Consob vs. Bankitalia, secondo round

Apponi e Barbagallo davanti alla commissione bicamerale d'inchiesta si accusano a vicenda di superficialità e scarsa collaborazione sul caso Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza

Consob vs. Bankitalia, secondo round

La presidenza della commissione bicamerale d'inchiesta (foto LaPresse)

Doveva essere un confronto all'americana, quello andato di scena oggi alla commissione bicamerale d'inchiesta sulla crisi del credito. Da una parte il dg della Consob, Angelo Apponi, dall'altra Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza di Banca d'Italia. Ma a sorpresa, il presidente Pier Ferdinando Casini ha annunciato che entrambe le parti sarebbero state ascoltate separatamente in forma testimoniale e sotto giuramento, come se si trovassero in un'aula di tribunale, per verificare quale delle due ha mentito o ha omesso qualcosa a proposito dell'inchiesta sulle banche. Durante l'intervento del dg della Consob, Barbagallo è stato fatto accomodare fuori dall'aula e Carlo Sibilai, deputato 5 stelle, ha persino chiesto al presidente Casini di fare sorvegliare il dirigente di Bankitalia da uomini della Guardia di Finanza nell'attesa della fine dell'intervento di Apponi. Una richiesta – rigettata da Casini – che testimonia il clima di tensione attorno alle audizioni della commissione bicamerale.

 

Apponi ha ribadito le accuse già formulate nella stessa sede la settimana scorsa. Lacune gravi, ha detto il dg della Consob, sono emerse nella condivisione delle informazioni con palazzo Koch tra il 2011 e il 2013 a proposito delle irregolarità nella vendita di azioni a prezzi gonfiati ai risparmiatori di Veneto Banca. Nel 2013, in prossimità dell'aumento di capitale dell'istituto veneto, la Banca d'Italia inviò una lettera alla Consob in cui si segnalava che l'operazione sarebbe stata "strumentale al perseguimento degli obiettivi del piano" dell'istituto di credito e "non escludeva eventuali acquisizioni che avessero avuto determinate caratteristiche", ha detto Apponi in commissione. "Non sembra che Bankitalia, che si dovrebbe occupare della stabilità della banca, ci segnali che c'è un problema di sofferenza". C'è invece "un piano d'acquisto e si dice che tutto si farà preservando i profili di liquidità e solidità patrimoniale del gruppo". In audizione la Consob ha anche accusato Bankitalia di non aver comunicato alcuna informazione sul prezzo delle azioni dell'aumento di capitale lanciato dagli istituti veneti. Al termine dell'ispezione del 2007 sulla Banca popolare di Vicenza, ha spiegato Apponi, "ci è stata trasmessa unicamente la parte che riguardava l'operatività in derivati otc e discuteva delle condizioni in cui veniva fatta operatività dei derivati nei confronti di alcuni operatori professionali''.

 

Poi, nel pomeriggio, è stata la volta di Barbagallo. Il vertice della Vigilanza di Bankitalia ha provato a difendersi dalle accuse di scarsa collaborazione con la Consob (ma i protocolli di collaborazione tra le due autorità sono "migliorabili", ha detto) e di superficialità nei controlli effettuati. "Gli esiti delle ispezioni li inviamo ma non tutti i verbali ispettivi – ha dichiarato in commissione – Non possiamo inondare la Consob con tutti i verbali. Per questo inviamo l'esito dell'ispezione quando riteniamo ci siano profili rilevanti per l'altra Autorità". Il capo della Vigilanza ha ammesso che la Banca d'Italia non inviò a Consob il rapporto dell'ispezione del 2008 sulla Popolare di Vicenza in cui si evidenziavano carenze nella definizione del prezzo delle azioni. Secondo Barbagallo, tra le cause della mancata comunicazione c'era la convinzione da parte dell'istituto di via Nazionale che "fossero problemi procedurali risolvibili". Ma le responsabilità sarebbero da dividere a metà tra le due parti, secondo Barbagallo: "Se Consob riteneva di non avere i mezzi per fare la verifica poteva chiedere a noi e non lo ha fatto". Dal nostro punto di vista, ha spiegato ancora il responsabile di Palazzo Koch, "i contenuti del documento ispettivo del 2013 erano più che sufficienti a fare scattare un warning, poi se l'Autorità non agisce... magari in ambito comitati tecnici c'è stato uno scambio ma io non siedo nei comitati tecnici".

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