Frauke Petry parla delll'impatto sulla politica federale nel BPK a Berlino (foto LaPresse)

A cosa punta Frauke Petry

Incontro a Lipsia, a tu per tu con la leader di Alternative für Deutschland (AfD), diventata in pochi mesi protagonista della scena politica tedesca. “L’èra di Angela Merkel è agli sgoccioli”, dice, fiera dei successi in Germania. Il pericolo dell’immigrazione, i rapporti con l’Ue e le mamme in politica.

Lipsia. La prima impressione è di avere a che fare con una donna pragmatica alle prese con i problemi quotidiani di chi cerca di conciliare un’intensa attività lavorativa con i doveri domestici di una madre divorziata con quattro figli ancora bambini. Qualche pregiudizio, lo ammetto, inizialmente lo avevo anche io. La trattativa per organizzare l’intervista con Frauke Petry, definita l’anti Merkel, leader di Alternative für Deutschland (AfD), era stata lunga e complessa. Tra gli impegni personali e le scadenze elettorali del partito che sta erodendo il potere della Cdu della cancelliera, l’appuntamento era stato spostato più volte. Mi aspettavo un piccolo corteo di portavoce e addetti stampa pronti a porre veti e condizioni sulle domande e a mettermi fretta sui tempi. La realtà è ben diversa.

 

La incontro a Lipsia, la città dove Petry vive con i figli, in un anonimo ufficio di rappresentanza dell’AfD. Arriva sola, trafelata, piena di pacchi della spesa e borse piene di carte. Soprattutto arriva con una buona mezz’ora di ritardo, evento già abbastanza raro per un tedesco, ancora di più qui all’est. Non ci sono addetti stampa né guardie del corpo nonostante due giorni prima qualcuno le abbia bruciato l’auto sotto casa. L’aspetto è inappuntabile: camicia bianca sotto la giacca azzurra, un velo di trucco che incornicia gli occhi verdi, più che grazia emana determinazione. Questa signora di 41 anni, diventata in pochi mesi protagonista della scena politica tedesca, appoggia su un tavolo i sacchi della spesa, abbozza veloci scuse per il ritardo e fa partire, prima che il cronista apra bocca, una raffica di domande. Vuole sapere quale sia la percezione della stampa italiana sull’avanzata elettorale dell’AfD.

 



 

Frauke Petry si informa sulla situazione del Movimento 5 stelle a Roma, partito con il quale la collaborazione, a livello europeo, è già attiva. Ottenute le risposte passa immediatamente ad analizzare gli ultimi successi elettorali in Germania.
“L’èra di Angela Merkel è agli sgoccioli, la cancelliera sta perdendo il consenso, inizia a mancarle la terra sotto i piedi. Basta vedere i voti che ha perso nel suo collegio elettorale in Meclemburgo-Pomerania (dove l’AfD ha sorpassato la Cdu diventando la seconda forza della regione), negli ultimi tempi sta facendo sempre più errori e questo dimostra che sente il fiato sul collo”. Frau Doktor Petry, come viene annunciata nei comizi, mette subito le mani avanti. Ci tiene a spiegare che il suo è un partito giovane e nonostante i buoni risultati elettorali bisogna stare attenti a non bruciare le tappe. Quindi il primo obiettivo, spiega, resta quello di entrare al Bundestag per far crescere un gruppo di deputati in grado di organizzare un’opposizione convincente e costruire un nuovo Volkspartei, un “partito del popolo”. Solo dopo si potrà pensare al resto. Petry è abile nel cambiare registro a seconda dell’interlocutore, alternando posizioni più estreme su immigrazione ed economia a punti di vista più moderati soprattutto quando bisogna spegnere le polemiche alimentate dalle simpatie antisemite o razziste di qualche esponente di spicco del suo partito.

 

“La stragrande maggioranza dei giornalisti ha forti pregiudizi contro di noi. Da circa tre anni c’è una campagna di diffamazione che punta a dipingerci come un movimento di estrema destra con tendenze neonaziste, il che non è assolutamente vero. Sui giornali mi chiamano addirittura ‘Adolfina’: questo mi ha ferito molto perché non corrisponde alla realtà e mostra quanto sia ampia la demonizzazione della AfD”. Alternative für Deutschland, il movimento fondato nel 2013 da un professore di macroeconomia dell’Università di Amburgo, Bernd Lucke, non nasceva su posizioni xenofobe. L’obiettivo dichiarato era mettere in discussione l’euro e l’adesione della Germania alla moneta unica. Al primo appuntamento elettorale sfiorò la soglia di sbarramento del 5 per cento per entrare nel Parlamento nazionale attirando intellettuali, manager e imprenditori. La svolta arriva nell’estate del 2015 con l’abbandono di Lucke e di altri professori che denunciano lo spostamento del partito, grazie alla nuova leadership della Petry, su posizioni considerate troppo populiste e illiberali.

 

Gli scandali scoppiati per le velate simpatie neonaziste di qualche esponente del partito, oppure dovute a una strategia mediatica che punta ancora oggi a fare breccia con dichiarazioni politicamente scorrette, si susseguono. L’ultimo in ordine di tempo è il tentativo di riabilitare un aggettivo da anni in disuso, volkish – derivato da volk, popolo, che in italiano si potrebbe tradurre in senso lato come etnico –, molto in voga negli anni del Terzo Reich per indicare persone appartenenti a una determinata razza. Immediate le accuse di apologia del nazismo alla Petry, che per tutta risposta rivendica il diritto di riportare il termine al suo significato originale, senza i connotati negativi assunti nel periodo tra le due guerre. Per questo chiediamo se lei stessa definirebbe l’AfD un partito conservatore. “Noi ci definiamo conservatori liberali e anche nazionalisti. La AfD è l’unico partito che sostiene un sano patriottismo. Secondo noi non soltanto è naturale ma sarebbe un modello vincente per tutti gli stati sovrani. Molti dei nostri sostenitori sono anche liberali, perché in buona parte sono imprenditori o lavoratori autonomi che apprezzano la libertà di impresa. Sono però consapevoli che la libertà pone dei limiti e questo si traduce in protezione delle frontiere e tutela dei diritti dei cittadini. Senza limiti si sprofonderebbe nell’anarchia”.

 

Frauke Petry spiega che gli ultimi risultati elettorali danno ragione alla sua linea politica. Afd è riuscita a entrare in dieci parlamenti regionali su sedici, prendendo voti da destra a sinistra anche in una piazza difficile come Berlino dove ha raggiunto il 14 per cento – un risultato ottenuto grazie al crollo della Cdu, al suo minimo storico, ma anche ai sei punti percentuali persi dai socialdemocratici, a riprova che la crisi riguarda entrambe le Volksparteien. “Tenete conto che il clima non è certo facile: molti nostri attivisti sono stati minacciati e aggrediti. Purtroppo non succede soltanto a Berlino ma da molte altre parti in Germania… anche qui a Lipsia. Semplicemente non viene tollerato chi esprime idee che non sono allineate a quelle dei partiti tradizionali di destra o sinistra”.

 

Gli avversari dicono che l’Afd ha assorbito i voti che prima andavano all’Npd, il partito nazionaldemocratico tedesco che raccoglie il voto dei simpatizzanti neonazisti. “Non è affatto così. Guardiamo la Sassonia (dove l’AfD è il secondo partito con il 24 per cento) dove abbiamo ottenuto voti sia dalla base elettorale della Cdu sia dalla sinistra. Il fatto che fra i nostri elettori vi siano anche ex sostenitori nazionaldemocratici corrisponde a realtà ma si tratta di una percentuale relativamente bassa, intorno al 3 per cento. L’attuale sindaco di Berlino ha detto che il 14 per cento di voti per l’AfD dimostra che i nazisti stanno avanzando, definendo così il 14 per cento dei berlinesi come nazisti. La realtà è che l’Afd ha adottato criteri molto rigidi di selezione del proprio personale politico. Sin dal 2013 il nostro partito ha adottato la regola per cui gli ex membri dell’Npd non possono essere accettati. Questa regola non esiste nella Cdu, nella Spd o in altri partiti dove ci sono esponenti politici con un passato che noi consideriamo decisamente problematico. Però di questo non parla nessuno”.

 

A più di un anno dal celebre “Wir schaffen das!” (Ce la faremo!) con cui la Merkel ha aperto le porte a un milione di migranti, il tema dell’immigrazione è sempre più il cavallo di battaglia col quale l’AfD sta minando il potere elettorale della cancelliera. A ogni comizio o intervista Frauke Petry ripete il suo mantra: la politica della Merkel sui migranti è catastrofica. E i voti arrivano. Montagne di voti, specialmente nelle regioni dell’est – per esempio in Meclemburgo-Pomerania – dove peraltro la percentuale di migranti è ben al di sotto della media nazionale. Così Petry ruba spazio a destra della Merkel, infrangendo uno dei capisaldi della politica tedesca dal dopoguerra a oggi, ribadito più volte dal leader bavarese Franz-Josef Strauss, per il quale a destra del binomio Cdu/Csu non sarebbe mai dovuto nascere nulla. “La Merkel non ha capito che l’apertura dei confini tedeschi ha portato a un’immigrazione illegale di massa – dice la Petry – Certo ci sono anche profughi in fuga dalle guerre, ma bisogna distinguere. Le autorità riconoscono come profughi anche coloro che arrivano dal nord Africa e dall’Afghanistan che sono migranti economici illegali e che devono essere rimpatriati. Noi siamo l’unico partito che si oppone a questa immigrazione selvaggia, un milione di immigrati soltanto nel 2015. Inoltre si tratta di persone che non si mantengono da sole ma sono assistite al cento per cento dallo stato. Anche un sistema sociale ottimo come quello tedesco non può sostenere a lungo questo stato di cose perché il risultato sarà una guerra fra poveri. In tutto ciò un miliardo e mezzo di euro viene sottratto dai contributi versati dai cittadini per la Sanità e trasferito ai richiedenti asilo, ovvero a persone che non hanno fatto mai nulla per questo paese. Se la Merkel continuerà con questa politica, metterà presto fine alla sua carriera politica”.

 

Ma dopo le ultime batoste elettorali la cancelliera inizia ad ammettere che c’è qualcosa da cambiare. “Angela Merkel ha dichiarato che se potesse riporterebbe indietro le lancette dell’orologio a prima del settembre dell’anno scorso, ma non ha ancora ammesso che è stato un grandissimo errore aprire le frontiere in maniera indiscriminata – spiega la Petry – Il dibattito nella Cdu è aperto. Non si capisce se si parla di controllare le frontiere oppure di chiuderle, o di rispedire a casa i richiedenti asilo non aventi diritto. E’ un dibattito molto confuso: se analizziamo i dati vediamo che viene espulso appena il 10 per cento di chi dovrebbe essere mandato via. Se consideriamo che su 600 mila persone ne espelliamo soltanto 60 mila, significa che avremo un afflusso di ben 400 mila migranti entro la fine dell’anno. Che altro deve succedere per cercare di evitare il disastro?”.

 



 

La leader dell’AfD ha dichiarato che in casi estremi le forze dell’ordine devono essere pronte a sparare sugli immigrati. “Negli ultimi decenni ci sono stati moltissimi casi in cui si è dovuti ricorrere all’uso delle armi alle frontiere per fermare gli ingressi illegali – ribatte la Petry – Basta dare uno sguardo alle leggi tedesche per rendersi conto di cosa significhi la protezione dei confini e come questa non venga mai applicata. Se si vuole proibire la difesa armata dei confini in Germania bisogna prima modificare la legge. Negli ultimi anni, invece, abbiamo tollerato sempre di più il superamento illegale delle frontiere da parte dei migranti e questo ha peggiorato la situazione. L’alternativa sarebbe quella di eliminare le frontiere. Ma quando i confini di un determinato stato cessano di esistere, smette di esistere lo stato stesso”.

 

L’AfD sostiene che i migranti che non riescono a ottenere diritto d’asilo nell’Unione europea dovrebbero essere accolti su qualche isolotto, sotto la sorveglianza dell’Onu, al di fuori del territorio europeo. “Prima di tutto dobbiamo partire dallo status quo perché ci sono centinaia di migliaia di immigrati illegali in Germania – spiega la Petry – La questione è come possiamo costringerli a lasciare il territorio tedesco ed europeo. La Germania non ha accordi con i paesi d’origine e molti di questi si rifiutano di riaccogliere i loro cittadini. Vogliamo che il ministero per i Migranti e i Profughi sia trasformato in un ministero del Rimpatrio con il compito di accertarsi che queste persone tornino effettivamente a casa loro. E quelli che ‘non si ricordano’ da dove sono venuti – cosa che riteniamo molto scorretta – devono temporaneamente essere accolti in centri di accoglienza sorvegliati dall’Onu. Potrebbe essere in un paese come la Libia oppure in delle isole dove le donne e gli uomini possano vivere separati. Sono sicura che così molti di loro si ricorderebbero del paese da cui provengono. Anzi molti se ne stanno ricordando già adesso. Sui giornali leggiamo che molti iracheni e afghani stanno tornando nei loro paesi dove inizialmente si sentivano minacciati. Questo dimostra quanto fosse falsa la favoletta dei perseguitati”.

 

Modi cortesi ma decisi, Frauke Petry ha una biografia per certi versi simile a quella della cancelliera. Nasce a Dresda, ex Germania est, dottorato in Chimica, un passato recente da imprenditrice. Divorziata ha mantenuto il cognome del primo marito (come Angela Dorothea Kasner in Merkel), un pastore protestante che dopo il divorzio è passato allo schieramento rivale, iscrivendosi alla Cdu. Ora la leader dell’AfD ha una nuova relazione con un dirigente del suo partito. Hanno fatto scalpore le sue dichiarazioni sulla politica per le famiglie in Germania – soprattutto da quando il tasso di natalità dei migranti risulta più alto di quello dei tedeschi – con l’ennesimo attacco alla Merkel, accusata persino di non essere mai stata madre. “Un buon politico deve fare figli”, ha proclamato Frauke Petry. “Da oltre 60 anni in Germania nascono pochi bambini – dice oggi – Per decenni in questo paese le politiche a favore della famiglia sono state trascurate. Siamo consapevoli del fatto che i migranti fanno più figli fino a quando non vengono integrati nel tessuto sociale. Aspettarsi, come fa il governo Merkel, che la politica sull’immigrazione possa compensare il nostro deficit demografico è sbagliato e anche poco rispettoso nei confronti degli stessi siriani o iracheni che dir si voglia. Non possono essere loro a incrementare le nascite in Germania, perché questo è compito del nostro governo e dei nostri cittadini”.

 

Ma ha un peso politico il fatto che lei ha quattro figli e Angela Merkel nessuno? “Avere dei figli necessariamente amplia gli orizzonti perché costringe a guardare oltre, al loro futuro. Ed è una consapevolezza che io ho avuto da subito, appena è nato il mio primo bambino. Ritengo che avere dei figli sia un valore aggiunto quando si fa politica. Il fatto che da decenni i vertici del panorama politico tedesco siano composti quasi esclusivamente da persone senza figli non può sicuramente essere considerato un bene per il paese. Secondo me non sono persone in grado di concepire in pieno progetti rivolti alla vita di futuri adulti. Comunque vorrei sottolineare che non ho nulla contro Angela Merkel, che ritengo una donna intelligente, anche se dal punto di vista dei contenuti, ci separa un mondo”.

 

A proposito di contenuti: esiste un pericolo di islamizzazione della Germania? “La composizione della nostra popolazione sta cambiando – risponde la Petry – C’è una giovane donna, un’insegnante islamica tedesca, i cui studenti in parte si sono trasferiti nello Stato islamico per unirsi ai foreign fighters, che ha affermato che i tedeschi delle prossime generazioni non avranno più capelli biondi e occhi azzurri, ma porteranno il velo e avranno gli occhi scuri. Il fatto è che se non si pongono limiti questa potrebbe diventare la realtà. Siamo certi che la maggioranza dei tedeschi non sia d’accordo con questa specie di mutazione della nostra società. Ma molti hanno paura di dirlo apertamente per il timore di essere additati come estremisti di destra, nazisti oppure xenofobi”.

 

L’AfD è contraria al divieto del velo integrale, ma questo secondo alcuni è incompatibile con la libertà religiosa: “La libertà di religione non può prevalere sugli altri diritti fondamentali. Inoltre la maggior parte delle donne musulmane non indossa il velo per libera scelta. Leggevo che un siriano, residente in Germania, dopo un litigio con la moglie che non voleva sottomettersi alle rigide regole islamiche, ha gettato i tre figli uno dopo l’altro dalla finestra. Se aprissimo gli occhi sui problemi delle donne, vedremmo quanto queste siano vittime di vessazioni sistematiche. Tuttavia Merkel, a differenza di molti esponenti del suo partito, sostiene che il burqa sia una espressione della multi-religiosità. Noi pensiamo che la libertà di religione in Germania debba continuare a esistere, ma debba valere in privato e non essere ammantata di significato politico. Gli islamici, soprattutto i loro leader, si comportano spesso in maniera opposta. Questo è chiaro anche nel cambiamento dei costumi e delle abitudini, quando si raccomanda alle ragazze tedesche di non indossare gonne corte per rispetto dei loro compagni islamici oppure quando nelle scuole si chiede di non consumare carne di maiale. Negli ultimi anni in Germania sta emergendo un carattere repressivo, si tenta di cambiare il nostro modo di vivere. Quello che per noi è chiaro è che in pubblico le donne non devono essere velate. Se vogliono farlo a casa loro nulla in contrario, perché l’ambito pubblico inizia subito fuori dalla porta di casa”.

 

A livello europeo, l’AfD intrattiene rapporti con partiti come il Front national di Marine Le Pen in Francia o con l’Ukip in Gran Bretagna. “In comune abbiamo l’estremo scetticismo nei confronti dell’Ue che secondo me ha fallito essenzialmente in tre punti chiave: principio di libertà, responsabilità e concorrenza. Quest’Europa, con il fallimento dell’euro e della politica di accoglienza, è sempre più debole. Partiti come la AfD, non sono scettici nei confronti dell’Europa bensì dell’Unione europea anche se spesso i due termini vengono confusi. Noi vogliamo un’Europa diversa, più libera, che rafforzi la sovranità dei paesi membri. Un’Europa senza la Commissione europea, in cui non vi sia un Parlamento europeo che prende decisioni al posto dei parlamenti nazionali”. Con quali partiti italiani avete contatti? “A oggi AfD ha due parlamentari europei – dice la Petry – Uno lavora nel Gruppo Europa delle Nazioni dove è rappresentata anche la Lega nord, l’altro con il Gruppo dell’Ukip dove ha rappresentanza anche il M5s. Quindi i contatti ci sono e non escludo in futuro di allargare il dialogo anche ad altri partiti”.
Il futuro, appunto. Quali sono i prossimi obiettivi elettorali dell’Afd? “Vogliamo fare presto. Con le elezioni al Bundestag del 2017 entreremo in Parlamento. Nel 2021 potremo puntare alla leadership perché la Germania deve cambiare e non può attendere altri decenni”.