Progetti antipopulisti nell’Austria che (ri)vota

Se vincerà Van der Bellen, un attimo dopo ci si scorderà di Vienna, se vincerà Hofer ci si interrogherà sulle pulsioni malsane che abitano questo paese, uno dei più ricchi al mondo

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Dibattito televisivo dei candidati austriaci per il ballottaggio alle elezioni presidenziali

Milano. “Pensare che sia un paese piccolo come l’Austria a rimettere in piedi le socialdemocrazie europee è bizzarro”, dice al Foglio Armin Thurnher, uno dei decani del giornalismo austriaco, fondatore del Falter, settimanale di attualità e cultura di Vienna. Eppure Christian Kern, cancelliere e capo del partito socialdemocratico austriaco (Spö), ha proprio questo in testa. Ieri ha incontrato il vicecancelliere tedesco e capo dell’Spd Sigmar Gabriel, il premier e capo dei socialdemocratici svedesi Stefan Löfven e i leader delle rispettive confederazioni sindacali. Insomma, un incontro tra gli eredi di Bruno Kreisky, Willy Brandt e Olof Palme. All’ordine del giorno il “Patto europeo per il progresso sociale” con il quale arginare l’ondata populista che ha colto l’Europa, aggiungendo ai quattro pilastri del progetto europeo (libertà di circolazione di merci, persone, capitali e servizi) un quinto, quello sociale. “E se si vuole impedire che il progetto europeo si autodistrugga, bisogna mettere il pilastro sociale al centro”, ha detto Kern. Tradotto: ci vuole più flessibilità fiscale per investimenti nella crescita e nel mercato del lavoro, e il rafforzamento dei diritti sociali. L’incontro è avvenuto a pochi giorni da un appuntamento importante: domenica si terrà di nuovo il ballottaggio per eleggere il nuovo capo di stato austriaco – la ripetizione è dovuta a un errore di procedura (non di conteggio dei voti) contro il quale il partito nazionalpopulista Fpö ha presentato ricorso, vincendolo.

 

In Austria si rinviano le elezioni ma la destra nazionalista festeggia

Rinviato il ballottaggio per la Presidenza della Repubblica per colpa della colla. Intanto però l’Fpö commemora questa sera il 333esimo anniversario della vittoria degli austro-polacchi sui turchi, la battaglia di Vienna (11-12 settembre 1687), con lo slogan “Difendere l’occidente, oggi come allora”.

  

Con questa prospettiva di un futuro “più sociale”, Kern spera di convincere  una parte degli elettori a ri-votare per l’ex capo dei Verdi Alexander Van der Bellen, piuttosto che per Norbert Hofer, il candidato dell’Fpö. Ad ascoltare il dibattito radiofonico tra Kern e il capo dell’Fpö Heinz-Christian Strache la scorsa settimana – un’ora in punta di fioretto – su integrazione, povertà e disoccupazione, veniva il sospetto che cercassero punti in comune per un’eventuale futura coalizione. “No, non credo proprio che Kern aspiri a ciò”, ribatte Thurnher. L’incontro e la pacatezza hanno a che fare più con la tattica: distanziarsi dalle barricate ideologiche per non spaventare e stigmatizzare ulteriormente l’elettorato che vota Fpö.

 

I sondaggi danno Van der Bellen e Hofer testa a testa. La comunità internazionale si chiede: l’Austria batterà la Francia sul tempo, per quanto i poteri del capo di stato austriaco siano in massima parte solo rappresentativi? E poi, lunedì, appena si conoscerà il risultato accadrà come al primo ballottaggio: se vincerà Van der Bellen, un attimo dopo ci si scorderà di Vienna, se vincerà Hofer ci si interrogherà sulle pulsioni malsane che abitano questo paese, uno dei più ricchi al mondo. Thurnher nel suo libro “Ach Österreich!” (Ahi, ahi Austria!, ed. Zsolnay) non sottovaluta affatto il nocciolo duro dell’Fpö, “che è composto da ultranazionalisti, gente di estrema destra, fascisti”, spiega, ma non per questo “l’Austria è un paese di nazisti”. “Non va sottovalutato che alle politiche l’Fpö ha preso il 30 per cento dei voti, e più o meno il 50 per cento Hofer – dice – Ed è altrettanto preoccupante il fatto che, per rabbia nei confronti dell’Ue, per paura di perdere il proprio status sociale, per timore di essere invasi dai profughi, si sia disposti a votare un partito con un bagaglio ideologico tutt’altro che democratico”. Ciò nonostante Thurnher confida nella società civile austriaca, nella sua reattività. E fa appello alle capacità autorigeneratrici dell’Spö. “Certo deve imparare a valorizzare il proprio passato per dare sostanza  ai progetti futuri. E il passato dell’Spö nasce per esempio da quell’incredibile modello di housing sociale che non ha eguali. Sto parlando delle case popolari della ‘Vienna Rossa’. Com’è che il partito non riesce a capitalizzare questo patrimonio politico? Voglio dire, è difficile far capire a quelli che oggi votano Fpö che le abitazioni piuttosto residenziali nelle quali abitano sono frutto di politiche socialdemocratiche? E nonostante l’Austria sia uno dei paesi più ricchi al mondo, il tasso di disuguaglianza paragonato a quelli di altri paesi è decisamente basso”.

 

Il passato glorioso della socialdemocrazia europea forse non tornerà più, ma non è questo il punto, dice Thurnher. “Questi signori avevano una statura morale data dalla loro storia personale.  E per quanto noiosi possano suonare questi termini, anche ai nostri tempi il successo di un leader si fonda, si dovrebbe fondare, sulla credibilità e l’integrità morale”. Se la socialdemocrazia europea è messa come è messa, cioè male, questo è dovuto alla mancanza di leader di spessore e carisma: “François Hollande da questo punto di vista è stato una delusione totale. Nonostante il ruolo conferitogli non ha contribuito né a livello programmatico, né a quello intellettuale o organizzativo alla ripresa. Certo, in Europa, a partire dai padri fondatori, i popolari sono sempre stati un passo avanti.  Questo non ha però impedito a Mitterrand di farsi sentire”.

 

Tornando al ballottaggio: socialdemocratici e popolari hanno imparato la lezione e anche se come partiti non esprimono preferenze, dai vertici in giù, quasi tutti hanno fatto sapere chi voteranno. Per la maggior parte stanno con Van der Bellen, eccezioni poche anche se illustri come il vice dell’Övp Reinhold Lopatka, che voterà per Hofer. Chi invece non si è espresso è stato il giovane ministro degli Esteri e dell’Integrazione Sebastian Kurz. Dicono che voterà, più che secondo coscienza, secondo convenienza, pensando al proprio futuro.

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