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Airbus-Bombardier, colpo d'ala europeo

Ugo Bertone

L’alleanza lampo supera le barriere di Trump. Parigi s’intesta il merito

Milano. Una manovra lampo, di stampo (quasi) napoleonico. Lunedì, quando in Europa era già notte, il presidente di Airbus, Tom Enders, ad Amsterdam, e il suo collega canadese di Bombardier, Alain Bellemare, a Montréal, hanno annunciato in contemporanea la nuova, tanto inattesa quanto clamorosa, alleanza nei cieli.

  

Il colosso dell’aviazione franco-tedesco Airbus ha acquisito da Bombardier, il 50,01 per cento della C series Limited Aircraft, la società creata nel 2016 per evitare il fallimento delle attività degli aerei a medio raggio del programma della società canadese, un gruppo privato con una forte partecipazione pubblica. Al termine dell’operazione Airbus, che non effettuerà alcun esborso per il capitale ma si impegna a proseguire gli investimenti, avrà la maggioranza assoluta, affiancata dal governo del Québec con il 31 per cento e dalla famiglia Bombardier, poco meno del 19 per cento.

 

Grazie a questo intervento il gruppo canadese eviterà il tracollo che sembrava inevitabile dopo il colpo da KO di Washington portato a segno attraverso misure protezioniste. Su sollecitazione di Boeing, l’Amministrazione Trump aveva imposto dazi pari al 300 per cento del valore sui 75 aerei venduti dal concorrente di Montréal a Delta Airlines.

 

Una mossa aggressiva dal punto di vista politico, arrivata nel bel mezzo dell’impasse sulle trattative per il rinnovo del Nafta, l’accordo commerciale che appunto lega Stati Uniti, Canada e Messico. Ma soprattutto si trattava di un colpo fatale da cui Bombardier rischiava di non rimettersi: dal lancio nel 2013 l’aereo canadese aveva registrato solo 130 ordini e consegnato solo i primi 7 aerei della versione CS 100, accusando una perdita complessiva di 450 milioni di dollari canadesi. In questa cornice il ricorso di Boeing poteva essere il colpo fatale per le ambizioni del gruppo canadese cui non giovava il fatto che una buona parte degli apparecchi sarebbe stata prodotta a Mobile in Alabama, in ossequio alle pressioni di Donald Trump. Ma Boeing, da sempre impegnata in una battaglia a suon di ricorsi al Wto contro gli aiuti di Stato ad Airbus (che replica sostenendo che il colosso americano può contare su sostegni almeno analoghi) ha convinto Trump che la fabbrica di Mobile era nient’altro che il cavallo di Troia per consentire l’accesso della cinese Comac sul territorio americano. Airbus è stata abile nell’inserirsi, nel più assoluto riserbo, nel bel mezzo della crisi.

 

Grazie all’intervento del gruppo europeo la canadese Bombardier può tornare a respirare: le forniture a minore costo e la prospettiva di potere contare su una rete di vendita agguerrita a livello planetario permettono alla società del Québec di guardare al futuro con un certo ottimismo. Al contrario, Boeing ha reagito con manifesta rabbia: “Si tratta di un’intesa largamente criticabile – recita una nota dell’azienda – tra due aziende pubbliche fortemente sussidiate, in pieno dispregio delle recenti disposizioni del governo americano”.

 

A favore dell’intesa, però, dipendono le ricadute occupazionali, sia in Canada sia negli stessi Stati Uniti. Per non dimenticare l’aspetto britannico. Il fallimento della serie C di Bombardier avrebbe provocato la chiusura degli stabilimenti del gruppo canadese in Irlanda del Nord. Un brutto colpo per gli unionisti dell’Ulster, i principali alleati di Theresa May, costretta a chiedere (invano) clemenza a Trump. Ma anche un segnale negativo per Trump, a conferma che la linea dura in materia commerciale rischia soprattutto di compattare i concorrenti. E, di conseguenza, di offrire spazio alle ambizioni del presidente francese, Emmanuel Macron, deciso a coinvolgere l’alleato tedesco sul fronte dell’industria aeronautica, civile ma soprattutto militare. Il risultato è anche un parziale successo di Angela Merkel, che non fa mistero dell’irritazione per le “provocazioni” di Trump sul fronte dei dazi che minacciano di indebolire dalle fondamenta il Wto.

 

“Tutto ciò che consolida Airbus, tutto ciò che consolida l’industria aeronautica europea sta andando nella giusta direzione”, ha detto il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire. “Per difendere i nostri interessi, è essenziale che le nostre società europee e francesi si consolidino, e da questo punto di vista l’accordo tra Airbus e Bombardier è una buona notizia”.

 

Dal punto di vista tattico la mossa di Airbus rappresenta un’offensiva europea verso gli Stati Uniti. L’Europa non aveva ancora risposto direttamente e in questi termini ai colpi americani. A giugno il Congresso aveva approvato sanzioni all’indirizzo di società europee che finanziano o partecipano a progetti energetici in collaborazione con la Russia, come il gasdotto Nord Stream, caro ai tedeschi.

 

E così, anche se sia Bombardier sia Airbus hanno sostenuto che l’intesa è maturata nei mesi scorso, la sensazione è che abbia prevalso la volontà di reagire a caldo, attraverso due società a forte partecipazione pubblica, all’atteggiamento del presidente americano. Aspettiamo ora la reazione di Trump nel prosieguo di questa guerra commerciale transatlantica.

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