"Law and order", versione Trump

Gli episodi di violenza nel paese, da Dallas a Baton Rouge, influenzano anche la prima giornata della convention di Cleveland. Si rafforza il primo punto programmatico di The Donald: “Make America Safe Again”.

"Law and order", versione Trump

Cleveland, proteste e misure di sicurezza in vista della convention repubblicana (foto LaPresse)

La prima giornata della convention del partito repubblicano a Cleveland non potrebbe avere titolo e impostazione programmatica più chiari: “Make America Safe Again”. La sicurezza è l’epicentro del terremoto politico di Donald Trump, la sintesi del suo coacervo ideologico, e se il tema ha diverse declinazioni – sicurezza nazionale, protezione economica ecc. – l’allungarsi della catena delle violenze a Baton Rouge fa gravitare quel “safe” dalle parti della pubblica sicurezza. Questione di leggi ferree, di polizia, di strategie chiodate per mettere ordine in quella “divided crime scene” che è l’America descritta da Trump, ferita internamente dalle tensioni razziali e minacciata all’esterno dal terrorismo islamista.

 

Dalla strage di Dallas il candidato repubblicano insiste forsennatamente sul tema della sicurezza, ha presentato il suo ticket con Mike Pence come la squadra del “law and order”, ieri ha introdotto la prima intervista con il candidato vicepresidente, nella solita ambientazione dorata a metà fra il satrapo levantino e l’oligarca russo, come incentrata innanzitutto sulla legge e l’ordine. I due sono tornati anche sulla proposta di chiudere le frontiere americane per i musulmani, idea che si è trasformata dapprima in un’inibizione per chi viene da paesi a rischio e poi in una procedura di “extreme vetting”, procedura indefinita che non cambia tuttavia la sostanza politica del discorso. L’imboscata con cui domenica mattina il 29enne Gavin Long ha uccisi tre agenti di polizia nella capitale della Louisiana è rimbalzata istantaneamente fino a Cleveland, che nei giorni ad alta tensione della convention incarna l’immagine della città sigillata con misure di sicurezza militari, messe in piedi per evitare che gli attriti si trasformino in esplosioni.

 

Migliaia di poliziotti sono stati chiamati da altri stati per dare manforte ai cinquecento agenti assegnati alla protezione della Quicken Loans Arena, e il capo del sindacato della polizia ha chiesto al governatore dell’Ohio, John Kasich, di sospendere la legge che permette di portare liberamente armi in pubblico. Kasich, già candidato anti Trump, non ha però l’autorità per scavalcare la Costituzione e le leggi federali. Per “Make America Safe Again” Trump mette in scena il primo atto di un reality in cui gli eroi di Duck Dynasty – show fatto di fucili da caccia e conservatorismo sociale – s’incontrano con gli eroi americani traditi da Hillary Clinton a Bengasi, i fratelli di un agente ucciso da immigrati clandestini messicani vanno a braccetto con i Navy Seal che proteggono l’America dai remoti outpost dell’Afghanistan. L’ex governatore del Texas, Rick Perry, si darà il cambio sul palco con il più importante dei militari nella personale gerarchia di Trump, Michael Flynn, che ha aggiornato l’idea bushiana dell’ “asse del male”, mentre i senatori Tom Cotton, Jeff Sessions e Jon Ernst faranno la loro comparsa, come previsto.

 

Lo speaker Paul Ryan tenterà di articolare una versione del turismo accettabile per l’establishment, in parte ringalluzzito dalla nomina dell’amico e comune allievo “kempiano” Pence, un’iniezione di conservatorismo mainstream. Chi in questo clima “law and order” ha visto le proprie azioni politiche aumentare drasticamente di valore è Rudy Giuliani, ex sindaco di New York che incarna l’idea della lotta senza quartiere al crimine. Il suo intervento è passato al rango di uno dei più attesi. A ingentilire con la sua algida eleganza il clima maschio c’è Melania Trump, primo dei sei membri della famiglia che parleranno alla convention. Non c’è discorso politico che valga quanto il brand.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi