L’attentato in Germania “compromette” i negoziati su Dublino

Il percorso del sospettato tunisino Amri è diverso rispetto ai precedenti. Il guaio dei movimenti secondari

attentato berlino

Il ricercato Anis Amri (foto LaPresse)

Bruxelles. Il percorso transfrontaliero compiuto da Anis Amri, il tunisino di 24 anni sospettato di aver realizzato l’attacco contro il mercatino di Natale a Berlino lunedì, rischia di mettere nei guai non solo i servizi di intelligence tedesca, ma anche l’Italia che da anni chiede solidarietà all’Europa sui migranti salvo praticare la politica ufficiosa di lasciarli andare verso altri paesi europei per liberarsi del problema. “I movimenti secondari sono vietati dalle regole europee”, spiega al Foglio una fonte comunitaria, sottolineando che il caso di Amri rischia di “compromettere” i difficili negoziati sulla riforma delle regole di Dublino che dovrebbero portare al ritorno dell’Europa della libera circolazione senza frontiere di Schengen. “Per i richiedenti asilo valgono le regole di Dublino”, conferma un portavoce della Commissione. “Quanto ai migranti irregolari, dovrebbero essere rimpatriati verso il loro paese d’origine dopo una decisione di espulsione”, aggiunge il portavoce.

 

Pur avendo reintrodotto i controlli alle frontiere, finora la Germania aveva sostenuto le posizioni dell’Italia sulla ripartizione dei migranti nell’ambito della riforma di Dublino. Ma, con il caso Amri, il governo di Berlino potrebbe concentrare la sua attenzione sui movimenti secondari e rinunciare al ritorno a Schengen, anche se i paesi dell’est dovessero accettare richiedenti asilo da Grecia e Italia. Lo sbarco a Lampedusa nel 2011, il trasferimento al centro di accoglienza per minori non accompagnati di Belpasso, la condanna e la detenzione a Palermo e Enna per aver appiccato un rogo, il decreto di espulsione e la sua liberazione prima di arrivare in Germania: il caso di Amri non ha nulla a che vedere con quello di altri jihadisti che hanno colpito in Europa negli ultimi due anni. Abdelhamid Abaaoud e altri membri del commando degli attacchi a Parigi avevano circolato in Europa, mischiandosi ai rifugiati e sfruttando l’assenza di controlli.

 

L’Ue è corsa ai ripari per rafforzare le verifiche sui migranti che entrano sul suo territorio: hotspot in Grecia e Italia, obbligo di impronte digitali, aggiornamento delle banche dati , possibili sanzioni contro i richiedenti asilo che si trasferiscono in altri paesi. Ma anche con tutte le nuove disposizioni, Amri avrebbe potuto spostarsi in Germania per le carenze interne all’ordinamento italiano. “Più volte abbiamo richiamato l’Italia sulla necessità di aumentare il numero di posti nei centri di detenzione per migranti irregolari”, dice un funzionario. Il 15 dicembre 2015, mentre Amri si preparava ad attraversare il Brennero verso la Germania, in un rapporto sull’Italia la Commissione sottolineava che “la proporzione di migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale (…) sta crescendo in modo stabile” e considerava “insufficiente” la capacità di detenzione di quelli in attesa di espulsione.

 

All’epoca i posti erano 604, da allora se ne sono aggiunte alcune centinaia, ma la Commissione non ha smesso di chiedere “con urgenza” l’ampliamento delle capacità di detenzione. Il governo di Matteo Renzi aveva risposto di non poter trasformare l’Italia in “un grande campo di concentramento per migranti”, spiega una fonte italiana: costruire e mantenere centri di detenzione, anche se parzialmente finanziati dall’Ue, ha “un costo finanziariamente, politicamente e umanamente insostenibile”. Ma l’Italia rischia di non avere scelta. A Bruxelles è ancora vivo il ricordo dello scontro tra Roma, Parigi e Bruxelles di inizio 2011, quando il governo di Silvio Berlusconi concesse permessi di soggiorno temporanei per far uscire migliaia di migranti spingendo la Francia a sospendere Schengen. “Di fatto la situazione non è cambiata”, dice un altro funzionario europeo. “Dopo l’attacco Berlino, aumenta il rischio che Germania e Austria spingano per introdurre controlli alla frontiera del Brennero. Con Amri, Berlino tornerà a insistere molto più sulla responsabilità che sulla solidarietà”. 

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