La regola di Draghi

Il presidente della Bce parla di produttività, la politica blatera di pensioni

La regola di Draghi

Mario Draghi (foto LaPresse)

Nel suo discorso al simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole venerdì scorso, Mario Draghi ha parlato di come sostenere l’apertura in questa fase di crescita e dinamismo dell’economia globale. Anche se il presidente della Bce non ha dato indicazioni sulla fine dell’ombrello che la politica monetaria offre dal 2015 attraverso l’acquisto di titoli pubblici, il Quantitative easing, queste indicazioni sono comunque ancora più stringenti e fondamentali da ascoltare (ed eseguire, possibilmente) per capire come muoversi dopo il Qe. L’apertura dei mercati è stata criticata, ha spiegato Draghi, perché la dislocazione delle produzioni ha comportato la reazione avversa del protezionismo, o almeno di un ritorno di quell’idea.

 

Ma il momento è decisivo affinché il libero scambio non sia considerato la causa dei mali ma semmai una soluzione, se bilanciato in modo che nessuno rimanga indietro. Insomma, serve protezione e non protezionismo. “Per iniettare più dinamismo nell’economia globale dobbiamo aumentare la crescita potenziale [del pil], e per farlo visto l’invecchiamento delle società dobbiamo aumentare la crescita della produttività”. Draghi ha insistito durante la sua carriera all’Eurotower – e anche prima alla Banca d’Italia, sebbene in altri termini e con altri interlocutori – sulla necessità per i governi europei di intaccare debolezze strutturali. E’ un discorso con una prospettiva per ora molto distante da quella miope della politica italiana che, in vista della prossima legge di Bilancio, anziché cercare di recuperare produttività punta, come al solito, ad aumentare la spesa pensionistica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    29 Agosto 2017 - 11:11

    Bloccare l'adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita è una misura, a dir poco, scellerata. Con il passaggio al sistema contributivo (che dovrebbe in maniera più veloce rispetto a quella attuale essere applicato a tutti) la nozione stessa di età pensionabile perde significato: ognuno dovrebbe, in linea di massima, poter andare in pensione quando crede, senza limiti d'età generali, salvo manifesta incapacità a svolgere i propri compiti (da valutarsi caso per caso), con la pensione che ha maturato. Ciò vale in particolar modo per chi svolge attività intellettuale. Far largo ai giovani? E' una sciocchezza. In una società che cresce c'è posto per tutti e i giovani non dovrebbero essere in concorrenza con i più anziani per il posto di lavoro. Pensiamo piuttosto a non far pagare ai giovani le pensioni di chi si ritira dal lavoro troppo presto.

    Report

    Rispondi

  • Nambikwara

    Nambikwara

    29 Agosto 2017 - 08:08

    La politica e i politici dovrebbere leggere di più i commenti dei lettori del Foglio: su queto foglio digitale la produttività è stata l'argomento economico principale di lamentela; il Governo precedente e l'attuale (altro bonus, in progetto, per mettere la pezza alla fine dei "bonus" del job act in scadenza) la produttività è stata un optional.

    Report

    Rispondi

Servizi