Quanto peserà su Nato e Ue la svolta filorussa in Europa dell’est

In Bulgaria e Moldavia sono stati sconfitti i candidati europeisti. Il voto preoccupa molto Bruxelles e l'Alleanza atlantica
Quanto peserà su Nato e Ue la svolta filorussa in Europa dell’est

il nuovo presidente bulgaro Rumen Radev alle urne (foto LaPresse)

Due candidati filorussi si sono imposti nelle elezioni presidenziali di domenica in Bulgaria e in Moldavia. La svolta verso est a Sofia è stata decretata dalla vittoria del candidato filorusso del partito socialista d'opposizione, il generale 53enne Rumen Radev, che ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali con il 59,35 per cento dei voti. Il primo ministro conservatore, Boyko Borisov, ha rassegnato le dimissioni e reso noto in un comunicato che "il governo continuerà ad assolvere le proprie funzioni fino all'elezione di un nuovo governo”.

 

Ex capo dell'aeronautica militare, amico di Vladimir Putin e fautore di un riavvicinamento con Mosca, Radev ha nettamente battuto la sua avversaria, la presidente del Parlamento e candidata del partito di governo, Tsetska Tsacheva (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria), che ha ricevuto solo il 36,17 per cento delle preferenze. "La vittoria elettorale del generale Radev è categorica", ha dichiarato Borisov, per il quale i risultati delle elezioni rendono chiaro che il governo di coalizione non avrà più una maggioranza.

 

Le elezioni di oggi aprono un periodo di crisi e incertezza politica a Sofia e sono al contempo uno schiaffo per Unione europea e Nato. A pesare sul voto, che per gli analisti rappresenta una protesta contro l'attuale governo, sono stati soprattutto il malcontento diffuso per la corruzione politica e giudiziaria e l'economia debole, che ha subito il peso delle sanzioni occidentali imposte alla Russia dopo la crisi in Crimea del 2014.

 

"Con la mia vittoria la democrazia ha vinto sull'apatia e la paura e nonostante il rischio di un'apocalisse evocato dal governo, la mia vittoria è l'inizio della missione più importante della mia vita: lavorare per una Bulgaria stabile e prospera", ha commentato Radev. Il Cremlino non ha temporeggiato nel prendere posizione e congratularsi con il neoeletto. I risultati delle elezioni presidenziali rappresentano "la vittoria del patriottismo in Europa”, ha dichiarato Sergei Zheleznayk, membro della commissione del Parlamento russo per gli Affari internazionali. "Il popolo bulgaro ha scelto una strada orientata alla salvaguardia degli interessi nazionali, al riparo dai condizionamenti politici di altri paesi". Sulla stessa linea il senatore Vladimir Dzhabarov, vicepresidente della commissione russa per gli Affari esteri: "Spero davvero che riusciremo a rafforzare le relazioni bilaterali, soprattutto in campo economico. Negli ultimi tempi i nostri rapporti sono stati labili, soprattutto considerando la storica vicinanza tra i nostri paesi”.

 

Anche la Moldavia si riaccosta al potente vicino con la vittoria di Igor Dodon, esponente della minoranza russa. Dodon domenica è diventato il primo presidente eletto direttamente da più di due decenni: ha vinto con quasi il 55 per cento dei voti, sconfiggendo la candidata europeista Maia Sandu, ex funzionaria della Banca mondiale, sostenuta dal Partito popolare europeo, che si è fermata al 44 per cento dei consensi. La piccola e poverissima repubblica ex sovietica, con tre milioni e mezzo di abitanti che sopravvivono grazie agli aiuti della vicina Romania e dell’Alleanza atlantica, ospita all'interno dei suoi confini truppe scelte di Mosca a difesa della minoranza russofona. Come in Bulgaria, gli elettori hanno voluto denunciare la corruzione, la povertà e quella che viene percepita come l'ingiustizia delle sanzioni occidentali contro Mosca. Il blocco russo alle esportazioni agricole moldave, in rappresaglia per le sue aspirazioni europeiste del paese, ha messo infatti ancora più pressione sulla fragile economia moldava, mentre le autorità devono ancora scavare a fondo per uno scandalo bancario che ha coinvolto l'uso improprio di 1 miliardo di dollari, un ottavo del pil del paese.

 

Anche la partecipazione al voto da parte dei molti moldavi che lavorano all'estero è stata elevata, e a Bruxelles così come a Bucarest hanno trascorso ore in coda davanti alle loro ambasciate per partecipare alle elezioni. Più della metà degli aventi diritto ha espresso il proprio voto. "Capisco molto bene la responsabilità che ricade su di me a partire da oggi", ha detto Dodon nella tarda notte di domenica, davanti ai suoi sostenitori. "So che non sarà facile, ma vi prometto che sarò il presidente di tutti, di chi vuole entrare in Europa e di coloro che vogliono stare vicino alla Russia”. Durante la campagna elettorale Dodon aveva dichiarato di voler indire, se eletto, un referendum sull’accordo di associazione del suo paese con l'Unione europea. Ma domenica, ha invece invocato l'unità in Moldavia e ha promesso che ascolterà anche le ragioni di coloro che hanno votato per il suo avversario.

 

Per ora il voto preoccupa molto la Nato e l'Ue, impensierite dall'ascesa dell'influenza di Mosca nel cortile d'Europa.

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