Non solo Aru: l’Italia è in maglia gialla anche per industria ed export

Guardare bene i dati: almeno i trimestri o, meglio ancora, l’evoluzione di quelli cumulati degli ultimi dodici mesi

Non solo Aru: l’Italia è in maglia gialla anche per industria ed export

Foto LaPresse

Negli ultimi giorni i dati di Istat ed Eurostat hanno mostrato segnali inequivocabili di ulteriore rafforzamento dell’economia italiana. Come il bravissimo Fabio Aru, abbiamo preso la maglia gialla anche nella competizione industriale e commerciale con i grandi paesi europei. Naturalmente sia il Tour de France sia il 2017 sono ancora entrambi lunghi e incerti. Ma per intanto godiamoci questi primati, che sono meritati.

 

A maggio la produzione industriale italiana è aumentata a parità di giorni lavorativi del 2,8 per cento rispetto a maggio del 2016: sicuramente un buon risultato. Ma non devono essere i dati mensili quelli su cui deve concentrarsi o eccitarsi la nostra attenzione. Spesso sui dati mensili (belli o brutti che siano) si fanno i titoli dei giornali ma le variabili economiche, nonostante le sofisticate procedure di stima, di mese in mese ballano come su una nave in tempesta. E spesso i dati preliminari vengono anche rettificati clamorosamente il mese dopo. Guardiamo allora su tempi più lunghi, allarghiamo la nostra visuale. Ad esempio .

 

Se approcciassimo la lettura della congiuntura con questa maggiore razionalità, senza cadere nelle fake news involontarie dello stress interpretativo da dati mensili, potremmo, in questo particolare momento, scoprire molte belle sorprese riguardo alla nostra economia, per ciò che concerne sia la produzione industriale sia l’export. Ad esempio, scopriremmo che, corretti i giorni di calendario, negli ultimi tre mesi disponibili (marzo-maggio 2017) la media della produzione industriale tedesca ha fatto registrare una notevole accelerazione tendenziale (+2,9 per cento) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma l’Italia è rimasta bene a ruota (+2,2 per cento), precedendo Francia (+2) e Spagna (+1,2). L’impennata della Germania deriva però anche dal fatto che nei mesi precedenti l’industria tedesca aveva attraversato un momento piuttosto fiacco.

 

Sicché se facessimo un ulteriore passo in avanti concettuale e metodologico misurando la produzione industriale media degli ultimi 12 mesi, corretta per il calendario, (giugno 2016-maggio 2017) rispetto ai 12 mesi precedenti (giugno 2015-maggio 2016), emergerebbe un quadro molto più chiaro, solido e significativo di ciò che sta realmente accadendo: infatti, l’Italia è nettamente prima per crescita tra i quattro maggiori paesi dell’euro con un bel +1,9 per cento, davanti alla Spagna (+1,5), alla Germania (+1,4) e alla Francia (+0,4). Questo primato italiano è tanto più significativo considerando che il nostro paese l’ha conseguito non soltanto con i suoi tradizionali settori della moda, dei mobili o del cibo-vino ma soprattutto con quelle produzioni hi-tech e medium-hi-tech che gli opinionisti à la page hanno sempre considerato il tassello mancante o debole della nostra specializzazione internazionale. I dati della produzione industriale media degli ultimi 12 mesi sono invece abbastanza sorprendenti e rovesciano questo luogo comune. Infatti, nella farmaceutica la Germania ha fatto registrare un brillante +4,1 per cento ma l’Italia segue staccata appena di una incollatura (+3,8). Nei mezzi di trasporto l’Italia cresce del 4,9, cioè più del doppio della Germania (+2,2). Lo stesso avviene nel vasto settore delle macchine e apparecchi, con l’Italia che fa registrare un considerevole aumento del 2,4, esattamente doppio rispetto a quello della Germania (+1,2).

  

Nel commercio estero i dati sono altrettanto significativi. A maggio 2017 la crescita tendenziale dell’export italiano in valore è stata addirittura scoppiettante rispetto a maggio 2016: +13,1 per cento in totale, di cui +12,6 verso i Paesi Ue e +13,9 verso i Paesi extra Ue. Ma anche in questo caso è importante non accontentarsi delle informazioni sui singoli dati mensili. Se vogliamo farci una idea più chiara, guardiamo perlomeno ai primi 5 mesi del 2017. Le nostre soddisfazioni, anche in questo caso, diventano più solide e significative. Infatti, secondo l’Eurostat l’export italiano è aumentato dell’8 per cento rispetto ai primi 5 mesi del 2016, cioè più di quello tedesco (+7 per cento) e francese (+4). Solo la Spagna (+11) ha fatto meglio dell’Italia ma sulla base di un volume di scambi assai inferiore a quello degli altri tre maggiori paesi dell’Eurozona. Nei primi 5 mesi del 2017, infatti, l’Italia ha esportato merci per 184 miliardi di euro, la Spagna solo per 119 miliardi. L’Italia ha avuto un surplus con l’estero di 15 miliardi di euro; la Spagna invece un deficit di 10.

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