La fine dell'ossessione per la pensione

Morando censura la prevalenza della previdenza sul lavoro giovanile. Era ora

La fine dell'ossessione per la pensione

I dati della crescita del pil sono una boccata di ossigeno per il ministero dell’Economia che deve varare la manovra di fine anno, ma alimentano anche le pressioni per una politica della spesa costruita più su prospettive elettorali che sull’esigenza di rafforzare la ripresa produttiva. Come sempre è la previdenza, il maggiore aggregato di spesa del bilancio pubblico a stimolare gli appetiti, un “tema stiracchiato per per ottenere voti”, Elsa Fornero dixit (Foglio 10 agosto). E’ in atto una campagna per disinnescare il meccanismo automatico che lega l’età del pensionamento all’andamento demografico: una proposta insidiosa, che pare volta solo a non determinare aumenti dell’età del pensionamento attuale, ma che in prospettiva avrebbe costi proibitivi e crescenti. Per questo il viceministro dell’Economia Enrico Morando ha censurato questo prevedibile assalto alla diligenza, e finalmente è un politico a farlo e non un organismo tecnico come la Ragioneria generale dello stato. “Sulla previdenza abbiamo varato un intervento molto significativo l’anno scorso – ha detto a Repubblica – sarebbe un errore scegliere ora come priorità la previdenza rispetto all’occupazione giovanile: purtroppo le risorse per tutto non ci sono”. Lavoro, non pensioni. Su questo si gioca la ripresa. Il sostegno all’occupazione giovanile ha un costo, in termini di minori entrate fiscali e contributive, ma ha una ricaduta produttiva: non è in controtendenza con la ripresa, lo sarebbero operazioni di pura spesa. Dare un indirizzo politico all’ultimo atto significativo del governo, sottraendosi a spinte demagogiche, avrebbe un effetto elettorale? Difficile dirlo, ma la capacità di impostare l’atto che precede le elezioni in base a priorità nazionali e non elettorali merita attenzione e sostegno.

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