A Tokyo una bomba non fa notizia, i panni sporchi si lavano in casa

Parlare di terrorismo non è mai facile, soprattutto se nelle ultime due settimane hai sponsorizzato il tuo paese come il più sicuro e fundamentalists-free di tutto il continente. E’ per questo che ieri mattina alle 10, a Tokyo, quando si è sentita un’esplosione provenire da un bagno dell’ingresso sud del santuario Yasukuni, nessuno ha parlato di un attentato. La notizia è stata rubricata dai media giapponesi a semplice cronaca. I titoli dei telegiornali sottolineavano il fatto che nessuno si fosse fatto male. Nel frattempo, però, sul luogo dell’esplosione la polizia mandava gli artificieri e un centinaio di Forze dell’ordine in più a presidiare la zona.
A Tokyo una bomba non fa notizia, i panni sporchi si lavano in casa
Parlare di terrorismo non è mai facile, soprattutto se nelle ultime due settimane hai sponsorizzato il tuo paese come il più sicuro e fundamentalists-free di tutto il continente. E’ per questo che ieri mattina alle 10, a Tokyo, quando si è sentita un’esplosione provenire da un bagno dell’ingresso sud del santuario Yasukuni, nessuno ha parlato di un attentato. La notizia è stata rubricata dai media giapponesi a semplice cronaca. I titoli dei telegiornali sottolineavano il fatto che nessuno si fosse fatto male. Nel frattempo, però, sul luogo dell’esplosione la polizia mandava gli artificieri e un centinaio di Forze dell’ordine in più a presidiare la zona. Secondo la Nhk, nel bagno vicino alla porta sud del santuario, la polizia avrebbe trovato un buco nel soffitto di 30 centimetri, cavi e batterie, lasciando supporre l’esistenza di un meccanismo di detonazione. Un uomo è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza uscire poco prima dell’esplosione dal bagno con un sacchetto di plastica. Le autorità hanno impedito ai bambini di partecipare alla cerimonia del giorno, che però si è svolta regolarmente. Ieri in Giappone era festa nazionale, la Ninamesai, la festa del ringraziamento del lavoro; ed era anche il weekend lungo della festa Shichi-Go-San (letteralmente sette-cinque-tre), un rituale scintoista di passaggio per i bambini dell’età corrispondente (una festa tradizionale, invisa ai progressisti e alla sinistra liberal). Martin Fackler, ex capo dell’ufficio di Tokyo del NYT, ha scritto ieri su Twitter: “La Jiji dice che la polizia sospetta che dietro l’attentato allo Yasukuni ci sia un ‘atto di guerriglia’. I media giapponesi non possono chiamare la violenza domestica ‘terrorismo’?”. Del resto lo Yasukuni è uno dei motivi principali di litigio tra Giappone, Cina e Corea, perché lì sono ricordati 2.466.532 caduti in guerra, comprese 14 persone classificate come criminali di classe A, condannate per “crimini contro la pace”. Negli anni lo Yasukuni è diventato il simbolo del nazionalismo giapponese, e non è nuovo ad atti violenti. Nel 2011 Liu Qiang, un cittadino cinese, tentò di dar fuoco a parte del santuario “contro il militarismo giapponese” e scappò a Seul. Quando la Corte di Tokyo ne chiese l’estradizione, la Corea la negò “perché l’uomo non avrebbe avuto un processo equo”.

Con le Olimpiadi del 2020 e il soft-power tutto orientato verso il turismo, il primo ministro Shinzo Abe cerca di minimizzare i problemi domestici e mostrarsi molto collaborativo con gli alleati occidentali. Se è vero che il Giappone è geograficamente poco esposto al terrorismo islamico, grazie anche alle ristrettissime regole sull’immigrazione, il nuovo ruolo che Abe ha dato all’esercito con le modifiche all’interpretazione dell’articolo 9 della Costituzione potrebbe cambiare le cose (e lo dimostra l’uccisione da parte dello Stato islamico di due cittadini giapponesi, più un’altra vittima uccisa in Bangladesh e rivendicata da un gruppo legato al jihad islamico). Durante una conferenza stampa all’Asean a Kuala Lumpur, Abe ha detto che dopo gli attentati di Parigi ha deciso di accelerare la creazione di un’unità speciale di intelligence antiterrorismo – senza però un ruolo attivo nella guerra di Washington contro lo Stato islamico. Ma c’è un particolare che ha fatto trasecolare gli analisti internazionali. Il giorno degli attentati a Parigi, il ministero degli Esteri di Tokyo ha pubblicato un post sul sito: assunzione di personale a tempo parziale (analisti ed esperti di terrorismo, al Qaida, Stato islamico, medio oriente, Africa, Sudest asiatico, ecc). Si cerca una persona, con cittadinanza giapponese, che lavori part-time, tre giorni a settimana, come consulente per il ministero, con un contratto temporaneo di due anni. A Tokyo, forse, sono un po’ troppo ottimisti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi