S'avanza la tentazione di fare estinguere i carburanti fossili

Antonio Sileo

Quella insana volontà pentastellata di eliminare gli idrocarburi piace agli elettori 5 stelle? 

Roma. Desta un po’ di sconcerto l’ambizione del Parlamento di dibattere velocemente la messa al bando degli idrocarburi nei trasporti privati e pubblici in un orizzonte temporale non di una ma di oltre quattro legislature. Eppure accade. Le commissioni Lavori Pubblici e Ambiente del Senato hanno approvato la risoluzione sulla mobilità che prevede l'opportunità di valutare il divieto, in Italia, della commercializzazione degli autoveicoli e motoveicoli a combustibili fossili a partire dal 2040. L’idea ricalca una mozione presentata, il 13 luglio, alla Camera da una pattuglia di onorevoli del M5s per impegnare il governo ad assumere ogni utile iniziativa per vietare entro il 2030 – fate presto! – la commercializzazione di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina di origine fossile.

 

 

Proprio il programma energia, concludendo un’elaborazione durata due anni, inaugurato a gennaio scorso le discussioni e le votazioni, durate quattro mesi, sulla piattaforma Rousseau. Mentre il programma trasporti è stato discusso e votato, dopo esteri e lavoro. Lavori ampi che hanno visto coinvolti decine di esperti e più di 25.000 votanti. La mozione, infatti, non è antitetica rispetto a quanto votato nei programmi, però è certamente una decisione rilevantissima, epocale, su cui non si capisce perché non si dovrebbero consultare gli iscritti. Sono o no gli eletti Cinquestelle innanzi tutto portavoce dei cittadini? 

 

Anche perché gli autoveicoli – lo si studia alla patente – non solo soltanto le automobili, ma vanno dagli autobus agli autotreni, agli autoarticolati. Per i quali, oggi e nei prossimi anni, l’unica possibile alternativa al diesel è data dal gas naturale. Ma nella mozione si parla solo di mobilità elettrica. Ecco, soffermiamoci un attimo sulla mozione. Naturalmente, non si pretende che per scrivere di auto sia necessario essere ingegneri meccanici, né che gli assistenti parlamentari si astengano dalla tentazione di scopiazzare da internet. Tuttavia, scrivere che a ottobre 2016 il Parlamento tedesco ha discusso una risoluzione mirante a vietare, entro il 2030, la vendita di vetture alimentate da motori a combustione esterna non solo in Germania, ma in tutti i Paesi appartenenti all'Unione europea, dà la sensazione non solo di non capire molto di automobili (a combustione esterna sono il motore a vapore e quello Stirling, utilizzato nei sottomarini), ma anche di mancare dei fondamenti dell’ordinamento europeo, senza nulla togliere alla capacità tedesca di perorare le loro idee.

 

Proprio, il sapere di far parte dell’Unione europea, poi, dovrebbe consigliare che al di là dei tanti annunci nazionali, affastellati nella mozione, sia quella la sede dove affrontare la questione. Non fosse altro che vietare la vendita di auto diesel o benzina in Italia non impedirebbe l’acquisto delle stesse in Germania o in Spagna, specie con il mercato unico. Certamente, la ridda di dichiarazioni contro il motore endotermico (quello a combustione interna) ha portato ad una corsa ad abbassare l’asticella, come se davvero ci potesse essere una soluzione semplice e rapida ad un problema complesso, multidimensionale e sovranazionale. Se, ad esempio, i veicoli nuovi più o meno super ecologici del 2030 o 2040 non avranno un prezzo d’acquisto e costi di d’esercizio alla portata di molti, si aumenterebbe solamente il valore degli altri mezzi, quelli già in circolazione, quelli relativamente più inquinanti. Il nostro mercato dell’auto infatti è di sola sostituzione e nulla c’entra con India e Cina, ovviamente, citate nella mozione.

 

Tra qualche mese si tornerà a votare, e sarebbe bello che almeno su alcuni temi non la si buttasse troppo in caciara. La mobilità è uno di questi anche per gli impatti sociali che comporta. Come hanno dimostrato anche gli stessi elettori del Movimento che alla consultazione sul programma trasporti hanno votato (oltre il 95 per cento) contro un aumento progressivo delle accise. Quelli stessi elettori potrebbero non apprezzare affatto, ci sia consentita la metafora, un divieto che per risolvere il problema, grave, della depurazione dell’acqua impedisse l’utilizzo della carta igienica. 

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