Arrestata ad Ankara Aysel Tuğluk, vice presidente del partito democratico curdo Hdp

Avvocato, difende i 13 deputati del partito arrestati a novembre, è accusata di reati legati al terrorismo. Altri 5 arresti a Diyarbakir

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Ankara, posto di blocco della polizia vicino al quartier generale dell'Hdp, 4 novembre 2016 (foto LaPresse)

È stata arrestata lunedì mattina nella sua casa ad Ankara Aysel Tuğluk, vice presidente del partito democratico curdo (Hdp). Una fonte anonima all’interno della polizia, sentita dal quotidiano turco Daily Sabah, conferma che l'arresto – che l'Hdp contesta come illegale – è stato eseguito dalle forze anti terrorismo ed è parte di un'indagine condotta dal procuratore capo di Diyarbakır, provincia nel sud est del paese. Secondo l'agenzia Anadolou, Tuğluk, che è avvocato e difende i 13 deputati del partito arrestati a novembre, è accusata di reati legati al terrorismo. Inoltre, sempre secondo il Sabah, altri cinque sospetti sono stati arrestati nella stessa provincia, con l'accusa di "essere membri di un gruppo terroristico armato".

 

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Il Parlamento ha revocato l'immunità di quasi tutti i deputati del partito mentre nel sud est del paese, 54 comuni amministrati da sindaci dell'Hdp sono stati commissariati e i sindaci eletti sono stati sostituiti da rappresentanti del governo di Ankara. Quest'anno sono stati arrestati migliaia di iscritti al partito. Il mese scorso, 13 deputati dell’Hdp sono stati arrestati, 10 dei quali, tra cui i copresidenti Selahattin Demirtas e Figen Yüksekdağ, rimangono in custodia in attesa di processo per accuse legate al terrorismo. L’Hdp è finito nel mirino di Ankara per i suoi stretti legami con il Pkk, partito curdo indicato come organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Ue; per aver rifiutato di definire il Pkk un "gruppo terroristico" e per aver partecipato ai funerali di alcuni suoi militanti, due dei quali erano attentatori suicidi che hanno ucciso decine di civili in attentati nella capitale.

 


Aysel Tuğluk (foto via Twitter)


 
  

Nell'ultima settimana, sono state fermate 1.682 persone nel quadro di operazioni contro militanti turchi, Stato islamico e seguaci di Fetullah Gülen, ha reso noto oggi il ministero degli Interni, precisando che 516 di loro sono stati arrestati formalmente (di cui 426 presunti gulenisti, 12 seguaci dell'Is e 78 filo curdi). La scorsa settimana, erano stati arrestati 924 presunti affiliati al Pkk curdo e 88 presunti membri dello Stato islamico.

  

Secondo una ricerca pubblicata dal quotidiano nazionale Cumhuriyet il 14 Dicembre, in questo periodo sono stati chiusi 121 mezzi di comunicazione di massa; giornali, canali televisivi e radiofonici, agenzie stampa, riviste. Sono stati arrestati circa 170 giornalisti.

 

Sotto lo stato d’emergenza le operazioni hanno colpito presunti golpisti ma anche cittadini accusati di appartenere a diverse organizzazioni definite “terroristiche” dal governo di Ankara o di fare propaganda in loro favore.

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    28 Dicembre 2016 - 07:07

    Dopo gli armeni i curdi. Dopo chissa' chi sara' di turno.

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  • Giovanni Attinà

    26 Dicembre 2016 - 15:03

    Che il mondo occidentale si stia dimenticando delle regole democratiche sta diventando una costante. In questo modo l'antidemocratico Erdogan fa il bello e cattivo tempo e continua, per presunte regioni geopolitiche, ad arrestare gli avversari politici, senza prove, con il pavido Occidente che sta a guardare.

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