Debunking pensionistico

Quante false notizie sulla vessazione dei pensionati italiani, che se la cavano

Debunking pensionistico

Sopprimere la riforma Fornero delle pensioni”. Arrivano le elezioni e riecco Maurizio Landini: appena mollata la segreteria della Fiom, anziché occuparsi dell’industria che ha ripreso a tirare, Landini si butta sul grande classico delle pensioni, in buona compagnia: dal fronte sovranista Lega-Fratelli d’Italia-M5s, alla gauche di Mdp. Mentre pare uscito dalla manovra 2018 il blocco dell’innalzamento di cinque mesi dell’età pensionabile chiesto da Susanna Camusso. Costerebbe 14 miliardi l’anno fino al 2021, e da lì a salire. Eppure se c’è una fake news che gira è proprio la “vessazione dei pensionati”. Vediamo. In Italia si va in pensione dopo tutti gli altri europei. Falso: se l’età legale di pensionamento sarà di 67 anni nel 2019, quella effettiva è stata nel 2016 di 61 anni e 9 mesi. Rispetto al 2009 un aumento di sette mesi.

 

In Germania si va effettivamente in pensione a 62,1 anni, in Spagna a 63, nel Regno Unito a 63,7, in Irlanda a 64,6. Solo in Francia si smette di lavorare a 60 anni. Due: le pensioni italiane sono le più basse rispetto all’ultimo stipendio. Falso: le pensioni Inps coprono il 73 per cento della retribuzione; in Germania lo stato garantisce il 46,2, in Francia il 55,4, in Irlanda e Giappone il 50 per cento. Tedeschi e francesi, per non parlare di inglesi e americani, integrano con polizze private: possono farlo perché, per esempio, in Germania i contributi previdenziali sono il 20 per cento della busta paga, divisi egualmente tra dipendenti e azienda. In Italia si arriva al 43 per cento (il 32 aziendale).

 

Ancora: Elsa Fornero è artefice del perfido collegamento tra età pensionabile e aspettativa di vita. Falso: il meccanismo è della (benemerita) riforma del 2010-2011 a firma di Maurizio Sacconi, all’epoca in Forza Italia. D’altra parte il centrodestra aveva già provato a riformare la previdenza, con Silvio Berlusconi nel 1994 (Romano Prodi riconobbe poi che aveva ragione) e con Roberto Maroni – Matteo Salvini non era ancora all’orizzonte della Lega – nel 2004, con lo “scalone” che innalzava di cinque anni l’età di pensionamento di anzianità. Norma abolita dal secondo governo Prodi su diktat di Rifondazione comunista. Le fake news si sprecano. La memoria corta pure. E queste ultime certo non sono delle grandi novità.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    14 Settembre 2017 - 10:10

    Un po' di tempo fa era apparsa una stima di Boeri, presidente INPS, su quanto sarebbe costato (ma in realtà sarebbero mancati risparmi, essendo la legge Fornero non ancora a regime) il blocco dell'età pensionabile a 67 anni: 141 miliardi da qui al 2035, quindi 141/17 = 8,3 miliardi l'anno. Pareva una cifra molto esagerata e ci furono molti articoli che la contestavano. Ora si apprende che il blocco costerebbe "14 miliardi l’anno fino al 2021, e da lì a salire", quindi rapportato al 2035 e tralasciando il "salire", 238 miliardi come minimo. Ragazzi, mettetevi d'accordo: ci sono quasi 100 miliardi di differenza (sarà l'inflazione che ha ripreso a correre?). Che credibilità ha chi pubblica queste nuove cifre (prese da chi o da dove non si sa) quando già erano considerate poco attendibili quelle fornite da Boeri?

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