L’agenda protezionista di Trump

Riaffiorano i dazi sulle merci che i repubblicani speravano dimenticati

L’agenda protezionista di Trump

Donald Trump (foto LaPresse)

Sarà per compensare le assunzioni nel vivaio di Goldman Sachs che Donald Trump mette in giro la voce di un ordine esecutivo protezionista da firmare nel primo giorno della presidenza. Barack Obama aveva cominciato promettendo la chiusura di Guantanamo, per chiudersi alle spalle la guerra al terrore, Trump vuole cominciare con i dazi per riportare in auge il nazionalismo tradito da entrambi i partiti. La maggior parte dei repubblicani spera che l’iniziativa simbolica del presidente eletto finisca come quella del suo predecessore. “America First” è l’unica costante di un messaggio politico che si è modificato nel tempo. Trump ha promesso di smantellare il Nafta e bloccare gli altri accordi sul tavolo, ha dichiarato la guerra commerciale alla Cina, sottolineata dalla nomina di Peter Navarro al consiglio nazionale per il commercio.

 

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Difficile trovare un profilo più agguerrito del suo contro Pechino. Fonti della cerchia di Trump hanno fatto sapere alla Cnn che si sta discutendo di un dazio del 5 per cento sulle merci straniere. L’establishment repubblicano, a cominciare dallo speaker Paul Ryan, sperava che con la scomparsa del Trump più pirotecnico e iperbolico che ha dominato la campagna elettorale, scomparisse anche l’agenda protezionista. Ma là fuori ci sono milioni di elettori che certamente apprezzano la flessibilità estrema del presidente che hanno eletto, ma due parole sono rimaste scolpite nella mente: “America First”.

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