Consumi, redistribuzione o taglio delle tasse. A cosa serviva il Bonus 80 euro?

Istruzioni per l'uso degli strumenti acchiappa-consenso

Consumi, redistribuzione o taglio delle tasse. A cosa serviva il Bonus 80 euro?

Roma. “Il bonus da 80 euro ha avuto un significativo impatto economico”, dicono tre economisti della Banca d’Italia – Andrea Neri, Concetta Rondinelli e Filippo Scoccianti – autori di uno studio ora pubblicato nei working papers della Banca centrale europea. In realtà il paper sulla principale misura fiscale del governo Renzi (insieme alla decontribuzione legata al Jobs Act) non si occupa molto dell’impatto macroeconomico del bonus, ma dell’effetto sulla spesa delle famiglie italiane. La conclusione è che le famiglie che hanno percepito il bonus hanno aumentato i consumi. I dati sul 2014, primo anno della misura, dicono che le famiglie hanno speso tra il 50 e il 60 per cento del bonus, percentuale che sale all’80 per cento per le famiglie con redditi più bassi o minore disponibilità di liquidità. Più in dettaglio, le famiglie hanno incrementato i consumi alimentari e per i mezzi di trasporto rispettivamente di 22 e 33 euro al mese. Mentre in generale l’impatto della misura del governo è stato di 3,5 miliardi di maggiori consumi, ovvero il 40 per cento dell’aumento complessivo della spesa delle famiglie del 2014 è dovuto al bonus del governo.

 

I risultati dello studio non sono rivoluzionari, anzi sembrerebbero piuttosto banali, perché confermano semplicemente che se dai più soldi alle famiglie queste ne spendono una parte. Ma si tratta di dati comunque interessanti, intanto perché quantificano questa maggiore spesa in consumi e smentiscono quanti hanno sostenuto che il bonus non avrebbe avuto effetto sui consumi, ma anche perché permettono di fare un bilancio sul provvedimento. Ora che ci sono dei dati parziali sull’effetto del bonus, per valutarne l’efficacia, bisogna però chiedersi quali erano gli obiettivi del governo Renzi. E proprio questo aspetto, lo scopo dello sconto fiscale, ancora oggi non è molto chiaro. In alcune occasioni il “bonus 80 euro” è stato presentato come una misura per far aumentare i consumi, in altre come “la più grande opera di redistribuzione mai fatta in Italia” (quindi una forma di spesa pubblica, come infatti la classifica la Commissione europea), altre volte come un pezzo del “taglio delle tasse più sostanziale della storia”. E’ ovvio che alcune spiegazioni sono contraddittorie, ma in ogni caso il bonus non sembra adatto a raggiungere al meglio nessuno dei tre obiettivi.

 

Se lo scopo era quello di far incrementare i consumi, come mostrano gli stessi dati dello studio di Bankitalia, il modo migliore sarebbe stato quello di darlo – con uno strumento simile al reddito d’inclusione – gli incapienti e alle persone con un reddito basso (escluse dal bonus), che l’avrebbero speso integralmente. In questo modo il governo avrebbe perseguito meglio anche il secondo obiettivo, quello di fare una grande redistribuzione del reddito a favore dei più poveri. Lo studio ora ripubblicato dalla Bce infatti mostra che il 20 per cento delle famiglie con redditi più bassi ha ricevuto il 10 per cento della somma totale stanziata, mentre il 20 per cento con reddito più elevato ha ricevuto il 17 per cento. Peraltro si tratta delle stesse conclusioni a cui è giunta l’Istat (“Il bonus di 80 euro non è prioritariamente disegnato come misura anti-povertà. Sia la percentuale di famiglie beneficiarie, sia l’importo medio del beneficio nel quinto più povero sono inferiori rispetto a quelli dei quinti con redditi più elevati”).

 

Resta l’obiettivo della riduzione delle tasse. Anche in questo caso sarebbe stata preferibile una misura più universalistica come l’innalzamento della no tax area estesa a tutti i soggetti Irpef, che sarebbe stata migliore per almeno tre aspetti: avrebbe beneficiato tutti i contribuenti e non solo i lavoratori dipendenti, avrebbe evitato la noiosa restituzione del bonus per chi è uscito fuori dalle soglie (1,7 milioni di persone) e non avrebbe distorto la curva delle aliquote marginali Irpef che sono completamente impazzite in corrispondenza delle soglie di reddito fissate dal governo.

 

Naturalmente il “bonus 80 euro” aveva anche un obiettivo politico, ma l’efficacia elettorale della misura necessiterebbe di un altro tipo di valutazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    18 Settembre 2017 - 10:10

    Gli ottanta euro sono stati il biglietto da visita di Renzi. Dieci miliardi dati come mancia elettorale per non dire mancia di scambio. Gli stessi miliardi dati a sostegno delle imprese avrebbero dato occupazione e quindi salari e quindi consumi. Quel Renzi ci ha dato la misura dei limiti e quindi del resto. Fare ora queste alchimie di conto discredita chi le scrive e non salva chi le fece. Renzi puntò sulle elezioni europee tralasciando i numeri in Parlamento che lo inchiodavano nelle azioni di governo. Oggi assistiamo allo stesso scenario: non legge elettorale ma cercare di tornare al governo, lui o Gentiloni, attraverso una campagna elettorale dai toni bassi che possa permettete, dopo, di fare un governo fotocopia dei precedenti a partire da Berlusconi per arrivare se servisse alla scialuppa Alfano. Che cosa si potrà mai fare se questa è la logica politica che ci governa da trent'anni? Le mance sono finite perché sono finiti i soldi, le coalizioni pure perché le conosciamo. Quindi?

    Report

    Rispondi

  • Nambikwara

    Nambikwara

    17 Settembre 2017 - 10:10

    L'autoironia a loro insaputa: un esempio dell'ilarità che suscita la convinzione di essere seri. Speriamo finiscano presto queste zingarate preelettorali, cari Amici miei: del Foglio e della Banca naturalmente

    Report

    Rispondi

Servizi