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E' morto Antonin Scalia, il giudice che credeva in Dio, nel diavolo e nella Costituzione così com'è

E' stata una delle figure più importanti della storia della Corte suprema americana, e anche i detrattori delle sue simpatie conservatrici ammettono che ha cambiato la storia giuridica del paese con il suo modo testuale di interpretare il dettato costituzionale, accompagnato da uno stile caustico e arguto. Aveva 79 anni.

di Mattia Ferraresi | 14 Febbraio 2016 ore 01:02

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“Non sono mai stato il custode della mia eredità politica. Quando sarò morto, sarò felice in modo sublime oppure sarò terribilmente infelice”, diceva Antonin Scalia, parlando delle sue visioni controculturali, dell’inferno e del paradiso, di Dio e del Diavolo, nei quali credeva “come tutti i cattolici”, e nessun costituzionalista saprebbe pronunciarsi sulla felicità e l’infelicità di quest’uomo nel momento in cui sabato è morto, all’improvviso, durante una battuta di caccia alla quaglia nel ranch texano del multimiliardario John Poindexter. Aveva 79 anni.

 

Le cause della morte non sono state immediatamente chiarite, ma i suoi compagni di caccia hanno detto che venerdì sera non si sentiva bene, e sabato mattina non si è presentato a colazione. Lo hanno trovato a letto privo di coscienza. Dicono che a un certo punto un prete della diocesi di El Paso gli abbia impartito l’estrema unzione, cosa che deve aver fatto una certa differenza per questo cattolico di sensibilità tradizionalista, figlio di un siciliano e di una italoamericana cresciuto nel Queens, educato dai gesuiti, con nove figli usciti dalla “Vatican roulette”, uno dei quali è un sacerdote. 

 

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Le sue opinioni legali sono zeppe di attacchi di metodo all’attivismo politico dei suoi colleghi, travestito da imparzialità togata. Ironia per lui amara, la maggioranza della corte ha usato lo stesso emendamento per legalizzare il matrimonio gay, al quale lui si opponeva, sostenendo che “un sistema di governo che subordina il popolo a una commissione di nove giuristi non eletti non merita di essere chiamata democrazia”.  Era stato Ronald Reagan a nominarlo, nel 1986, e in poco tempo Nino, come lo chiamavano i colleghi, si è facilmente guadagnato il ruolo di giudice “outspoken” e con un vasto prontuario di immagini colorite da cui attingeva a piene mani per scrivere le sue motivazioni legali. Le sessioni orali non erano da meno. Rimane nella leggenda l’idea di spiegare l’incostituzionalità dell’Obamacare con i broccoli: sarebbe costituzionale se lo stato ci obbligasse a comprare broccoli? No? E allora perché può obbligarci a comprare una polizza assicurativa? L’uberconservatore disprezzato con abbondante ricorso al veleno dai suoi avversari liberal era lo stesso che portava a teatro Ruth Bader Ginsberg, che sta dall’altro lato dello spettro giudiziario e politico. 

 

Nemmeno il tempo di un requiem ed è partita la campagna dei calcoli e delle pressioni sulla nomina presidenziale. Il più celere fra i candidati alla presidenza a vergare una dichiarazione è stato Ted Cruz, che lo ha definito “uno dei più grandi giudici della storia” e subito dopo ha twittato la richiesta che sia “il prossimo presidente” a nominare il suo rimpiazzo. Lo stesso concetto ha espresso il leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ché spetta alla camera alta del Congresso confermare la nomina presidenziale.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI AMERICA , GIUSTIZIA , ANTONIN SCALIA , CONSERVATORI , COSTITUZIONE , CORTE SUPREMA AMERICANA

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