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Occidentali benevoli verso la sharia

"Oggi sono oltre cento le corti della sharia in Inghilterra. E’ una società parallela". Una studiosa olandese è entrata nelle corti islamiche di Londra. Il suo racconto sull’Algemeen Dagblad.
Occidentali benevoli verso la sharia

Donne musulmane in preghiera (foto LaPresse)

La politologa Machteld Zee si è specializzata all’Università di Leiden con una tesi di dottorato sulle corti della sharia in Gran Bretagna. E’ uno dei pochi cittadini stranieri ad aver avuto accesso a questi organismi che gestiscono, fra le altre cose, il 95 per cento dei divorzi fra musulmani nel Regno Unito. La sua ricerca è finita sul tavolo del premier Theresa May, che ha lanciato una inchiesta su questo sistema giuridico parallelo a Londra, Birmingham, Bradford, Manchester, Nuneaton e che agisce legalmente al fianco della common law. Il British Arbitration Act e l’Alternative Dispute Resolution classificano, infatti, le corti islamiche come tribunali arbitrali. “Confrontate l’Olanda negli anni Ottanta e oggi”, ha detto Zee. “E vedrete l’influenza dell’islam in tutto il mondo, l’Arabia Saudita ha sommerso il mondo con migliaia di imam, libri di testo, moschee e un sacco di soldi”. 

 

Gli islamisti vogliono convincere i loro compagni di fede ad abbracciare la sharia, la legge islamica. Ma questi fondamentalisti sarebbero stati aiutati da “utili infedeli”, gli intellettuali non musulmani, i politici e gli opinion maker che non vogliono offendere i musulmani. “Molti musulmani trovano questa posizione idiota, ma altri la usano per criticare chi è ‘islamofobo’ o ‘razzista’. Gli autori che ho intervistato per la mia inchiesta sono generalmente benevoli verso i tribunali della sharia. Ma indovini un po’? Nessuno di loro ha mai partecipato a una sessione di questo tribunale. Non sanno cosa sta succedendo lì”. Oggi sono oltre cento le corti della sharia in Inghilterra. Ho scoperto un sistema giuridico completo, molto più sistematico di quanto mi aspettassi e in contrasto con le nostre leggi laiche. Le donne devono richiedere a un tribunale della sharia di sciogliere il matrimonio, per esempio, perché il loro marito le maltratta. E’ una società parallela. Le donne sono ‘invitate’ da questi tribunali ad accettare la poligamia e a non denunciare i casi di violenza domestica. I padri che abusano ricevono la custodia dei loro figli”. 

 

Zee attacca quegli “intellettuali occidentali che scoraggiano l’isolamento dei fondamentalisti nelle comunità musulmane e che le islamizzano. Perché una scuola all’Aia preventivamente decide di rinunciare alle decorazioni di Natale? Non dobbiamo. Lo stiamo facendo a noi stessi. Dobbiamo essere molto più resistenti e chiamare con il suo nome l’islamizzazione”. 

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    23 Dicembre 2016 - 18:06

    Un articolo da incorniciare per i politically correct nostrani: i più scafati e intelligenti già le sanno queste cose; il "problema" dell'Islam, per chi li accoglie, non è il credere in Allah ma il comportamento codificato (sharia) che confligge con i nostri codici e quindi genera il crearsi di circuiti alternativi

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