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Il J’accuse! di una ex spia belga. “Qui decide tutto il pol. corr.”

Un ex agente dell’antiterrorismo a Bruxelles accusa il suo paese di non aver compreso la minaccia dell’islam quando era in tempo

di Bernard Snoeck | 25 Marzo 2016 ore 10:31

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Perquisizione di una casa situata nel quartiere delle istituzioni europee a Bruxelles (foto LaPresse)

Scandalizzato dagli eventi di Bruxelles, accuso il Belgio di aver applicato una strategia “wait and see” per anni e di non aver mai dato ai servizi d’intelligence i mezzi per fare il loro lavoro con professionalità per provare a evitare questo tipo di attacchi.
Accuso i politici di non aver mai voluto capire l’ascesa dell’islam estremista e di averla ignorata deliberatamente perché temevano di perdere voti e di essere considerati “politicamente scorretti”. Li accuso di aver lasciato che in molte città belghe proliferasse l’estremismo jihadista per anni, al punto che un leader socialista mi disse che “sappiamo che il problema è a Molenbeek, ma cosa ci vuoi fare, dobbiamo tenerci buoni quegli elettori”. Accuso i politici a tutti i livelli per non aver dato le risorse necessarie ed essenziali ai servizi d’intelligence e di polizia, per averli costantemente privati di fondi e non aver varato le leggi che avrebbero potuto permettere loro di essere più efficaci. La comunità d’intelligence manca delle giuste risorse umane. Accuso i politici di non aver dato addestramento efficace allo staff dei servizi d’intelligence e di aver nominato la dirigenza unicamente in base alla loro affiliazione politica. Accuso l’ex ministro della Difesa di non aver autorizzato un’investigazione approfondita sull’islam radicale nelle Forze armate per “non stigmatizzare la popolazione musulmana nell’esercito”, anche se sappiamo che ci sono estremisti islamici nell’esercito.

 

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Accuso l’incompetenza di alcuni manager dell’antiterrorismo militare che non hanno capito come funziona l’intelligence e hanno messo il nostro lavoro in pericolo ogni giorno prendendo le decisioni sbagliate. In Belgio il capo dell’antiterrorismo non ha mai avuto un background d’intelligence e non ha mai avuto nessuna capacità specifica che giustificasse la sua nomina. L’ultimo ufficiale militare a capo del dipartimento ci parlava sempre della sua mancanza d’interesse per l’analisi (“non ne abbiamo bisogno”) e decise di eliminare tutto l’archivio del dipartimento. Come possiamo analizzare le minacce senza la conoscenza, senza il contesto, senza capire qual è la posta in gioco?

 

Ricordo che uno dei capi delle forze di sicurezza del Belgio mi disse che avremmo potuto fermare un attacco chimico con l’acqua dei bocchettoni dei camion dei pompieri. Fu quando il presidente Bush visitò Bruxelles nel 2005. Ricordo che il capo di uno dei dipartimenti della Sicurezza nazionale si arrabbiò quando nel 2001 gli dissi che il Belgio era da decenni una base del terrorismo. Un’informazione che tutti conoscono da almeno vent’anni e sulla quale nessuno ha fatto niente o quasi niente, perché a nessuno importava o aveva i mezzi per fare alcunché. Questo “politicamente corretto” prende tutte le decisioni nel nostro paese! Accuso l’antiterrorismo militare di avere un approccio amatoriale: una mancanza gravissima di persone sul campo e una mancanza gravissima di conoscenza dell’islam.

 

Non posso finire questo “J’accuse” senza pensare ai miei ex colleghi dell’intelligence e della polizia federale che hanno sempre dimostrato volontà di lavorare nella maniera più professionale possibile mentre i politici dimostravano sostegno solo davanti alle telecamere nelle conferenze stampa. I leader politici non ascoltano i servizi d’intelligence, mai: quando è stata l’ultima volta che sono venuti da noi per cercare di capire la nostra missione? Quando è stata l’ultima volta che hanno visto con i loro occhi la mancanza di mezzi di cui avremmo bisogno per garantire la sicurezza dei cittadini? Purtroppo è troppo tardi. Se i responsabili di questi attacchi sono ovviamente i jihadisti, ci sono anche persone responsabili di aver lasciato che questi attacchi accadessero, e queste persone dovranno essere considerate responsabili per il loro fallimento davanti ai cittadini del Belgio. Gli attacchi sono il risultato di anni di cattiva gestione e di mancanza di visione e il governo attuale può solo provare a tappare le falle di una situazione che ha ereditato. Dobbiamo reagire e proporre soluzioni. Non è più una scelta, lo dobbiamo alle vittime del terrorismo e per rispondere dei nostri fallimenti.

 

Intervento pubblicato su
www.intelligencesecurity.org

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI ATTENTATO BRUXELLES , TERRORISMO , BELGIO , SERVIZI SEGRETI , INTELLIGENCE

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