Per ogni paradiso fiscale (fino in Tibet) c'è un inferno di tasse

Dei 30 mila miliardi di dollari off-shore meno di un terzo può essere attribuito al crimine. Il resto è denaro pulito in fuga dal fisco considerato esoso 

Per ogni paradiso fiscale (fino in Tibet) c'è un inferno di tasse

Foto via Pixnio

Roma. C’è qualcosa di surreale nella periodicità con cui emergono scandali legati ai paradisi fiscali. Il più recente è Paradise Papers, due anni fa c’erano i Panama Papers, prima ancora LuxLeaks, e altri di cui ormai sfugge il nome. Altrettanto curiosa è la pervicacia con cui i governi di mezzo mondo si impegnano periodicamente nell’annuncio di azioni definitive per mettere fine ai paradisi, ma senza mai cavare il ragno dal buco. Il sistema off-shore, infatti, continua a godere di ottima...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • perturbabile

    11 Novembre 2017 - 23:11

    Un’altra volta, però, sarebbe interessante ci parlasse dell’inferno, un argomento che il Foglio non affronta mai. Ovvero della tassazione innaturale nei nostri paesi e dell’esperienza per cui tasse contenute si accompagnano a minore evasione (e forse a maggior gettito). Grazie.

    Report

    Rispondi

Servizi