Quello che i sindacati non vi diranno mai sulle pensioni

Allungamento della vita e calo della fertilità scaricano sui giovani il peso di chi esce dal mondo del lavoro

Quello che i sindacati non vi diranno mai sulle pensioni
Durante un recente viaggio in treno, mi è capitato di conversare con un signore seduto di fianco a me che mi aveva riconosciuto come “quello della spending review”. Si parlava di pensioni. “Ma si rende conto – mi diceva – io ho cinquant’anni e dovrò lavorare fino a 69 anni! Come si può pensare che uno possa essere ancora lì a lavorare fino alla soglia dei settant’anni? E la mia pensione sarà pure bassa! Eppure i contributi io li ho...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Agosto 2017 - 19:07

    La soluzione bisogna implorarla dalla divinità: il parto naturalmente e sempre gemellare, mantenendo la percentuale femmine, maschi nella proporzione ottimale. I nati raddoppierebbero. Ma gli effetti benefici andrebbero a regime tra 15 anni. E nel frattempo? Comunque la si rigiri il punto dolente è sempre nel "frattempo". Il macigno esistenziale/politico/sociale, è la sua gestione. Oddio, una divinità onnipotente, equa e solidale, potrebbe abbinare al parto gemellare la dipartita indolore degli ottantenni. Provvedimento da calibrare, ovviamente, a seconda delle varie realtà demografiche.

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  • albertoxmura

    02 Agosto 2017 - 17:05

    In Italia c'è chi è costretto ad andare in pensione dopo l'età a cui vorrebbe andare e chi è costretto ad andarci prima. L'una e l'altra delle due imposizioni è autoritaria, oltre che ingiusta. Se il sistema pensionistico fosse rigorosamente contributivo ognuno dovrebbe poter andare in pensione a qualsiasi età cominciasse a ritenersi (o essere oggettivamente) inadeguato per il lavoro che svolge. Con le leggi in vigore prima o poi il contributivo si applicherà a tutti. Nel frattempo, si dovrebbe senza indugio fare il ricalcolo delle pensioni in essere al di sopra di un certo reddito. Basta con la solfa dei diritti (alias privilegi) acquisiti. Non è tollerabile che vi siano persone che, a parità di contribuzione, abbiano redditi doppi o tripli di quelli di altri.

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