Londra è un’isola del rimpianto aperta a tutti

 Il sindaco Sadiq Khan ha invitato i lavoratori americani che non hanno votato Trump (sì, ce ne sono) a trasferirsi nella capitale del Regno Unito

Paola Peduzzi

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Sadiq Khan

Sadiq Khan (foto LaPresse)

Il sindaco Sadiq Khan ha invitato i lavoratori americani che non hanno votato Trump (sì, ce ne sono) a trasferirsi nella capitale del Regno Unito

C’è chi protesta contro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, c’è chi manda in giro le liste dei nomi dei grandi elettori che possono – devono! – tradire il voto degli americani, c’è chi organizza sit-in permanenti per i prossimi quattro anni senza mai una distrazione, e c’è chi se ne approfitta. Il sindaco di Londra Sadiq Khan, che è anche uno dei pochi sopravvissuti nel Pantheon delle sinistre occidentali che conserva un’immagine rivoluzionaria, ha invitato i lavoratori americani che non hanno votato Trump (sì, ce ne sono) a trasferirsi a Londra, che è una città aperta a tutti, e anche se c’è la Brexit e non si sa come va a finire, fidatevi: starete bene. Khan era seduto accanto a Sundar Pichai di Google, che stava annunciando grandi investimenti nella capitale inglese, con un’espansione del quartier generale a King’s Cross e la creazione di migliaia di posti di lavoro in più (tremila), ed è intervenuto: “Mi hanno detto che milioni di persone hanno usato il sito di Google il giorno dopo il voto americano, e che una delle frasi più citate nella stringa di ricerca è stata: ‘Dove posso emigrare?’. Se persone di talento americane vogliono venire a Londra, il mio messaggio è semplice: Londra è aperta. E il nostro sito non sta per collassare”. Il riferimento di Khan è al Canada, destinazione preferenziale per gli americani scontenti dell’America: il sito dell’immigrazione canadese si è crashato il giorno dopo l’elezione di Trump.

 
Khan utilizza ogni intervento pubblico per rafforzare l’immagine di Londra come capitale globale, coltiva la retorica della capitale-calamita per controbilanciare il susseguirsi di indiscrezioni sull’andamento altalenante del processo Brexit. Mentre al governo ci si azzuffa – Boris Johnson, dopo un inizio molto istituzionale al ministero degli Esteri, ha ripreso a dire le cose come le pensa, e pare che Theresa May, il premier, sia già oltremodo infastidita – e si aspetta che la Corte suprema definisca il ruolo del Parlamento nell’attivazione del negoziato della Brexit, Londra si conferma un’isola del rimpianto a cavallo tra Europa e America. I delusi dall’ascesa dei movimenti di chiusura dovrebbero accorrere qui, dice il sindaco, per consolarsi certo, ma soprattutto per lavorare, e divertirsi e dimenticarsi che là fuori il mondo sta andando tutto al contrario.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    17 Novembre 2016 - 09:09

    E pensare che gli inglesi hanno l'immigrazione piu' integrata d'Europa. Migrazione dell'est che svolge e bene nel tessuto inglese quelle mansioni che non facevano piu' i nativi. Il punto e' l'immigrazione indiscriminata, pilotata da paesi che giocano al disordine mandando di tutto. Se non si hanno radici comuni l'immigrazione e' distruzione identitaria.

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  • Alessandra

    17 Novembre 2016 - 09:09

    "Se persone di talento americane vogliono venire a Londra" dice il sindaco global, già di per sé "discriminando" , ossia distinguendo i talentuosi, benvenuti, da altri meno dotati che, evidentemente lo sarebbero meno. In una ipotetica tutta la impossibilità di indiscriminazione della sinistra delle porte aperte

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