Telefonate siriane fra i consiglieri di Trump e Putin

Il generale del nuovo presidente americano e il consigliere del presidente russo si chiamano per gestire la crisi in medio oriente (che sta precipitando)

Daniele Raineri

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Un palazzo in fiamme a Douma, sobborghi di Damasco, dopo un bombardamento (foto LaPresse)

Roma. In questi giorni una nuova coppia di potere russo-americana si parla al telefono per provare a gestire la crisi di Aleppo est, dove centinaia di civili siriani muoiono sotto i colpi di artiglieria e sotto i bombardamenti delle forze governative e russe. La crisi sta accelerando perché le forze che stanno con Assad hanno annunciato l’intenzione di prendere l’enclave ribelle prima dell’inaugurazione dell’Amministrazione Trump il 20 gennaio. La coppia è formata dal consigliere americano per la Sicurezza nazionale, l’ex generale Mike Flynn, e dal segretario del Consiglio di sicurezza della Russia, il discretissimo – ma molto ascoltato – Nikolai Patrushev.

 

Non ci sono fonti solide a proposito di questa liaison, ma ieri il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov (uno che bazzicava Damasco già ai tempi di Hafez el Assad, padre di Bashar, ed è riconosciuto come abile da tutti i suoi interlocutori) ha detto all’agenzia Ria Novosti che la Russia sta discutendo di Siria con non meglio specificati membri del team di Trump “che conosciamo da lungo tempo”, ed è un’indicazione che punta in direzione di Flynn, fotografato a una cena di gala a Mosca al tavolo di Vladimir Putin nel dicembre 2015. L’indiscrezione sulle telefonate fra Flynn e Patrushev – che è nata il 22 novembre da Debka, fantasioso sito israeliano con l’affidabilità di un fumetto di “Dylan Dog” – è stata poi ripresa con evidenza da Sputnik, che è l’organo di stampa che diffonde la propaganda del Cremlino su internet. Insomma, non ci sono prove certe, ma i russi ci tengono che si sappia in giro. Considerata la situazione gravissima di Aleppo, è scontato che ci siano comunicazioni, ma la notizia è indicativa di chi farà il lavoro di pontiere tra le due parti.

 

Patrushev è l’uomo che per conto del presidente Putin ha architettato l’intervento militare in Siria e il salvataggio del presidente Bashar el Assad e da ex capo dell’Fsb, l’intelligence russa, ha un background simile a Flynn, ex direttore dell’intelligence militare americana prima di essere costretto in malo modo alle dimissioni dall’Amministrazione Obama. L’America ha sospeso in via ufficiale i contatti con la Russia a proposito del dossier siriano il 3 ottobre, perché accusa Mosca di non rispettare gli impegni. Meno di due mesi dopo, il dialogo riprende in via ufficiosa.

 

In teoria se ne dovrebbe occupare il segretario di stato, ma per ora Trump non ha ancora deciso a chi affidare l’incarico. Turchia e Israele sono molto coinvolti dalla situazione in Siria e mostrano segni di nervosismo. Israele ha bombardato domenica un sito dello Stato islamico a ridosso del confine e ha ripetuto il raid lunedì, per buona misura. Nella notte tra martedì e mercoledì ha colpito con altre bombe un’area appena a est della capitale Damasco, secondo l’agenzia di stato siriana, senza però entrare nello spazio aereo (le bombe sono sganciate da un’altezza tale che riescono a viaggiare in aria per decine di chilometri fino al bersaglio). Secondo fonti locali gli aerei israeliani hanno bombardato anche l’autostrada Beirut-Damasco, in entrambi i casi gli obiettivi appartenevano al movimento libanese Hezbollah alleato di Assad (in pratica Israele è costretto per ragioni di sicurezza a colpire fronti diversi della guerra). Martedì il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha gettato la maschera della neutralità di questi mesi e ha detto che l’intervento turco in Siria ha come obiettivo la fine di Assad. 

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    01 Dicembre 2016 - 18:06

    Il punto è che Turchia e, soprattutto, Israele "sono molto coinvolti dalla situazione in Siria".

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