Numeri e ideologia: ecco dove nasce la violenza dei neri contro la polizia americana

Gavin Long, ex marine afroamericano, domenica mattina ha ucciso tre agenti della polizia a Baton Rouge. Nei giorni precedenti aveva postato diversi video in cui invitava a reagire con la violenza al presunto odio razziale degli agenti nei confronti della comunità di colore
Numeri e ideologia: ecco dove nasce la violenza dei neri contro la polizia americana

La conferenza stampa delle autorità di Baton Rouge dopo la sparatoria di domenica (foto LaPresse)

Domenica mattina un ex marine afroamericano di 29 anni, Gavin Long originario di Kansas City nel Missouri, ha ucciso tre poliziotti e ne ha feriti altri tre con un fucile vicino a un negozio di Baton Rouge, in Louisiana. L'uomo è stato ucciso dall'intervento delle forze dell'ordine. La polizia ha parlato di un'imboscata che ha portato alla morte degli agenti Montrell Jackson, 32 anni,  Matthew Gerald, 41 anni e del vice sceriffo Brad Garafola, 45 anni.

 

Long aveva pubblicato sui social network alcuni video in cui contestava il trattamento riservato dalla polizia americana nei confronti della comunità di colore e invitava i cittadini a ribellarsi. In uno dei filmati, l'uomo precisava di non essere legato ad alcun gruppo o organizzazione ma di considerarsi affiliato "allo spirito di giustizia".  Si tratta del secondo omicidio nella cittadina nel giro di pochi giorni. Il precedente di due settimane fa, in cui la polizia aveva ucciso un altro uomo di colore, Alton Sterling, aveva causato un'ondata di proteste e contestazioni che erano culminate con gli omicidi di Dallas, durante una manifestazione dell'associazione "Black Lives Matter".

 

Gavin Long aveva servito nei marine dall'agosto del 2005 all'agosto del 2010 con il grado di sergente. Aveva combattuto in Iraq dal 2008 al 2009, guadagnandosi sul campo molte medaglie e riconoscimenti. Su internet usava lo pseudonimo Cosmo Setepenra e aveva scritto diversi post su quelli che considerava atti di ingiustizia contro le persone di colore. In uno di questi aveva scritto che "bisogna difendersi". Sempre ricostruendo le ore precedenti all'assalto di Baton Rouge, risulta che Long si era recato a Dallas dopo l'attacco che portò alla morte di altri cinque agenti di polizia uccisi da un cecchino di colore. In un video pubblicato il 10 luglio, forse girato proprio a Dallas, Long diceva che solo la violenza e la pressione finanziaria avrebbero portato a un cambiamento: "Sappiamo cosa serve. Solo rispondere all'attacco e il denaro. E' l'unica cosa di cui si preoccupano". "Soldi e sangue, soldi e sangue, soldi e sangue. Nient'altro". In un altro tweet aveva scritto che "la violenza non è 'la' risposta ma una risposta, ma fino a che punto accetteremo che i nativi americani si estingueranno?".

 

 

Alcuni giorni prima di morire nella sparatoria, uno degli agenti uccisi, Montrell Jackson, aveva scritto su Facebook un post molto toccante in cui diceva che essere un poliziotto di colore a Baton Rouge era diventato molto difficile. "Giuro su Dio che amo questa città. Ma mi chiedo se anche lei ami me".

 

In realtà, come aveva scritto anche il Foglio, i numeri e le statistiche sui morti di colore negli Stati Uniti raccontano una realtà diversa da quella descritta seguendo la logica del presunto odio razziale. Secondo diversi studi, non esiste alcuna prova di un pregiudizio basato sul colore della pelle capace di spingere gli agenti della polizia a uccidere afroamericani.

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