Se anche Merkel minaccia il veto

Sull’immigrazione Renzi può trovare una sponda mica male a Berlino.

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Berlino, Angela Merkel riceve i leader europei alla cancelleria

La strategia del veto di Matteo Renzi per ora non basta a convincere i paesi dell’Est a fare passi avanti sulla solidarietà europea sui migranti. Questa settimana la Slovacchia, che ha la presidenza di turno dell’Ue, ha aggirato le riserve e le obiezioni italiane sul bilancio, presentando al contempo una proposta per rinnegare le quote di ripartizione obbligatorie di richiedenti asilo da Italia e Grecia. In gioco c’è la riforma di Dublino e il ritorno all’Europa senza controlli alle frontiere di Schengen. Il “non-paper” slovacco prevede di sostituire la “solidarietà obbligatoria” con una “solidarietà flessibile”: i paesi che non vogliono quote di migranti possono inviare coperte, tende e aiuti finanziari, o partecipare alla “relocation delle espulsioni” che dovrebbe sostituire la “relocation dei rifugiati”.

 

Tutti contro Merkel

C’è un mistero in Mecklenburg-Vorpommern. Se non ci sono immigrati, perché hanno votato massicciamente contro gli immigrati premiando la Frauke Petry von Raggi che ora pretende di sfidare la Mutti Merkel, mia passione segreta?

 

Il documento ha incontrato una consistente opposizione in una cena dei ministri dell’Interno giovedì. Ma gli argomenti del gruppo di Visegrad sono contagiosi: Austria e Romania ormai sono saldamente nel campo di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca. La Francia tace. La Commissione, che si era inventata le “relocation” obbligatorie, ormai accetta la “solidarietà flessibile”. Per invertire la rotta a Renzi serve un alleato di peso, che non può essere Malta. Per quanto indigesta a un’opinione pubblica nutrita a pane e germanofobia, Angela Merkel è la migliore speranza di far progredire l’Ue sull’immigrazione. La cancelliera è pronta a lanciare una guerra politica ai paesi dell’Est, se non prenderanno almeno una parte dei rifugiati che pesano su Italia e Grecia. Il messaggio dei suoi diplomatici è chiaro: “Schengen non tornerà, se non ci sarà una riforma di Dublino che preveda quote obbligatorie per tutti gli Stati membri”. E i controlli alle frontiere di Germania e Austria oggi danneggiano soprattutto i paesi dell’Est e le loro economie. Il contenzioso con l’Italia sui movimenti secondari dei migranti economici è minore. Con Aleppo sotto le bombe e la Turchia in conflitto con l’Ue, il problema di Merkel è la diga sulla rotta dei Balcani che rischia di cedere. Per ora la cancelliera sta offrendo all’Est la carota del ritorno a Schengen. Ma in campagna elettorale potrebbe essere tentata da bastoni più duri. Se a minacciare il veto sul bilancio Ue oltre a Renzi fosse Merkel, il gruppo di Visegrad sarebbe costretto a piegarsi alle quote di ripartizione obbligatorie.

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Commenti all'articolo

  • Alessandra

    19 Novembre 2016 - 10:10

    La Francia tace...ma si può sapere perché il piano di riallocazione non è mai partito ??? Non sarà mica per i 4 paesi dell'est?!!

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