Trump trionfa anche tra i grandi elettori, per Hillary è un altro fallimento

Donald raccoglie 304 voti sui 306 previsti. Si allunga la serie dei goffi tentativi di Clinton e dei democratici di rovesciare il tavolo

Mattia Ferraresi

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grandi elettori trump

Il voto di ieri dei grandi elettori (foto LaPresse)

New York. E alla fine gli “elettori di Hamilton”, che avrebbero dovuto fermare Donald Trump con un voto di coscienza nel collegio elettorale, hanno votato Trump. La rivolta del collegio elettorale iniziata con un’interpretazione furbetta delle idee del più elitario e monarchico dei padri fondatori è finita in farsa, con Trump che ha preso 304 voti sui 306 previsti (i due elettori “faithless” del Texas avevano già annunciato la loro decisione) e Hillary Clinton che viene presa a schede elettorali in faccia anche dai suoi grandi elettori.

 

Nello stato di Washington, vinto dai democratici, tre elettori le hanno preferito Colin Powell; uno, pur di non votarla, ha messo sulla scheda il nome di Faith Spotted Eagle, un attivista Sioux che si batte contro la costruzione di oleodotti sul suolo sacro. Ci sono state defezioni a sinistra in Minnesota, Maine, Hawaii e Colorado. Qualcuno, nemesi definitiva, ha tentato di votare Bernie Sanders, elettori infedeli sono stati rimpiazzati alla bisogna da fedelissimi funzionari di partito, ché ogni stato ha le sue regole sul voto di coscienza del grande elettore e le sue sanzioni per chi rompe le righe.

 

Il 6 gennaio, quando il Congresso farà lo spoglio ufficiale del collegio elettorale, si deciderà il destino di questi bizzarri casi ma il messaggio politico è chiaro. Non sono serviti a niente i picchetti nei vari stati, gli appelli, il caso montato dai giornali per quella che solitamente è poco più di una formalità – ad eccezione del 1836, ma quella è un’altra storia – e pure lo strampalato suggerimento di John Podesta che i grandi elettori dovessero ricevere un briefing dell’intelligence sulle interferenze russe nelle elezioni.

 

Nella realtà di oggi i grandi elettori ricevono il loro mandato dal popolo, soltanto nella concezione di Hamilton erano ottimati superiori per cultura e giudizio al volgo ignorante che dovevano correggere le storture della democrazia.

 

Trump, com’è ovvio, gongola per la “storica vittoria a valanga” nel collegio elettorale, mentre si allunga la serie dei goffi tentativi di Hillary e dei democratici di rovesciare il tavolo. Prima si sono accodati alla campagna truffaldina di Jill Stein, la candidata verde che come una Wanna Marchi della politica ha spillato soldi agli elettori illudendoli che qualche riconteggio negli stati decisivi avrebbe svelato inesistenti verità nascoste, poi si sono buttati assieme ai giornali amici sugli inutili appelli al collegio elettorale. Tutto questo non fa che legittimare la vittoria di Trump, riducendo il vantaggio cospicuo di Hillary nel conteggio popolare (2,9 milioni di voti) a una nota a piè di pagina nel racconto elettorale.

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Commenti all'articolo

  • MatteoTrombetti

    20 Dicembre 2016 - 21:09

    Paragonare Jill Stein a Wanna Marchi mi sembra ingeneroso. E' probabile che abbia portato al traino del suo riconteggio anche democratici delusi ma non condivido che lo abbia fatto per spillare soldi come fece la Marchi in modo truffaldino per proprio tornaconto personale. Accuse di questo genere, per serietà, andrebbero circostanziate assai meglio.

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  • Giovanni Attinà

    20 Dicembre 2016 - 12:12

    Hillary e compagni, vale anche per i suoi"elettori" italici, hanno dimostrato di non saper perdere. Sinceramente, per quanto mi riguarda i due candidati non è che fossero di gradimento, ma alla fine la decisione toccava ai grandi elettori e di conseguenza bisogna rispettare le loro scelte. Quanto agli Usa, sia in politica interna che estera, che è quella che interessa a noi, aspettiamo gli eventi.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    20 Dicembre 2016 - 10:10

    Oltre ai Wanny Marchy a cui lei fa riferimento, si aggiungono i mitici locallà (corrispondenti local, accezione per gente di provincia, che si trova a "corrispondere" là negli States) che si sdilinquono, al mò di Fogazzaro, nel nominare Barak e Hillary per radio 24 e Rai 1 e 3: con il primo che, lentamente, sta uniformandosi in una nuova "submission" donaldina; la seconda, naturalmente, " It follows".

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