Un momento dell'inaugurazione della nuova scuola di Qalqilya

L'Onu apre una scuola in Cisgiordania con i soldi di un fondo che finanzia il terrorismo

Gabriele Carrer
L'Unrwa apre un istituto grazie all'aiuto dell'Al Quds Intifada Fund e dell'Al Aqsa Fund. Il primo sostiene le famiglie dei 'martiri' che combattono contro Israele, mentre il secondo punta a de-ebreizzare la città di Gerusalemme. No comment dall'Agenzia.

 

Aprire una scuola per ragazze in Cisgiordania con il contributo economico di un fondo che sostiene le famiglie dei terroristi palestinesi. Missione compiuta questo lunedì in quel della cittadina di Qalqilya dall'agenzia Onu UNRWA e dall'Al Aqsa Fund, un fondo controllato dall'Islamic Development Bank. Il direttore dell'UNRWA per le operazioni in Cisgiordaniana, Felipe Sanchez, ha dichiarato: “Questa scuola è un ulteriore esempio positivo degli investimenti continui dell'Agenzia allo scopo di estendere lo sviluppo umano e le opportunità per i rifugiati palestinesi. Un buon ambiente scolastico è un componente chiave per garantire ai bambini rifugiati un'istruzione di base di qualità, giusta ed inclusiva”. Sanchez si è poi soffermato sul “generoso contributo” del fondo dell'IDB, grazie al quale “l'UNRWA è stata in grado di costruire un ambiente scolastico nuovo, sicuro e stimolante”.

 

A fornire maggiori dettagli sul fondo e sulla banca ci ha pensato Munir Manneh, rappresentante della comunità locale. Fondato nel 2000, “ha fornito circa 650 milioni di dollari in aiuti al popolo palestinese. IDB è stata a lungo un partner prezioso dell'Agenzia e questa scuola, insieme a molti altri progetti sostenuti della banca in Cisgiordania, è un importante testimonianza del loro sostegno all'UNRWA”. Due milioni del fondo Al Aqsa sono serviti per “migliorare l'ambiente”, grazie a ristrutturazioni ed ampliamenti, per 1.047 ragazze a Qalqilya, si legge nel comunicato dell'agenzia Onu.

 

Mancano tuttavia alcuni dettagli non di poco conto. L'Islamic Development Bank ha fondato nel 2000, a pochi giorni dallo scoppio della Seconda Intifada, due fondi: l'Al Quds Intifada Fund e l'Al Aqsa Fund. Il primo “mira a fornire assistenza alle famiglie delle vittime e dei feriti e fornire assistenza sanitaria e servizi educativi ai bambini”, mentre il secondo si occupa di finanziare “progetti volti a preservare l'identità araba e islamica della città di Gerusalemme” e rendere forte ed indipendente l'economia palestinese di costruirsi, al riparo “dall'assedio israeliano”. Di conseguenza, il primo sostiene i terroristi, i cosiddetti martiri, che combattono contro Israele e le loro famiglie, mentre il secondo punta a de-ebreizzare la città di Gerusalemme.

 

Da tempo partner dell'organizzazione internazionale su vari progetti, la “banca del terrore” con sede in Arabia Saudita, nel 2007 ha acquisito lo status di osservatore all'assemblea Onu, nonostante alcuni report avessero evidenziato collegamenti con il terrorismo: forti sono infatti i legami con l'OLP ed Hamas, come dimostrano alcuni documenti delle ong Middle East Media Research Institute e Global Muslim Brotherhood Daily Watch.

 

[**Video_box_2**]Durante gli scontri dell'estate 2014, le strutture dell'UNRWA divennero depositi di armi e missili per i combattenti palestinesi. Alcune settimane fa si era accesa lo scontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, accusato di “incoraggiare il terrore”, per aver giustificato l'Intifada dei coltelli con la “frustrazione dei palestinesi” causata dall'occupazione israeliana, alla quale sarebbe “naturale resistere”. Lunedì è stata invece inaugurata la scuola per le giovani palestinesi grazie ai soldi di un fondo amico del terrorismo palestinese che tenta di sradicare l'ebraismo da Gerusalemme. Tutto sotto l'egida Onu, l'organizzazione internazionale che fa della sua indipendenza e terzietà una bandiera e una missione.

 

Sentito dal Foglio in merito alla buona e giusta educazione impartita alle nuove generazioni di palestinesi con i soldi di chi finanzia l'odio anti-israeliano ed antisemita, il direttore UNRWA per la Cisgiordania Felipe Sanchez si è trincerato dietro un “no comment”, indicandosi come il meno adatto a dare risposte a certe domande. Risposte che sembra aver già dato Ban Ki Moon pochi giorni fa.