Il balzello del viaggiatore puntella i comuni in dissesto

Nel decreto fiscale una tassa sui passeggeri di navi e aerei va in soccorso al deficit delle amministrazioni locali

Il balzello del viaggiatore puntella i comuni in dissesto

Foto LaPresse

Alla manutenzione delle infrastrutture urbane e ai conti dissestati delle città metropolitane potrebbero contribuire i passeggeri di aerei e navi, pagando una tassa di imbarco fino a due euro per tratta. Lo prevedono tre emendamenti al decreto fiscale molto simili tra loro, presentati da Pd, Ala e Fare, che dovranno essere esaminati in Senato. Al momento dell'acquisto del biglietto il passeggero potrebbe trovarsi a pagare due euro se parte da un aeroporto che si trova nel territorio della città metropolitana, un euro se lo scalo di partenza si trova in una regione che ha al suo interno almeno una città metropolitana. Secondo gli emendamenti, la riscossione sarà in carico dei gestori dei servizi aeroportuali. Nel primo caso questi verseranno la quota raccolta direttamente nelle casse delle città, nel secondo caso nelle casse dello stato, che ripartirà poi in seguito i proventi tra le città metropolitane di ogni regione. 

  

Come ha rilevato oggi il quotidiano Il Tempo, per il comune di Roma la misura potrebbe valere fino a 47 milioni di euro contando i passeggeri in partenza dagli aeroporti di Fiumicino e Ciampino in base ai dati del 2016. Un effetto forse non calcolato dai firmatari degli emendamenti, che con la loro proposta consegnano un bel regalo al sindaco 5 stelle di Roma, Virginia Raggi, anche presidente della città metropolitana. E se è vero che la Capitale è la città che più guadagnerebbe dell'approvazione della norma, anche per Milano sarebbe un affare: con i suoi due aeroporti, Malpensa e Linate, si parla di un tesoretto di circa 30 milioni di euro. La misura così com'è scritta riguarda quasi tutti gli aeroporti italiani, visto che coinvolge gli scali che si trovano in una regione con all'interno almeno una città metropolitana. Secondo le stime del Tempo si tratta di 36 aeroporti e di circa 164mila passeggeri. In pratica chiunque si trovi anche solo a fare scalo e ripartire da una di queste città pagherà una maggiorazione sul biglietto. Poi c'è il capitolo sui porti, su cui è più difficile fare stime perché manca il dato dei passeggeri. In questo caso le città coinvolte sono quelle dove approdano le grandi navi da crociera: Venezia (che potrebbe contare anche sui contributi dell'aeroporto), Napoli, Messina, Genova e Reggio Calabria. 

  

Se dal mondo portuale tutto tace, non sono invece mancati i commenti delle associazioni di settore aeroportuale che chiedono al governo di non approvare il provvedimento. La tassa, fanno notare dalla filiera del trasporto aereo, potrebbe aumentare il costo del biglietto fino a quattro euro a passeggero per un viaggio di andata e ritorno, rafforzando lo squilibrio competitivo a favore del trasporto ferroviario. Un balzello a carico dei clienti che si aggiungerebbe a quelli già esistenti e utilizzati spesso per scopi del tutto estranei al trasporto aereo, come in questo caso. I proventi sono infatti destinati per la maggior parte alla dotazione infrastrutturale delle città metropolitane, ma ogni comune ha la facoltà di scegliere se utilizzarli anche per la salvaguardia degli equilibri generali di bilancio. Solo il 15 per cento delle tasse raccolte negli aeroporti che non ricadono dentro le città metropolitane, quelli tassati di un euro a biglietto, andrà nelle casse dei comuni di appartenenza e potrà essere utilizzato per migliorare la funzionalità dell'infrastruttura stessa. 

 

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