Un insider ci spiega Blair e l’argine ai populismi

"Non penso che nell’immediato nascerà un nuovo partito, piuttosto un gruppo europeista transpartitico che difenderà le ragioni di una 'soft' Brexit in attesa delle prossime elezioni generali”. Parla il direttore di New European

Blair

Tony Blair (foto LaPresse)

Milano. Durante il suo primo discorso da cancelliere dello Scacchiere, il conservatore Philip Hammond ha ripetuto i mantra della cosiddetta “dottrina May”, dal nome del premier inglese, Theresa May: rendere il Regno Unito grande dopo essersi liberati dai lacci dell’Unione europea facendo sì che la sua economia funzioni per tutti. La sfida per Theresa e “Big Phil” è quella di tutte le destre: coniugare liberalismo e globalizzazione con i “dimenticati” che in Inghilterra hanno anche determinato la vittoria della Brexit. Matt Kelly, direttore di New European, settimanale anti Brexit, non è convinto che la retorica dei “dimenticati” sia quella più efficace, anzi secondo lui la working class che di quei “dimenticati” è la base presto svelerà il trucco: “May parla degli ultimi ma è ancora legata alle élite storicamente vicine ai Tory. Con questi appelli il premier vuole unito il suo partito, uscito diviso da un referendum che ha rappresentato una prima valvola di sfogo per la rabbia dei cittadini contro un sistema incapace di offrire loro delle risposte piuttosto che un reale giudizio sul rapporto tra Gran Bretagna ed Europa”. Questo è il punto importante, per Kelly, comprendere e aggiustare la questione Brexit.

 

Il movimento di Blair

Blair rilancia la mobilitazione del cosiddetto 48 per cento – contrario alla Brexit – che oltre a rappresentare l’elettorato più europeista rappresenta anche quel centro moderato, riformatore, liberale che in questo momento non ha un partito, nel Regno Unito almeno, in cui potersi riconoscere. L'ex premier torna in politica, farà un partito?

 

New European è il settimanale-sensazione di quest’anno: nasceva come un esperimento temporaneo, pochi numeri per urlare il rimpianto di un referendum perduto e poi basta, invece continua a uscire in edicola e nel tempo è diventato il megafono non soltanto del 48 per cento degli inglesi anti Brexit, ma anche di chi in Europa è contrario all’uscita del Regno Unito dall’Ue e respinge l’assalto populista. Su Twitter, Kelly sottolinea le difficoltà della sterlina, l’avanzata della destra radicale, l'aumento dei crimini d’odio e i possibili costi della Brexit con l’hashtag #didyouvoteforthat per chiedere a chi ha votato per la Brexit se è davvero questo che s’immaginavano di ottenere con il loro voto. “C’è un elettorato che chiede di essere rappresentano in questo desolante panorama politico che abbiamo davanti ai nostri occhi”, dice Kelly. E chi potrebbe guidare questo elettorato? Da giorni si fa il nome di Tony Blair, ex premier, che è in copertina sul numero di ieri del NewStatesman, ma che il suo primo grande intervento anti Brexit lo ha fatto proprio dalle colonne del New European. “Blair ha vinto tre elezioni generali e conosce l’elettorato britannico – spiega Kelly –  Ma soprattutto è l’uomo che ha traghettato la sinistra britannica verso liberalismo e alla globalizzazione. C’è una forte coalizione di conservatori, liberaldemocratici e laburisti che sta facendo di tutto per evitare lo choc per l’uscita del paese dall’Ue. Non penso che nell’immediato nascerà un nuovo partito, piuttosto un gruppo europeista transpartitico che potrà difenderà le ragioni di una “soft” Brexit in attesa delle prossime elezioni generali”.

Dopo il 2020, invece le cose potrebbero cambiare, dice Kelly, che è convinto che il Labour di Jeremy Corbyn si troverà di fronte a una disfatta elettorale. “Corbyn è più interessato a trasformare il partito con gli estremisti di Momentum che a difendere gli elettori dalle ripercussioni negative della Brexit: dopo la sconfitta potrà sorgere un nuovo partito, un New Labour che torni al centro del panorama politico britannico, attuale diviso e divisivo, sostenendo la causa europeista e riaprendo al liberalismo e al globalismo”. Ma con Blair? La reputazione dell’ex premier non è stellare, ma secondo Kelly l’ex premier è “il traghettatore perfetto, l’uomo che può raccogliere e unire le forze di questo fronte trasversale che si oppone alla Brexit e non si riconosce nella politica estremista del Labour di Corbyn né nelle promesse del governo conservatore che ci sta guidando fuori dall’Ue”. Blair rientra dall’esilio e magari spera in un exploit come quello del New European, “il nostro progetto ha un tempo che è legato a una missione – dice Kelly – Ridare voce agli europeisti e al centro della politica britannica”. 

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