E' tempo di una Guantanamo europea

Noi e l’Isis. C’è una guerra senza frontiere, senza criteri riconoscibili. A chi la combatte va applicato un diritto speciale

Guantanamo Bay

Il carcere di Guantanamo Bay (foto LaPresse)

Bisogna freddamente riconoscere, senza alcun fanatismo, che i tempi sono maturi per una Guantanamo europea. Sono discorsi brutti, sporchi, poco Natalizi e poco misericordiosi. Il carcere speciale di Guantanamo Bay è uno spettro per chi considera lo stato di diritto un assoluto morale, senza se e senza ma. E’ un serio problema per chi riconosce la priorità dello stato di diritto ma (c’è un ma) si domanda se il fanatismo jihadista, l’esercito dei combattenti fuori di ogni legalità bellica e dei lupi solitari cosiddetti possa essere contrastato, in nome del binomio diritto e sicurezza, con mezzi ordinari del sistema giudiziario e repressivo in vigore. Succede in occidente, vedi lo stato d’eccezione in Francia, vedi la legislazione speciale antimafia fondata sulla delazione dei pentiti e su modalità carcerarie disumane come il 41 bis, succede che scandalosi attentati alla moralità della legge eguale per tutti siano al tempo stesso drammatiche soluzioni tecnico-politiche e giuridiche per affrontare la questione centrale della sicurezza collettiva e di una guerra asimmetrica in pieno corso da molti anni e in molte forme. Obama voleva chiudere Guantanamo. Non l’ha fatto in otto anni di presidenza, nonostante i forti poteri esecutivi della Casa Bianca.

 

La versione di comodo è che la colpa del fallimento umanitario è dei repubblicani. La verità è che l’opposizione repubblicana è stata superata in molti casi, non in questo. Perché è un caso difficile, legato a una situazione critica senza precedenti. Quelli che in terra islamica, in Israele o in Europa o in America uccidono e fanno stragi in nome di una nozione purista e fanatica di Dio sono diversi da bande criminali ordinarie, con una loro moralità interna e un loro meccanismo di funzionamento riconoscibile e incorporato nella storia dell’ordine repressivo e di giustizia occidentale. Sono combattenti, non criminali comuni. E sono combattenti di un tipo molto speciale. Il vantaggio che cercano sterminando uomini, donne, vecchi e bambini non è un guadagno, è la salvezza, è il martirio. E quella che chiamiamo la “radicalizzazione” non è il carcere o la vita spericolata ed emarginata come avviene per tanti criminali comuni, è ideologia, profezia, fede. Questo non vogliamo riconoscerlo e preferiamo buttarla in psichiatria, ma vanamente e colpevolmente, sottraendo alla nostra intelligenza delle cose il quid necessario a capire. Guantanamo vuol dire che c’è una guerra senza frontiere e senza criteri riconoscibili per entrambi i fronti nemici, dunque a chi la combatte si applica un diritto speciale. E’ questa la impura e anche orrenda, ma non ipocrita, parola da usare: diritto speciale.

 

Il mercatino natalizio della Gedächtniskirche Kirke ha riaperto i battenti, ma un certo numero di persone è finito sotto le ruote di un camion assassino, come a Nizza. Come a Nizza ci sono stati eroi civili e impeccabili interpreti in divisa della funzione di tutela della comunità, l’ideatore dell’attentato è stato infine trovato a un posto di blocco a Milano e freddato in risposta ai suoi colpi e al suo grido Allahu Akbar. Ma tutta la sua storia, l’itinerario che ha percorso da migrante a stragista attraverso carceri, violenza, predicazione, marginalità sociale, reclutamento, dimostra che Amri doveva essere fermato da un diritto e nel quadro di una soluzione speciale di sicurezza. Tra le maglie di Guantanamo non si passa, non ci sono Duldung o accertamenti lunghi e tortuosi per deportazioni o rimpatri che non sono stati possibili. Eppure era tutto sotto gli occhi delle forze e dei servizi di sicurezza, mai così impotenti fino all’occasionale esito finale, a cose fatte.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Dicembre 2016 - 13:01

    Sacrosanta e giusta proposta. Ma impossibile fare una Guantanamo europea se prima non si fa l'Europa. Non è pessimismo: il principio di realtà ci fa notare che duemila anni di storia europea raccontano che non è mai stato possibile. Eppure ci hanno provato: i romani, i francesi, gli spagnoli e anche i tedeschi. Gli inglesi, Winston Churchill non fa testo politico, non ci hanno neppure pensato. Il problema dell'immigrazione, invece di indurci a viribus unitis, accentua gli egoismi nazionali. Non ho ancora capito cosa, oltre nobili, virtuose, affascinanti utopie, avessero concretamente, realisticamente in mente i Padri: Konrad Adenauer, Joseph Bech, Johan Willem Beyen, Alcide De Gasperi, Walter Hallstein, Sicco Mansholt, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak e Altiero Spinelli. Correvano gli anni dal 1950 al 1957.

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    • fabrizia.lucato

      24 Dicembre 2016 - 19:07

      Probabilmente avevano davanti agli occhi le rovine, i lager, i morti e le devastazioni dell'ultima guerra?

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  • giantrombetta

    24 Dicembre 2016 - 12:12

    La scorsa settimana prima di entrare al mercatino di Natale di Riquenwir, splendido paesino dell'Alsazia, ho dovuto passare sotto il metal detector ed a mia moglie e' stata perquisita la borsa. All'interno ho passeggiato tra i chiioschi incrociando pattuglie di militari o polizia con il mitra in braccio. Queste misure di vigilanza non mi hanno creato alcun fastidio. Anzi, mi hanno aiutato a godere dell'atmosfera natalizia e a gustare la tazza di vino caldo con maggiore gioia e serenità'. Gianfranco Trombetta

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  • pia.banchelli

    24 Dicembre 2016 - 11:11

    Caro Ferrara, siamo in guerra ma le famose autorità che ci governano non ne parlano. Noi tutti, nel mondo, siamo indifesi da una violenza che arriva all'improvviso e fa stragi di innocenti. Ma di guerra si continua a non parlare. Condivido il suo scritto in pieno. E trovo esasperante questa volontà di non voler vedere la realtà e combatterla con tutti mezzi. Le speranze di un risveglio di orgoglio e di una vera offensiva contro chi ci sta distruggendo le vite sembrano lontane. Comunque Buon Natale ed auguri per il nuovo anno ad una delle persone che stimo di più. Pia Banchelli

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  • giantrombetta

    24 Dicembre 2016 - 09:09

    Caro Giuliano, semplicemente condivido ogni parola di ciò che hai scritto. Grazie. Ma non credi che una delle prime misure dovrebbe essere costituita dal controllo delle frontiere? Come ben sai entrare ( e poi circolare) negli USA comporta il piccolo fastidio di doversi sottoporre a procedure di identificazione rigorose, compreso il controllo elettronico delle impronte digitali. Ciò non impedisce che almeno quindici milioni di europei ogni anno si rechino liberamente negli Stati Uniti. Oso credere che la nostra sicurezza imponga da subito la rinuncia a qualche piccola comodità di cui abbiamo goduto in tempo di pace. A meno che non si voglia continuare a seguire gli insegnamenti di quegli "studiosi" che dalle nostre cattedre universitarie ammmoniscono che non e' il caso di esultare se in casa nostra si rende inoffensivo un terrorista perché cio' " inevitalmente ci esporrà a ritorsioni".

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