Gli omosessuali votano a destra? Ingrati o schizofrenici, grida la gauche

Gli ultimi sondaggi pubblicati da Inrocks in Francia: il Centro di ricerche politiche di Sciences Po (Cevipof) mostra che il 32,45 per cento delle coppie omosessuali sposate ha votato per il partito di Marine Le Pen al primo turno delle regionali 2015. Per il Partito socialista questi risultati sono una “doccia fredda”.
Gli omosessuali votano a destra? Ingrati o schizofrenici, grida la gauche

Parigi. “Gli omosessuali sono degli ingrati?”. A porsi questa domanda dai toni molto poco soavi è il settimanale Inrocks, magazine di riferimento della gauche bòbò parigina, dopo aver letto un sondaggio che fotografa il voto dell’elettorato omosessuale francese alle ultime elezioni regionali. Il sondaggio in questione, intitolato “Les bénéficiaires du mariage pour tous votent-ils plus à gauche?”, è stato realizzato dal Centro di ricerche politiche di Sciences Po (Cevipof) e mostra che il 32,45 per cento delle coppie omosessuali sposate ha votato per il partito di Marine Le Pen al primo turno delle regionali 2015.

 

Le coppie gay che si sono potute sposare dopo l’approvazione nel 2013 della legge Taubira sul mariage pour tous, secondo quanto emerso dallo studio, hanno superato anche le coppie eterosessuali sposate nella percentuale di preferenze date al Fn: queste ultime si sono infatti fermate al 29,28 per cento. Se si includono anche le altre destre, Républicains (neogollisti), Udi (destra moderata), Debout la République (destra sovranista), e i centristi del Modem, la percentuale delle coppie gay e lesbo che hanno voltato le spalle alla gauche sale al 62,8 per cento.

 

Per il Partito socialista, scrive Inrocks, questi risultati sono una “doccia fredda”, perché mostrano che la legge sul mariage pour tous è stata controproducente e ha fatto paradossalmente precipitare il numero di omosessuali che vota a sinistra (prima della legge Taubira, secondo un sondaggio pubblicato nel 2012 sempre dal Cevipof, il 49,5 per cento si diceva “di sinistra” e solo il 19 simpatizzava per il Fn), nonostante i beneficiari del provvedimento fossero proprio loro. Ma il settimanale della gioventù punk-chic si spinge molto più in là nell’analisi dello studio sfornato da Sciences Po, arrivando a dire che quella dell’elettorato omosessuale o è “ingratitudine” o è “schizofrenia”, non c’è altra spiegazione. Perché gli omosessuali di Francia, che solo grazie alla gauche hanno potuto sposarsi, danno il loro voto a partiti che per la maggiore sono tutt’ora contrari alla legge Taubira? Contraddizione pazzotica per i benpensanti di Inrocks, risultati “sconfortanti” per il vicesindaco di Parigi, Bruno Juillard, omosessuale dichiarato. In realtà, invece di sorprendersi e accusare di alto tradimento coloro i quali hanno votato a destra, come fatto da Inrocks, c’era già chi, tre anni fa, aveva registrato la “droitisation” dell’elettorato omosessuale francese, andando a studiare i motivi profondi di questa virata. Quando nel 2012 Didier Lestrade, giornalista ed ex militante di Act-Up, raccontò il cambiamento di colore politico degli omosessuali di Francia in “Pourquoi les gays sont passés à droite”, venne sbeffeggiato da parte della sinistra e dai milieu Lgbt parigini, ma ora è arrivato il momento di togliersi qualche sassolino.

 

[**Video_box_2**]Sul suo profilo Twitter, Lestrade ha pubblicato i risultati dello studio del Cevipof scrivendo: “Gli Lgbt mi sbeffeggiavano quando ho pubblicato ‘Pourquoi les gays sont passés à droite’”. Tre anni dopo ecco le prove”. Il Figaro avanza un paragone con l’evoluzione dell’estrema destra “edonista-securitaria” verificatasi in Olanda con Pim Fortuyn, leader carismatico e icona gay della destra pop olandese, assassinato nel 2002 da un militante di estrema sinistra, e proseguita con il suo epigono Geert Wilders, presidente del Pvv (Partito per la Libertà), notoriamente favorevole ai matrimoni tra coppie omosessuali.

 

Se si guarda al Fn, il boom di adesioni è sicuramente legato all’ascesa della figura di Florian Philippot, vicepresidente del partito, ma anche all’arrivo di Sébastien Chenu, fondatore di Gay Lib, organizzazione Lgbt di destra. Se si guarda a sinistra, spiega al Figaro il politologo Laurent Bouvet, i risultati rappresentano il “fallimento della strategia Terranova (think tank progressista vicino al Ps, ndr), che aveva come programma un multiculturalismo normativo volto a concedere a ogni comunità dei diritti, i quali ora sono entrati in collisione gli uni con gli altri”.

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