Angelina Jolie, il caso Halo Trust e il problema dei profughi

Vorrei segnalare una coincidenza, perché appena prima di leggere l’increscioso elenco dei benefici tratti da alcuni gestori del benefico Halo Trust avevo reincontrato a Erbil il mio amico e per tanti anni guida dei giornalisti venuti a raccapezzarci nel tragico ginepraio iracheno-siriano, Marzio Babille.
Angelina Jolie, il caso Halo Trust e il problema dei profughi

Ho letto ieri del famoso Halo Trust, finanziatissima fondazione per la “messa in sicurezza delle zone di guerra”, che Angelina Jolie ha lasciato (discretamente, già dallo scorso maggio) per gli scandalosi compensi intascati dai suoi titolari e dai loro consulenti. La signora Jolie può essere sospettata di farsi pubblicità attraverso l’impegno internazionale per i profughi; in realtà mette a frutto la propria enorme popolarità per una causa delle più degne, con una frequentazione costante e spesso coraggiosa di luoghi disgraziati.

 

Qui però vorrei segnalare una coincidenza, perché appena prima di leggere l’increscioso elenco dei benefici tratti da alcuni gestori del benefico Halo Trust avevo reincontrato a Erbil il mio amico e per tanti anni guida dei giornalisti venuti a raccapezzarci nel tragico ginepraio iracheno-siriano, Marzio Babille. Medico triestino responsabile fino a poco fa dell’Unicef per questa regione (ha lasciato al compimento dei suoi vigorosi sessant’anni), Babille era a Erbil, per perfezionare uno degli innumerevoli progetti ai quali continua a dedicarsi: l’ospitalità in Italia di dodici bambine e bambini yazidi gravemente ammalati, che non potrebbero essere curati qui, non per cattiva volontà o incuria, ma per l’inadeguatezza delle strutture. Babille ha personalmente visitato e “scelto” – se così si può dire, purtroppo scegliere vuol dire escludere – i bambini, ha coinvolto suoi amici e colleghi medici, ha ottenuto il sostegno di Serracchiani e della regione Friuli-Venezia Giulia, conta di trovarne altri, a partire dalla Toscana che è già attiva nella sanità anche in Kurdistan. Bene, di questo altra volta; ora volevo solo dire, sperando di non essere indiscreto con Marzio, che, a mia curiosa domanda, ha risposto di esser venuto qui di tasca sua. Spero che mi leggano a Halo Trust, e altrove: la persona più competente e appassionata a paci da ottenere e conservare, tragedie di profughi e rifugiati, epidemie, schiavismo sessuale e violenze sui minori, e tutte le altre sciagure che gli umani sanno provocare agli umani, usa il suo tempo libero per venire a sue spese in Kurdistan a fare un po’ di quello che gli sembra necessario.

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