Al Nyt Trump sfoggia la sua immagine moderata e nixoniana

Nella sua visita di ieri al quotidiano, il presidente eletto ha danzato verso il centro, modificando se non le posizioni, sempre difficili da rintracciare, almeno i toni

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

donald trump

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump (foto LaPresse)

New York. Sulla base di un’apparizione televisiva che nemmeno aveva visto, Richard Nixon aveva predetto già nel 1987 che Donald Trump “sarebbe stato un vincente” quando avrebbe deciso di correre in politica. Era forse soltanto il credito concesso al figlio di un vecchio conoscente. Quello che non aveva predetto è che una volta nell’arena si sarebbe costruito un’immagine nixoniana, centrista e moderata per quanto riguarda la policy, paranoica e accentratrice nella conduzione degli affari.

Il troll e la lügenpresse

Dal litigio sterile con il New York Times agli insulti a porte chiuse, Trump ha una strategia per logorare a colpi di tweet il quarto potere. E distrarre il pubblico.


La storia non si ripete ma fa rima, diceva Mark Twain, e la visita che ha fatto ieri Trump al New York Times è una rima nixoniana. Si vedeva già dall’avvio tormentato a colpi di tweet iracondi per cancellare, e poi ripristinare, il delicato incontro. Sulle posizioni politiche il presidente eletto ha danzato verso il centro, modificando se non le posizioni – sempre difficili da rintracciare – almeno i toni. Sui cambiamenti climatici causati dall’uomo è passato dalla bufala alla “open mind”, sul waterboarding ha fatto capire che una spiegazione elementare del generale James “cane pazzo” Mattis gli ha fatto cambiare idea, si è dissociato dall’armamentario nazi della alt-right, ha di nuovo suggerito moderazione sulle effettive misure anti immigrazione, ha reiterato il ricorso alla spesa pubblica sulle infrastrutture, rassicurato i giornalisti sulle leggi contro la calunnia e ha detto che non sente come urgente o prioritaria l’indagine speciale su Hillary Clinton. Era solo campagna elettorale.


Il presidente eletto ha detto, insomma, tutto quello che il Times voleva sentirsi dire, o quasi. Il quasi riguarda il conflitto di interessi e la gestione degli affari di famiglia, che non finiranno in un blind trust ma rimarranno sotto il controllo trumpiano, via Ivanka, perché “il presidente non può avere conflitti di interessi”. Nixon lo aveva detto nella sua intervista a Frost, Rudy Giuliani lo ha ripetuto già varie volte durante la campagna, sfoggiando gli articoli del codice secondo cui il presidente non deve obbedire alle separazioni degli interessi che toccano agli impiegati del governo federale. Trump non ha l’obbligo legale di abbandonare i suoi affari, e pensa che sarebbe un peccato separarsene proprio ora che “il brand è più caldo che mai”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    23 Novembre 2016 - 09:09

    Scusi mr. Ferraresi ma cosa si aspettava? Il Trump narrato dai localla?: brutto, buzzurro e cattivone? Suvvia non facciamo il club dei locallà. C'è una frase di Groucho Marx che mi piace: "Non voglio far parte di un club che persiste a volermi accettare come membro.

    Report

    Rispondi

Servizi