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Ilva: statalismo o liberismo?

Claudio Cerasa

Il problema stavolta non è la politica che si intromette ma il sindacato, incapace sia di governare i suoi iscritti sia di dialogare con i manager di un'azienda

Al direttore - Ho seguito Bersani, ministro dell’Industria, in decine e decine di crisi aziendali di grandissimi gruppi (Ilva, Olivetti, Fincantieri, Ansaldo ecc). Mai dico mai il governo si allontanò da un ruolo di parte terza e che lasciava, in primo luogo, alle parti il confronto sulle variabili di merito sindacale di un piano (salari, livelli occupazionali ecc). Mai quei governi si sostituirono al confronto tra le parti. Spesso quelle crisi si conclusero con accordi che comportavano sacrifici in cambio della salvezza dell'azienda. Su Ilva è successa una cosa sconcertante: è il governo che si sostituisce ai sindacati e delegittima un piano industriale prima di discuterlo. E di un management che ha salvato l’Ilva dal disastro imposto da altri. E non dal mercato. L'argomento del governo è che l'azienda avrebbe cambiato patti precedenti. E se pure fosse? Avrà avuto le sue ragioni. Chi è il governo per giudicare che no? Lasci dialogare le parti e, nel caso, medii con ragionevolezza e terzietà. Se il governo fa i piani industriali al posto delle aziende e delle parti sociali, allora ha ragione Landini: nazionalizziamo Ilva. E poi Alitalia. E poi Telecom… E non facciamo lezioni a Macron. Lui almeno non ha preteso di scrivere il piano di Fincantieri. Sconcertante! Quante Ilva ci costerà il lodo Pisapia? 

Umberto Minopoli

 

Temo, caro Umberto, che il problema stavolta non sia la politica che si intromette ma sia più il sindacato, incapace sia di governare i suoi iscritti sia di dialogare con i manager di un'azienda. Se un governo cerca di mettere d'accordo le parti, provando a far digerire anche alcuni sacrifici che non ci potranno non essere sul caso Ilva, non sta facendo il suo lavoro nel senso che sta facendo il lavoro che dovrebbe portare avanti il sindacato, che purtroppo in Italia è sempre più unfit. E' una forma di interventismo, dici tu. A me sembra una forma di liberismo pragmatico: intervenire oggi in modo soft (tavoli con l’azienda per mediare tra manager sindacati) per evitare di dovere intervenire in modo meno soft domani, quando i sindacati potrebbero far saltare non un tavolo ma un'intera azienda.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.