezione popolare”, ala militare del Pyd (Partito dell'unione democratica), il principale partito curdo siriano, in cima alla lista nera di Ankara.

Le Forze Democratiche siriane (Sdf), appoggiate dagli Stati Uniti e formate da combattenti curdi e da ribelli dei gruppi che fanno la guerra ad Assad, hanno annunciato quest’estate l'intenzione di avviare un’offensiva per togliere Raqqa dalle mani dello Stato islamico. La mossa ha fatto infuriare Ankara, che vorrebbe condurre in proprio la battaglia e che vede nei curdi un nemico mortale.

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