Interferenze russe

Incalzato sugli hacker del Cremlino, Trump sfodera il doppio registro moderato e aggressivo

Mattia Ferraresi

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Donald Trump in Alabama per il Thank You Tour event

Donald Trump in Alabama per il Thank You Tour event (foto LaPresse)

New York. Barack Obama non arriva fino a dire che Donald Trump e Vladimir Putin hanno coordinato i loro sforzi cibernetici per far naufragare la campagna di Hillary Clinton, si ferma poco prima del grande complotto. “Ronald Reagan si sta rivoltando nella tomba” per questa liaison trasversale fra gli uomini che stanno prendendo possesso dei palazzi di Washington e gli arcinemici del Cremlino, ha detto il presidente in carica nella conferenza stampa di venerdì. John Podesta, scornato capo della campagna elettorale di Hillary, nella sua prima uscita televisiva dopo il disastro fa un passo oltre: le elezioni dell’8 novembre non sono state libere e giuste, ma condizionate dall’invadenza russa, ora certificata all’unisono da Cia, direzione dell’intelligence nazionale ed Fbi. Intanto il conteggio dei voti di distacco di Hillary nella votazione popolare ha raggiunto i 2,9 milioni.

 

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Tre funzionari americani hanno dichiarato che l’intelligence russa avrebbe hackerato sia i server del partito democratico che quelli dei repubblicani. Coalizione bipartisan al Senato per promuovere un'inchiesta

 

Un gruppo bipartisan di senatori, capeggiato da John McCain e Chuck Schumer, chiede con rinnovato vigore di creare una commissione d’inchiesta al Congresso per indagare e sanzionare non soltanto le ingerenze dei russi ma anche quelle di qualunque altra potenza antagonista, dalla Cina all’Iran. “I democratici e i repubblicani devono lavorare insieme per affrontare questa sfida unica”, hanno scritto in una lettera ai vertici del Congresso. Il leader repubblicano del Senato, Mitch McConnell, che pure si era con cautela accodato alla postura critica sull’operato del Cremlino assieme allo speaker della Camera, Paul Ryan e in contrasto con i tweet di Trump tesi a minimizzare e ridicolizzare, ha finora rifiutato la misura drastica proposta dai suoi autorevoli colleghi. Mentre al Saturday Night Live un Putin a petto nudo e con il cappello da Babbo Natale sbuca dal camino della Trump Tower e si mette a discutere con il segretario di stato Rex Tillerson di giacimenti e trivellazioni, il capo di gabinetto Reince Priebus, incarnazione dell’establishment repubblicano, modera la linea trumpiana: “Il presidente eletto accetterà le conclusioni se i gruppi dell’intelligence si metteranno insieme, scriveranno un report e mostreranno al popolo americano che vedono le cose allo stesso modo”.

 

Poiché la conduzione della squadra trumpiana prevede uno scientifico ricorso a contrasti artificiali e tensioni interne, la consigliera Kellyanne Conway si è al solito prestata al ruolo della lealista d’assalto. Proprio mentre Priebus davanti alle telecamere di Fox News smussava gli angoli della posizione di Trump, che dall’uscita della notizia sull’inchiesta della Cia sui cyberattacchi russi ha negato il fatto e aggredito l’intelligence (“penso che sia ridicola”, ha detto dell’indagine dell’agenzia, quella che credeva che Saddam Hussein avesse le armi di distruzione di massa), sulla Cbs Conway dava voce agli istinti più intransigenti del popolo trumpiano, orripilato all’idea che i grandi elettori che ieri hanno ufficialmente votato per il presidente potessero usare la questione per influenzare l’esito elettorale: “Questo totale nonsense sugli elettori che usano gli attacchi dei russi per cambiare il risultato delle elezioni è davvero spiacevole. Penso che questo metta in pericolo la nostra democrazia più di ogni altra conversazione”.

 

Il doppio registro di Trump è una delle pochissime costanti di un modus operandi difficile da afferrare. La scelta degli uomini dell’Amministrazione, un misto di trumpisti, alfieri dell’establishment, insider dell’industria e di Wall Street, è la rappresentazione plastica del metodo che il presidente eletto ripropone quando si tratta di gestire il caso delle interferenze russe sulle elezioni. Trump sta moderando la sua linea? La sta rendendo più estrema? Sono scelte tattiche o reazioni istintive? Impossibile dirlo. Per non sbagliare, su Twitter, un’altra delle costanti trumpiane, ha continuato a usare l’espediente classico del “se l’avessi fatto io”: “Se i miei molti sostenitori avessero minacciato le persone come stanno facendo quelli che hanno perso le elezioni, tutti sarebbero sdegnati e mi insulterebbero in modo terribile”.

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