Speciale Trump

Di cosa parlavano i settimanali migliori del mondo. Sei mesi di copertine sul biondissimo palazzinaro, che viste tutte di fila sembrano un’elaborazione del lutto
Speciale Trump

Donald Trump ha colonizzato l’editoria internazionale negli ultimi mesi. La sua faccia è stata su tutti i magazine del mondo, a rotazione. E ora che, dopo la vittoria al Super Tuesday, il candidato è a un passo dalla nomina, ora che nessuno può più derubricare Trump a un fenomeno secondario, è giunto il momento di guardarsi indietro. Alcuni commentatori hanno detto che per il Partito repubblicano accettare la candidatura di Trump è stato come passare attraverso le varie fasi di elaborazione del lutto. Con le copertine è lo stesso.

 


 

 

Ve la ricordate questa copertina? Era luglio 2015, tutti parlavamo di Hillary e Jeb, Jeb e Hillary e le dinastie imperiture. E’ stata l’ultima volta.

 

 

 


 

 

Quella stessa settimana, il New Yorker raffigurava Trump come un bambino ciccione che irrompe nella piscina dei candidati repubblicani. Oggi sembra quasi naïve.

 

 

 


 

 

Ad agosto Donald era ancora un outsider, e Time ha pubblicato la prima copertina “bold” di una lunga serie. “Deal with it”, dice il biondo palazzinaro, ma nessuno ancora ci credeva.

 

 


 

Settembre, l’Economist inizia a rendersi conto del problema. Con una copertina che resterà una delle migliori su Trump, fa elicotterare il proverbiale toupet sulla Casa Bianca. Speranzosi, credevamo che l’establishment del Gop sarebbe riuscito a liberarsi dell’intruso.

 

 

 


 

Era ottobre, e c’era ancora chi aveva il coraggio di usare Trump per cercare di apparire più intelligente degli altri. Era Frank Rich, che sul magazine New York arrivava ad argomentare che Trump stava salvando niente di meno che la democrazia americana.

 

 


 

Gennaio 2016 e Time esce con un’altra delle sue copertine choc. “How Trump Won”, si leggeva dietro a una bella foto in bianco e nero. Allora sembrava un’esagerazione, oggi è profetico.

 

 

 


A fine gennaio i conservatori iniziano a preoccuparsi. La National Review pubblica un manifesto ideologico durissimo contro Trump. Sarà un evento memorabile, ma le sue conseguenze rimarranno solo su carta.

 

 

 


 

Inizio febbraio, il magazine del Washington Post guarda Trump da vicino, sembra pronto a divorare tutti i repubblicani.

 

 

 


 

 

Ed eccola, infine, la stordita accettazione della realtà. Really?, si chiede l’Economist. Really.

 

 

 


 

Fast forward a questa settimana. Per la prima volta Time collega il nome di Trump alla carica di 45esimo presidente degli Stati Uniti. La nomination non è ancora assicurata, ma quasi. E dopo c’è Hillary. Ma anche solo sei mesi fa, chi avrebbe mai creduto che saremmo arrivati fin qui?

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