Il debito inizia a scendere

L’Eurostat segnala un’inversione di tendenza. Un’altra, piccola, buona notizia

Il debito inizia a scendere

Foto LaPresse

Dall’economia continuano ad arrivare notizie non travolgenti ma comunque incoraggianti. Nei giorni scorsi la Banca d’Italia aveva rivisto al rialzo le stime di crescita del pil, indicando un più 1,4 per cento per il 2017 (rispetto al precedente 0,9 per cento di gennaio) e un aumento dell’1,3 per cento nel 2018 e dell’1,2 per cento per il 2019, anno in cui l’Italia dovrebbe, finalmente, recuperare interamente il terreno perduto con la crisi del debito sovrano del 2011. Ci sono paesi in Europa che crescono molto di più, si può fare meglio e si dovrebbero fare riforme per agganciare la ripresa, ma si tratta di una buona notizia. Come sono positivi i dati sui crediti deteriorati, indicati sempre dalla Banca d’Italia, che segnalano un quadro in netto miglioramento con un flusso di nuovi deteriorati tornato ai livelli del 2008.

 

Ma c’è un’altra, piccola, buona notizia che aveva anticipato Marco Fortis sul Foglio del 2 giugno: il debito pubblico diminuisce, di poco, lo 0,1 per cento, ma ha iniziato la sua discesa. Lo ha certificato ieri l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, che nel suo bollettino ha indicato per il primo trimestre una riduzione tendenziale del rapporto debito/pil dal 134,8 per cento del 2016 al 134,7 per cento di quest’anno. Ancora una volta, la stabilizzazione del debito con una minima inversione di tendenza non può essere ritenuta sufficiente per un paese come l’Italia che ha il più alto debito dell’Eurozona in valore assoluto e il secondo in rapporto al pil, dietro soltanto alla Grecia, ma è comunque una nota positiva.

 

Ora tutte queste piccole buone notizie dovrebbero essere usate e sfruttate per fare un ulteriore passo avanti, approfittando di questa finestra temporale in cui sarà ancora aperto l’ombrello della Bce (grazie Draghi) per sostenere la crescita e abbattere in maniera sostanziale il debito. In che modo? Uno è lanciarsi nella campagna elettorale con proposte di maggiore deficit che dovrebbe, magicamente, dare una spinta alla crescita e un taglio al debito facendo tutti contenti. L’altro, in maniera più realistica, è proseguire sulla strada stretta del risanamento dei conti pubblici, delle riforme strutturali, dell’aumento della produttività, delle liberalizzazioni e del recupero di efficienza nel settore pubblico. E’ una strada forse più difficile, ma certamente meno pericolosa.

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