Come si fanno affari con i virus, e quali equilibri cambiano nel Pacifico

Nel caso in cui foste ancora incerti se partire o no per le vostre vacanze in Corea del sud, a causa della diffusione del coronavirus Mers, tranquilli: Seul ha deciso di provvedere alle vostre spese assicurative
Come si fanno affari con i virus, e quali equilibri cambiano nel Pacifico

Crisi Mers. Nel caso in cui foste ancora incerti se partire o no per le vostre vacanze in Corea del sud, a causa della diffusione del coronavirus Mers (che provoca la sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus), tranquilli: Seul ha deciso di provvedere alle vostre spese assicurative, coprendo fino a 3 mila dollari in caso di infezione e 90 mila dollari in caso di morte per Mers. Gli ultimi numeri parlano di circa 162 contagi (in aumento), 6.508 persone in isolamento, 19 persone guarite, venti persone uccise dalla sindrome. Gran parte dei contagi è avvenuta nello sciccosissimo ospedale Samsung Medical Center di Gangnam, il quartiere ricco di Seul. La colpa è ricaduta sul presidente Park Geun-hye – che ha dovuto rinviare anche una sua visita a Washington (“Hanno paura che porti la Mers negli Stati Uniti”, dicono le malelingue). In un momento di panico collettivo, 2.500 scuole sono state chiuse, ed è dovuta intervenire l’Oms per farle riaprire.

 

Mascherine must have. Come nel caso del traghetto Sewol affondato, anche l’emergenza Mers colpisce prima di tutto l’economia sudcoreana. Si evitano i luoghi affollati, e in venti giorni d’emergenza in Corea del sud solo alcuni coraggiosi vanno al cinema, nei musei, continuano a usare i mezzi pubblici (-21,9 percento dal 31 di maggio). Al contrario, aumentano le vendite di farmaci antipiretici e di purificatori d’aria. Ma i grandi vincitori sono le case produttrici di mascherine. E’ una questione psicologica più che fisica, scriveva ieri il Time, visto che le mascherine più diffuse difendono ben poco. Eppure su Twitter è un diluvio di selfie di personaggi famosi, starlette e presentatori con mascherine nere, rosse, coi teschi e gattini pucciosi.

 

Sui media europei il panico da Mers non è ancora arrivato, nonostante il primo caso di decesso in Germania (un uomo di 65 anni che in febbraio era stato negli Emirati, morto per le complicazioni).

 

Dai virus ai batteri. Pyongyang ha accusato gli Stati Uniti di mandare in giro l’antrace contro la Corea del nord, e ha chiesto alle Nazioni unite di investigare sul caso. E’ successo che alla fine di maggio la Difesa americana ha ammesso di aver spedito per errore delle buste con dei campioni di Bacillus anthracis vivi. Tra i destinatari anche la base militare americana di Osan, in Corea del sud, dove 22 persone sono state messe in osservazione per essere venute in contatto col batterio.

 

Separati in casa. Il ministro degli Esteri di Seul, Yun Byung-se, sarà a Tokyo domenica per celebrare il 50esimo anniversario dei rapporti diplomatici tra i due paesi – che negli ultimi tre anni sono arrivati ai minimi storici. Visita particolarmente attesa, soprattutto se alla festa all’ambasciata sudcoreana lunedì parteciperà pure il primo ministro giapponese Shinzo Abe. In un’intervista al Nikkei l’ex primo ministro nipponico Yasuo Fukuda ha detto: “E’ accettabile avere un rapporto bilaterale così debole? Giappone e Corea del sud devono superare lo stallo attuale”.

 

Il rottamatore di Osaka. Così avevamo definito Toru Hashimoto, grande promessa della politica giapponese, ex avvocato della tv, giovane, bello, con idee tra il conservatore e il progressista, sindaco di Osaka finito alla politica nazionale. Ha fallito nella sua operazione politica (un referendum per accorpare alcune province), è dimissionario, e il suo partitino Ishin no To rischia di non sopravvivere se non accorpato a una coalizione. Per questo, durante un incontro notturno con il premier Abe, sembra che Hashimoto abbia deciso di appoggiarlo nella controversa legge costituzionale sulla revisione della Difesa giapponese (sulla quale Abe affronta l’opposizione interna del suo Partito liberal democratico).

 

Si protesta nel Pacifico. Okinawa può determinare i rapporti tra America e Giappone. In un’intervista ad Al Jazeera, l’ex primo ministro giapponese Yukio Hatoyama, che da sempre si oppone alla presenza delle basi militari americane nell’arcipelago, ha detto che l’attuale governatore Takeshi Onaga è dipinto come un corrotto e un populista solo perché sta cercando una soluzione da solo (ha viaggiato a Washington e accolto una delegazione americana). Per Jon Letman, giornalista indipendente delle Hawaii, che ha visitato Okinawa una settimana fa, “i motivi per cui la gente di Okinawa si oppone alle basi sono molti: il rumore, la criminalità, l’inquinamento, le violenze sessuali, l’impunità, gli incidenti stradali, e un affronto all’integrità territoriale di Okinawa. Ma c’è anche una ragione storica. Okinawa era il regno indipendente Ryukyu, assorbito nel 1870 dal Giappone e divenuta in seguito territorio di battaglia tra America e Tokyo nel 1945. La popolazione ha pagato un molto prezzo alto per una battaglia che non era nemmeno sua, durante la quale è morto un terzo degli abitanti. Quell’esperienza li resi fortemente contrari alla guerra e al militarismo, ma nonostante questo da settant’anni sono costretti a vivere in un’isola militarizzata. Okinawa rappresenta meno dell’1 per cento del territorio giapponese ma ospita quasi il 70 per cento di tutte le forze americane in Giappone. La gente di Okinawa è forte e determinata e stanca di essere calpestata da Washington e Tokyo, pressoché ignorata dalle istituzioni (e dai media)”.

 

La foto simbolo della promozione del Trans Pacific Partnership, l’accordo commerciale tra America e alcuni paesi del Pacifico che però stenta a decollare, è quella della first lady giapponese, Akie Abe, con l’ambasciatrice americana a Tokyo, Caroline Kennedy, armate di calosce, guanti e cappello a falda larga, ginocchia a terra in una risaia.

 

Si scappa tra le mine. Un soldato nordcoreano adolescente ha attraversato il confine con la Corea del sud, a piedi, attraverso la famigerata Zona demilitarizzata (DMZ), e i soldati sudcoreani si sono accorti di lui soltanto quando ha bussato alla porta di una postazione per chiedere lo status di rifugiato. E’ successo lunedì, e l’ultima volta che qualcuno aveva attraversato il confine con la Corea del sud era il 2012. Chi scappa dalla Corea del nord lo fa solitamente dal confine cinese oppure via mare, perché la DMZ è profonda quattro chilometri di territorio militare e minato lungo il 38° parallelo. Molto imbarazzo per il ministero della Difesa sudcoreano, accusato dall’opposizione di avere una gestione della DMZ inconsistente: e se il soldato fosse stato un attentatore?

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