La Cina si butta sul Pakistan, il Giappone resta con l’America. E l’Italia?

Polemiche radioattive. Se avessero voluto fare un attentato, forse non avrebbero piazzato l’adesivo con il simbolo “radioattivo” sul contenitore.
La Cina si butta sul Pakistan, il Giappone resta con l’America. E l’Italia?

Polemiche radioattive. Se avessero voluto fare un attentato, forse non avrebbero piazzato l’adesivo con il simbolo “radioattivo” sul contenitore. Sempre ammesso che il drone, trovato ieri mattina sull’eliporto posto sul tetto del Kantei, il palazzo del primo ministro giapponese, sia atterrato volontariamente lì. In ogni caso il piccolo veli, di quelli a quattro eliche e dotato di telecamera, è risultato positivo al cesio, ma in bassissime quantità. Più che riaprire l’annosa questione sul nucleare nipponico, il drone ha sollevato il problema della regolamentazione dei droni.

 

Un passo avanti, due indietro. Nella foto della stretta di mano fra il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping, scattata durante la conferenza afroasiatica di Bandung a Jakarta, i due leader sembrano rilassati e in sintonia. Questo nonostante il discorso di Abe che ha espresso “profondo rimorso” per quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, ma non ha pronunciato formalmente le sue scuse – attese soprattutto dai rappresentanti cinesi e sudcoreani. Dieci anni fa l’allora primo ministro Junichiro Koizumi, considerato il padre politico di Shinzo Abe, espresse le scuse formali.

 

Tutti vogliono Pechino/1. E’ un matrimonio perfetto quello tra Cina e Pakistan: non solo c’è l’India come fastidioso vicino comune, ma Pechino si porta in dote ben 45 miliardi di dollari da spendere per energia e infrastrutture in Pakistan. Spiega il New York Times che nemmeno l’America aveva mai speso tanti soldi per l’amicizia con Islamabad: “Un gesto che rende l’idea del declino americano nel paese”.

 

Tutti vogliono Pechino/2. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sarà in visita in Cina dal 27 al 29 aprile prossimi. Con il suo omologo cinese, Wang Yi, parteciperà alla sesta sessione congiunta del Comitato governativo Cina-Italia. All’inizio di aprile l’Italia è entrata ufficialmente tra i paesi fondatori della Asian Infrastrucuture Investment Bank (Aiib) e si aspetta una gigantesca partecipazione cinese all’Expo 2015 di Milano.

Questa è la settimana del salone dell’auto di Shanghai. Il mercato cinese dell’auto è il più importante del mondo, anche per i brand di lusso. I giganti della tecnologia, Alibaba e Tencent (WeChat), hanno annunciato che si butteranno pure sulle macchine. E per smentire il paradigma “donne e motori”, per il salone di Shanghai Pechino ha deciso di evitare le modelle avvenenti e gli spettacolini intorno alle auto.

 

Scandal alla coreana. Quello che sta succedendo alla Casa Blu di Seul è degno di una sceneggiatura hollywoodiana. Il primo ministro, Lee Wan-koo, ha offerto le sue dimissioni. Cosa è successo? Il ricco imprenditore Sung Wan-jong è stato trovato morto – apparentemente suicida – e nel biglietto d’addio ha scritto i nomi di quelli che aveva corrotto a suon di mazzette. Indovinate chi c’era in quella lista?

Il governo di Seul ha annunciato che inizierà le procedure per il recupero del relitto del traghetto Sewol, affondato un anno fa causando la morte di più di trecento persone.

 

Le occasioni perse. Dell’incontro tra Gentiloni e il suo omologo giapponese, Fumio Kishida, avvenuto a Lubeck il 14 aprile scorso durante il vertice tra i ministri degli Esteri del G7, non c’è traccia sui siti italiani. Ma il ministero nipponico, invece, ne racconta i dettagli: per quanto riguarda l’economia, Kishida ha evidenziato il grosso investimento in Finmeccanica da parte di Hitachi, Gentiloni ha detto che c’è spazio per altri investimenti, Kishida ha rimarcato l’importanza del Tpp (Trans pacific partnership) , Gentiloni ha convenuto, Kishida ha chiesto l’alleggerimento delle restrizioni sulle importazioni dei prodotti di Fukushima. Gentiloni ha menzionato la possibilità di una visita del primo ministro Matteo Renzi in Giappone, benvenuta da Kishida. Sipario.

 

Il Ttp è un accordo di libero scambio tra America e i paesi del Pacifico (tutti tranne la Cina), che sta molto a cuore a Washington e che influenzerà i rapporti diplomatici tra l’America e i suoi alleati, soprattutto il Giappone. In un’intervista al Wall Street Journal, Shinzo Abe ha detto che l’intesa è vicinissima e probabilmente verrà annunciata i primi giorni di maggio durante la visita del primo ministro dal presidente Barack Obama. “Il Tpp ha sempre avuto una dimensione geopolitica. Come spiegare altrimenti un accordo senza il più grande partner commerciale del Pacifico?”, dice al Foglio David Pilling del Financial Times, riferendosi alla Cina. “Se fosse stato puramente economico il Vietnam non sarebbe mai stato in grado di partecipare. In altre parole, il Tpp è visto da alcuni, se non da tutti, come una componente commerciale del pivot americano. Il fatto che la Cina sia esclusa, o almeno non ancora inclusa, è stato visto come un vantaggio dalla classe politica giapponese”. Del resto, spiega Pilling, il Giappone ha un “rapporto speciale” con gli Stati Uniti: “Si basa su Washington per la sua difesa. La capacità del Giappone di fare affari con la Cina, con la Russia, e anche la Corea del sud, è limitata dalle questioni storiche irrisolte. Possiamo vedere da incidenti come quello dell’Aiib che il Giappone e gli Stati Uniti continuano a vedere i loro interessi nel Pacifico come strettamente allineati. La Corea del sud (e anche l’Australia) ha aderito all’Aiib solo quando è stato chiaro che la Gran Bretagna e altri paesi si stavano unendo”. Il Giappone, invece, resiste ancora.

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