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Politica, commercio e... una statua di Colombo. Cosa c'è da sapere sulla visita di Renzi in Argentina

Il premier italiano beffa Spagna e Francia e sarà il primo leader europeo a incontrare Macri a Buenos Aires

di Maurizio Stefanini | 15 Febbraio 2016 ore 18:16

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“Vi scrivo dal volo verso Buenos Aires. Passerò lì 24 ore molto intense, assieme a Mauricio Macri, nuovo presidente argentino. La leadership di Macri potrà dare un grande impulso a questo meraviglioso Paese, sono e siamo convinti di questo”, ha scritto Matteo Renzi sulla sua consueta e-news mentre viaggiava verso l’Argentina. Sono stati gli italiani i primi detentori di bond argentini cui Mauricio Macri ha offerto un risarcimento per il default del 2001, dopo i lunghi anni di muro contro muro dei governi Kirchner. È ora Matteo Renzi è il primo leader italiano a visitare l’Argentina dopo 18 anni in cui le relazioni tra due paesi, uniti da tanti legami storici, di sangue e culturali, sono stati divisi dal problema dei 50.000 obbligazionisti retail, detentori di titoli per circa 900 milioni di euro, cui ora il nuovo governo di Buenos Aires ha accettato di restituire in contanti il 150 per cento del capitale investito, per un controvalore di 1,35 miliardi.

 

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In realtà, la filiale argentina del Partito democratico tendeva a essere filo-Kirchner, in nome della solidarietà di sinistra. Macri e Renzi vantano da sempre buoni rapporti, sin da quando l’uno era jefe de gobierno della Città di Buenos Aires e l’altro era sindaco di Firenze. Inoltre, dagli ambienti vicini al governo, da tempo giungeva la voce su come a Palazzo Chigi e alla Farnesina si attendesse con impazienza che Cristina Kirchner passasse la mano. Per molti motivi. Innanzitutto, per porre fine all’immobilismo di una presidentessa che nei giorni dei Forum di Davos preferiva recarsi in pellegrinaggio dai fratelli Castro, e che bloccava ostinatamente ogni progresso nel negoziato tra Mercosur e Unione Europea. Ideologia a parte, il feroce protezionismo dei governi kirchneristi e la crisi economica avevano inferto all’interscambio italo-argentino un colpo quasi mortale, con le esportazioni tra i due paesi che erano crollate dal 22 al 4 per cento.

 

Ma anche la comunità italiana in Argentina, forte di almeno 900.000 passaporti, era da tempo in dissenso col governo kirchnerista. Nel 2013 il Comitato degli italiani all’estero, insieme con altre sigle del mondo tricolore, erano scesi in piazza per cercare di impedire che fosse spostato il monumento a Cristoforo Colombo, opera dello scultore fiorentino Arnaldo Zocchi che nel 1910, nel primo centenario dell’indipendenza, era stato posto davanti alla Casa Rosada. Un dono pagato dal governo di Roma e dalle collette dei nostri emigranti appunto per ricordare il contributo dell’Italia alla storia delle Americhe e che, in nome del terzomondismo, Cristina Kirchner aveva ordinato di sostituire con il monumento a Juana Azurduy, un’eroina dell’indipendenza argentina nata a Sucre, nell’attuale Bolivia, e dunque particolarmente cara a due alleati di Cristina come Hugo Chávez e Evo Morales. Pare che una delle prime cose che Macri stia per fare sia appunto rimettere al suo posto orginario la statua di Colombo, spostando Juana da un’altra parte: una soluzione che aveva proposto lo stesso jefe de gobierno di allora, sostenuto dalla comunità italo-argentina, cercando così di accontentare tutti. Ma Cristoforo Colombo è solo uno dei tanti motivi dell’attrito tra comunità italo-argentina e il governi kirchneristi. Un’altra rottura si raggiunse quando l’esecutivo decise di pagare le pensioni in arrivo dall’Italia in pesos, per giunta al cambio ufficiale, col risultato di decurtarne il valore del 40 per cento. Dopo aver tolto il cambio ufficiale tra peso e dollaro, Macri ha deciso ora di ripristinare il pagamento delle pensioni italiane in euro.

 

Ma nel pacchetto economico varato dal presidente argentino subito dopo il suo insediamento c’è anche la decisione di rimuovere le “retenciones”, le imposte all’export agricolo, salvo quelle alla soia, che però sono state ridotte dal 35 al 30 per cento. Nel primo Tavolo Italia-America Latina che è stato aperto alla Farnesina dopo l’elezione di Macri, si è spiegato come ciò, unito a una nuova politica più centrata sui consumi interni, dovrebbe favorire un boom dell’agrobusiness argentino e, allo stesso tempo, quello dell’export italiano di macchine agricole e industriali. Nei due giorni di visita, sull’agenda di Renzi è previsto anche un incontro con gli imprenditori. Altri appuntamenti saranno la riunione con la comunità italiana, la cerimonia di conferimento di un’onorificenza dall’assemblea di Buenos Aires, una lezione magistrale da tenere alla Facoltà di Scienze economiche dell’Università e il finale faccia a faccia tra Renzi e Macri. Un incontro, quest’ultimo, in cui si parlerà in particolare del possibile accordo commerciale tra Mercosur e Unione Europea, oltre che di investimenti nei settori dell’energia e dell’agroindustria. Sono previste anche le firme su alcuni trattati di cooperazione in campo culturale, e per l’ampliamento degli accordi esistenti in campo scientifico e tecnologico. 

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI MATTEO RENZI , MAURICIO MACRI , ARGENTINA , SUD AMERICA , CRISTINA KIRCHNER

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